Rugby World Cup 2019 – Le squadre: Italia

Per gli azzurri l’unica realtà possibile è il terzo posto, con due vittorie e due sconfitte. Ma il giudizio cambierà in base a come arriveranno

italia rugby 2019

ph. Ettore Griffoni

La Rugby World Cup 2019 dell’Italia è chiusa nel pronostico dal 10 maggio 2017, giorno del sorteggio per i gironi del torneo iridato. Ragionevolmente non esiste alcuna possibilità per gli azzurri di passare il turno, e forse anche superfluo parlarne ancora. Per quanto abbiamo visto negli ultimi tempi la squadra di Conor O’Shea, che andrà via nel 2020, può al massimo confermarsi come una buona/ottima squadra di seconda fascia, che nelle gerarchie mondiali si attesta più o meno allo stesso livello di Giappone e Fiji e al di sopra di Georgia, Stati Uniti, Samoa e Tonga.

Per questo, il probabilissimo terzo posto del girone non potrà essere visto né come un traguardo ragguardevole né come un fallimento, ma come la più assoluta normalità. Una normalità invero mediocre per ora, perché questa nazionale sotto la guida di O’Shea non è mai riuscita ad avere una crescita organica: è migliorato nelle tenuta fisica e atletica, ma ciascuna area del gioco ha vissuto degli alti e bassi, delle fasi di progresso alternate a delle piccole crisi. Nel complesso, staff tecnico e giocatori non sono mai riusciti a far prendere una direzione chiara e univoca al proprio progetto (posto che i problemi decennali dell’Italia non potevano essere risolti in un lustro, ma questo è chiaro).

Quando è andato bene l’attacco, è arrancata la difesa, o viceversa; quando la touche ha cominciato a funzionare, ecco che la mischia non è più riuscita ad avere voce in capitolo; quando l’Italia ha trovato maggiore velocità nell’uscita dai punti d’incontro, l’organizzazione offensiva o l’impatto fisico non sono mai stati davvero all’altezza (altre cose come il gioco al piede, per esempio, non hanno mai funzionato). E tutto questo non si è visto solo contro le grandi squadre del Sei Nazioni, ma anche nelle poche (troppo poche) occasioni in cui l’Italia ha fronteggiato le avversarie del suo livello.

Nell’ultimo quadriennio, il saldo delle otto partite giocate contro delle Tier 2 (esclusa la Russia, di livello troppo più basso) del resto è stato di cinque vittorie e tre sconfitte, un dato non così esaltante per una squadra che ambirebbe a essere considerata della fascia più alta.

Senza delle basi solide su cui poggiare, insomma, è di fatto impossibile puntare a qualcosa di più allettante. E se da una parte il sorteggio è stato particolarmente sfortunato, visto che All Blacks e Springboks sono forse le prime due squadre al mondo, dall’altra è stato anche benevolo, perché gli azzurri avrebbero potuto affrontare avversarie più scomode di Namibia e Canada come Fiji, Stati Uniti o Samoa.

Per ciascuno dei 31 azzurri, in ogni caso, sarà un’esperienza speciale come ogni Rugby World Cup: per Sergio Parisse, che toccherà quota cinque partecipazioni al pari di Brian Lima e Mauro Bergamasco; per lui, per Alessandro Zanni e Leonardo Ghiraldini sarà sicuramente l’ultima in maglia azzurra, mentre per ben 22 giocatori sarà l’esordio assoluto in Mondiale.

Ambizioni e obiettivi

L’Italia, come detto, non può legittimamente pretendere di arrivare ai quarti di finale, perché per ribaltare delle gerarchie – soprattutto nel rugby – non è sufficiente solo crederci fino in fondo.

Gli azzurri possono battere senza problemi Namibia e Canada con ottimo margine, e il primo obiettivo della Rugby World Cup sarà proprio quello di vincere 5-0 entrambe le partite, mostrando solidità e possibilmente un gioco corale di buon livello.

La valutazione complessiva sull’Italia, nonostante le partite proibitive, arriverà in ogni caso anche dopo le partite contro Springboks e All Blacks: se gli azzurri dovessero riuscire a contenere i danni in entrambe le sfide, allora sapremmo che questa squadra e molti di questi giocatori possono avere dei margini di miglioramento.

In caso contrario, dei punteggi pesanti non sarebbero una grande notizia: del resto, solo un anno fa la Nuova Zelanda ha vinto a Roma 3-66, mentre nel 2017 gli Springboks allora di Allister Coetzee (e quindi molto meno pericolosi degli attuali) vinsero 6-35 a Padova dominando fisicamente l’intero match.

Il calendario

La Rugby World Cup dell’Italia è divisa in due non solo per il livello delle avversarie, ma per l’appunto anche nel calendario. Nei primi cinque giorni del proprio Mondiale, gli azzurri affronteranno Namibia e Canada il 22 e il 26 settembre a Osaka e Fukuoka, città che distano poco più di 600 chilometri tra di loro.

Tutti i 31 giocatori della rosa saranno probabilmente utilizzati in queste due partite, visti i pochi giorni di riposo che intercorreranno tra le due partite: anche facendo un ampio turnover, il livello della squadra dovrebbe restare sufficientemente alto per vincere sia contro gli africani sia contro i nordamericani.

A quel punto, l’Italia avrà otto giorni prima di ciascuna delle restanti partite: per affrontare il Sudafrica, a Shizuoka, gli azzurri si sposteranno di oltre 800 chilometri, mentre per la sfida conclusiva contro la Nuova Zelanda a Toyota il trasferimento sarà solo di un centinaio di chilometri.

– Leggi anche: chi riposa di più alla Rugby World Cup 2019?

Giocatori da seguire

– Leggi anche: i 31 convocati dell’Italia

Il giocatore più forte della rosa azzurra è senza dubbio Jake Polledri. Fin dalla sua prima partita contro la Scozia, nel 2018, si era capito quanto potessero essere straordinarie le doti del terza linea anche a livello internazionale. Polledri è un ball carrier poderoso, con una forza smisurata quando decide di pestare sulle gambe a contatto, anche se placcato da più persone.

Polledri è anche uno dei pochi che fisicamente riesce a fare la differenza contro le grandi squadre: gli altri sono Braam Steyn, giocatore in enorme ascesa dall’autunno 2018 in avanti, e Sebastian Negri, dotato di una struttura davvero imponente. Vista la presenza di Parisse, l’ex Hartpury sembra essere quello destinato a partire dalla panchina e a entrare a partita in corso, anche se per l’Italia rinunciare a un giocatore come Negri potrebbe essere molto complicato.

Chi invece sa fare la differenza non per le sue doti fisiche, ma per la tecnica e l’abilità nell’eludere il contatto, è Federico Ruzza. Nell’ultimo Sei Nazioni il seconda linea del Benetton si è conquistato con merito il posto da titolare, che difficilmente lascerà nel giro dei prossimi anni. Un giocatore atipico per certi versi, ma di cui l’Italia – anche per questo – non si può privare.

C’è attesa per capire inoltre chi sarà il titolare della maglia numero 3: in lizza ci sono Ferrari, Pasquali e Riccioni, con quest’ultimo che è partito titolare in due Test Match su quattro in estate. Sarà lui, dopo aver esordito proprio il 10 agosto contro l’Irlanda, a prendersi già le luci della ribalta?

Sulla trequarti, i giocatori in grado di creare qualcosa dal nulla nell’Italia (o perlomeno in questa Italia) sono tre: Matteo Minozzi, che sta ancora cercando la forma migliore dopo l’infortunio, Michele Campagnaro, sempre costante nel rendimento in attacco e in difesa, e Jayden Hayward, che oltre a essere una sicurezza nella copertura del campo ha sempre grandi responsabilità nei contrattacchi palla in mano.

Scenari migliori e peggiori

Nello scenario migliore, l’Italia batte senza problemi sia Namibia sia Canada con un margine di minimo 25 punti, mostrando un’attitudine positiva e sprazzi di ottimo gioco collettivo.

Lasciati alle spalle i due impegni ravvicinati, gli azzurri possono prepararsi senza pressione alla sfida contro il Sudafrica, in cui a sorpresa gli uomini di Conor O’Shea tengono testa restando sempre a 10 punti di scarto durante tutto il match, ma senza mai avvicinarsi di più. Nel finale però gli Springboks allungano e chiudono sul +20.

Canovaccio simile contro gli All Blacks, ma per meno tempo: dopo quaranta minuti gagliardi, gli azzurri vanno fuori giri e i neozelandesi toccano quota 50 punti chiudendo così il Mondiale dell’Italia.

Anche nello scenario peggiore in assoluto, sembra difficile che l’Italia possa perdere contro Namibia e Canada. Se gli azzurri non dovessero essere nemmeno lontanamente convincenti, potrebbero mancare il punto di bonus contro una delle due squadre soffrendo fino all’ultima, ottenendo una vittoria un po’ più tranquilla nell’altra.

Contro Springboks e All Blacks, tuttavia, non c’è storia: contro entrambe le squadre l’Italia non riesce a segnare nemmeno una meta e non sfonda quota 10 punti, subendone invece un centinaio abbondante in due partite.

La storia dell’Italia nella Rugby World Cup

1987: terza nel girone (una vittoria)
1991: terza nel girone (una vittoria)
1995: terza nel girone (una vittoria)
1999: quarta nel girone (zero vittorie)
2003: quarta nel girone
2007: terza nel girone (due vittorie)
2011: terza nel girone (due vittorie)
2015: terza nel girone (due vittorie)

Le schede

Le schede delle squadre della RWC 2019

– Canada
– Uruguay
– Russia
– Tonga
– Samoa
– Georgia
– Namibia
– USA
– Sudafrica
– Nuova Zelanda
– Australia
– Inghilterra
– Fiji
– Galles
– Francia
– Irlanda
– Scozia
– Argentina
Giappone

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