Rugby World Cup 2019 – Le squadre: USA

Sembra la volta buona per gli Stati Uniti: dopo un decennio di promesse, finalmente la crescita

ph. Action Images

Qual è uno dei luoghi comuni che girano con maggiore frequenza ad Ovalia? Gli Stati Uniti hanno un grandissimo potenziale, potrebbero diventare un’ottima squadra.

Una prospettiva finora puntualmente disattesa dalle formazioni statunitensi, in particolar modo alla Rugby World Cup, dove sono sempre stati presenti, tranne che nel 1995, ma incapaci di racimolare nient’altro che 3 vittorie in 25 partite.

Nell’ultimo paio di anni, però, lo sviluppo del rugby in quella porzione di Nord America sembra aver imboccato una strada promettente: complice la creazione e la consistente crescita della Major League Rugby, primo campionato professionistico nazionale in grado di sopravvivere finora, e alla sempre maggiore presenza di giocatori statunitensi nelle leghe professionistiche europee, quella che si presenterà a Giappone 2019 sarà probabilmente la formazione USA più forte di sempre.

Una caratteristica, quest’ultima, che gli americani condividono con un’ampia porzione di squadre ma che, sfortunatamente, non porterà verosimilmente ad alcun risultato memorabile: troppo duro il girone che si trovano ad affrontare per poter ambire a qualcosa in più della quarta posizione e ad una vittoria contro Tonga nell’ultimo incontro a disposizione.

La squadra, per il momento, si sta facendo le ossa alla Pacific Nations Cup, dove si trova a giocare contro il Giappone per vincere il trofeo dopo aver vinto facilmente con il Canada e ottenuto una vittoria all’ultimo minuto contro Samoa.

Nella rosa allargata per quest’ultimo torneo prima della rassegna mondiale gli Stati Uniti annoverano tanti giocatori provenienti dai campionati inglesi e qualche elemento della forte squadra Sevens a rinforzare il pacchetto arretrato.

Ambizioni ed obiettivi

A giugno 2018 gli Stati Uniti hanno fatto il colpaccio: hanno battuto per la prima volta nella loro storia la Scozia, nazionale di prima fascia all’epoca sesta nel ranking mondiale.

La vittoria ha instillato legittima fiducia nel camp statunitense, e i buoni risultati della Pacific Nations Cup hanno aumentato tale percezione, a cui hanno contribuito le due posizioni scalate nel ranking. Sfortunatamente per loro, la situazione sembra destinata a rimanere percepita: la Scozia fu sorpresa a fine stagione, e al torneo in corso hanno ottenuto due successi contro squadre di livello pari o inferiore.

Alla Rugby World Cup, invece, se la dovranno vedere contro Inghilterra, Argentina e Francia, ognuna delle quali affamata di punti per riuscire a ottenere una qualificazione il più tranquilla possibile. L’obiettivo principale rimane quello di battere Tonga, avversaria comunque ostica, nell’ultima partita del loro torneo.

Il calendario

Gli Stati Uniti potranno essere l’arbitro del girone C. In particolare, un’imboscata alla Francia, che sembra la più debole delle tre big, potrebbe costare caro agli uomini di Brunel, anche se si trattasse solo di non ottenere un prezioso punto di bonus offensivo.

Gli americani incontreranno i Bleus alla seconda partita, il 2 ottobre a Fukuoka, dopo aver esordito contro una delle favorite alla vittoria finale, l’Inghilterra, il 26 settembre a Kobe.

Quindi sarà la volta di completare il trittico infernale affrontando i Pumas il 9 ottobre a Kumagaya. La quarta e decisiva sfida, contro Tonga, sarà di scena dopo appena 4 giorni a Osaka, dove arriveranno dopo un viaggio di 544 chilometri.

Giocatori da seguire

Il maggiore talento all’arco dell’head coach Gary Gold è il 29enne apertura dei Sale Shark AJ MacGinty, un numero 10 completo, dotato di una ottima visione di gioco e uno spiccato senso tattico, a cui si abbina un piede raffinato. MacGinty è la prima scelta di Sale, una delle squadre nobili della Premiership inglese, e tanto basta a dare idea del suo valore.

Fra i trequarti ci sono altri due nomi da annotare: il primo è quello di Paul Lasike, degli Harlequins, un numero 12 da 113 chili pronto ad aprire autostrade a suon di cariche in mezzo al campo; l’altro è quello del capitano Blaine Scully dei Cardiff Blues, un utility back esperto sia a livello internazionale (46 caps, maggior numero di presenze della rosa) che a livello di club, avendo giocato per oltre 6 stagioni in Europa, fra Inghilterra e Galles.

Nel pacchetto di mischia la quantità di talento a disposizione è inferiore. Da segnalare la terza linea classe 1996 di chiare discendenze sudafricane Hanco Germishuys. Non è solo il nome ad indicare la sua genealogia, ma anche lo stile di gioco del flanker dei Glendale Raptors. Infine, occhio all’esplosivo numero 2 Joe Taufete’e: ha segnato 20 mete in 22 presenze con la maglia degli Stati Uniti.

Scenari migliori e peggiori

Lo scenario migliore per questa squadra potrebbe essere quello di arrivare in buona forma al mondiale, mentre qualcuna delle tre big fatica ad ingranare nelle prime giornate. Una squadra come la Francia potrebbe incappare in una brutta giornata contro la fisicità di Team USA, e magari pagare caro.

Anche se non sembra davvero pronosticabile la sconfitta di una squadra di prima fascia ad opera di una chiaramente di quello che una volta si chiamava Tier 2, il match potrebbe davvero essere tirato fino alla fine. D’altronde la Francia ha una storia nota di inciampi mondiali: nel 2007 contro Tonga, tanto per dirne una.

Proprio gli isolani saranno la prova del nove del torneo statunitense: vincere significa accedere alla versione migliore dello scenario iridato, mentre la sconfitta significherebbe verosimilmente chiudere con 0 vittorie all’attivo per la quinta volta in 9 edizioni.

La storia degli Stati Uniti nella Rugby World Cup

1987: terzi nel girone
1991: quarti nel girone
1995: non qualificati
1999: quarti nel girone
2003: quarti nel girone
2007: quinti nel girone
2011: quarti nel girone
2015: quinti nel girone

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