Rugby World Cup 2019 – Le squadre: Uruguay

I Teros sono inseriti in un girone D che non lascia loro particolare spazio per sognare, ma sono una squadra in crescita

ph. Andrew Boyers/Action Images

L’Uruguay arriva alla Rugby World Cup 2019 con un percorso poco lineare negli ultimi mesi. Fino a metà giugno, i Teros – chiamati così per l’uccello dello stemma – sembravano essere in decisa crescita e in uno dei migliori momenti della propria storia recente, dopo che nel 2017 avevano toccato addirittura il 23esimo posto nel ranking mondiale.

Negli ultimi due anni gli uruguagi si sono tolti diverse soddisfazioni, con vittorie contro Romania (a Bucarest), Canada (più volte), Stati Uniti e Argentina XV. Quest’ultima è stata battuta anche di recente nella Nations Cup poi vinta dall’Uruguay, ma nello stesso mese di giugno sono arrivate anche due sconfitte con altrettanti punti interrogativi contro Namibia e Spagna, sempre in casa.

In particolare, contro la Spagna i Teros hanno subito 41 punti e sono stati dominati durante tutta la partita, senza mai riuscire a esprimere il proprio rugby. A questo punto, viene da chiedersi quale sia la vera nazionale uruguagia: quella capace di sconfiggere in trasferta una nazionale più quotata e incensata come gli Stati Uniti? Quella più autorevole vista contro Russia e Argentina XV, o quella sottotono e poco reattiva delle sconfitte inattese?

Alla squadra allenata da Esteban Meneses, in ogni caso, varrà la pena dare un’occhiata. Nonostante qualche scivolone, nel complesso la nazionale sembra essere messa meglio rispetto a quattro anni fa, anche se il girone è probabilmente il peggiore che potesse capitare a una squadra di quinta fascia. Gli uruguagi, in ogni caso, proveranno a mettersi in mostra per le buone qualità tecniche e atletiche dei propri trequarti, spesso protagonisti di contrattacchi interessanti e di pregevoli combinazioni ad alta velocità.


Un piccolo thread sui contrattacchi dell’Uruguay, con alcune pillole anche dalla squadra B.

Ipotizzando qualche comprensibile difficoltà nel mantenere lo stesso livello fisico di Australia, Galles, Fiji e Georgia, gli uruguagi dovranno necessariamente far pesare il più possibile le situazioni di gioco rotto e gli errori avversari.

La composizione della rosa è piuttosto varia: in dieci dei 34 pre-convocati hanno giocato nel campionato professionistico nordamericano, la Major League Rugby; un paio (il seconda linea Leindekar e il mediano di mischia Ormaechea) giocano nel Pro D2 francese, mentre Lamanna e Berchesi, entrambi passati anche dalla Serie A italiana, militano nelle serie inferiori di Inghilterra e Francia. Tutti gli altri giocano in patria o in Argentina, e sono 12 gli atleti reduci dalla Rugby World Cup 2015.

Ambizioni e obiettivi

Il girone D, quello dov’è inserito l’Uruguay, non dovrebbe lasciare alla squadra sudamericana particolari margini di manovra. Australia, Galles, Georgia e Fiji sono squadre ben attrezzate e potenzialmente tutte in corsa per raggiungere i quarti di finale.

Ai Teros non rimane altro che puntare tutto su un possibile upset contro la Georgia (anche se per caratteristiche gli uruguagi possono forse fare più male alle Fiji), ma in generale il vero, grande risultato della squadra è essersi qualificata alla fase finale del mondiale con relativa tranquillità. Da questo punto di partenza si muovono gli obiettivi del movimento uruguagio, che comunque ha importanti mire di crescita vista la stabile posizione di seconda forza dell’America Latina e, forse, anche dell’America tout court, visti i risultati recenti contro gli Stati Uniti.

Portare questo percorso di crescita alla RWC significa migliorare la prestazione offerta 4 anni fa, quando nel girone A (che anche allora peraltro vedeva Australia, Galles e Fiji nello stesso girone dei Teros) riuscirono a segnare appena 30 punti a fronte dei 226 subiti, segnando solo due mete alle Fiji e finendo con 0 punti portati a casa. Un miglioramento di questo score è l’obiettivo di Meneses e dei suoi in Giappone.

Il calendario

L’Uruguay, che proprio oggi ha iniziato la preparazione a Montevideo, debutterà alla Rugby World Cup il prossimo 25 settembre contro le Fiji a Kamaishi. Avrà solamente quattro giorni di riposo, quindi, prima di affrontare la Georgia. La gestione della rosa in queste prime due giornate sarà fondamentale: sono le partite dove l’Uruguay può sperare di portare a casa un punto di bonus, e avendo una profondità limitata il fatto di giocare a distanza di pochi giorni potrebbe incidere sulle prestazioni. Inoltre, il secondo turno si disputerà a Kumagaya, città a più di 500 chilometri rispetto al teatro della partita contro le Fiji.

La terza giornata si gioca 6 giorni dopo, contro l’Australia a Oita il 5 ottobre. Conclusione contro il Galles il 13 ottobre a Kumamoto.

Giocatori da seguire 

Santiago Arata è un mediano di mischia classe 1996 che dovrebbe far parlare di sé. A 22 anni ha già giocato 39 partite con l’Uruguay, di cui 25 da titolare. È un giocatore elettrico, rapido di gambe, di pensiero e di mani, con buona visione di gioco e ottimo fiuto della meta (ne ha già segnate 16 in nazionale). Ed è anche un placcatore molto efficace, nonostante la stazza ridotta.

Nel pack, che sembra ben equilibrato tra nomi esperti e giovani emergenti, non c’è Rodrigo Capo Ortega, la leggenda vivente del rugby uruguaiano. In seconda linea dovrebbe trovare tanto spazio quindi il classe 1997 Manuel Leindekar, che nell’ultimo anno ha collezionato 14 presenze da titolare ad Oyonnax, in Francia.

Scenari migliori e peggiori

Nel peggiore dei casi, la Rugby World Cup dell’Uruguay sarà solamente una replica della scorsa edizione, quando recitarono il ruolo di squadra materasso nel girone di ferro che era quello con Australia, Fiji, Galles e Inghilterra.

Fatalità vuole che tre di quelle squadre siano ancora oggi inserite nella stessa poule dei sudamericani, che non possono pensare di competere con squadre molto più attrezzate. E’ legittimo però aspettarsi un miglioramento rispetto al 2015, visto che oggi un buon numero di giocatori in rosa è professionista.

Nel più selvaggio dei sogni, l’Uruguay farebbe il colpaccio contro una Georgia malinconica, ma più realisticamente lo scenario migliore possibile è quello di una partita apertissima contro le Fiji che finisca con un risultato astronomico e con quattro mete marcate dai Teros, così da portarsi a casa l’agognato punto di bonus.

La storia dell’Uruguay nella Rugby World Cup

1987: non invitata
1991: non ha partecipato
1995: non qualificata
1999: terza nel girone (una vittoria)
2003: quarta nel girone (una vittoria)
2007: non qualificata
2011: non qualificata
2015: quinta nel girone

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