Formazione, rugby di base, Zebre e Top10. Intervista a Marzio Innocenti

Il presidente federale illustra i progetti per lo sviluppo del rugby di base e parla del futuro delle Zebre e del campionato nazionale

Marzio Innocenti : il posto dell'Italia nel Sei nazioni non è in discussione

Marzio Innocenti : il posto dell’Italia nel Sei nazioni non è in discussione – Ph. S. Pessina

Alla vigilia della trasferta in terra irlandese, per la terza giornata del Sei Nazioni 2022, il Presidente federale Marzio Innocenti, raggiunto da OnRugby, ha affrontato diversi temi caldi delle ultime settimane, tra fondi e progetti per lo sviluppo del rugby di base, futuro delle Zebre e Top10.

Nella giornata di giovedì, il board federale ha ufficializzato un progetto in connubio con la FIGC e il nuovo piano legato ai poli di sviluppo, parte di una più ampia serie di investimenti per quanto concerne il rugby di base.

“Abbiamo deciso di accantonare 4.600.000 € sul bilancio del 2021 in modo da utilizzarli per progetti strutturali sul rugby di base e su tutto quello che è formazione. La proposta iniziale era stata di un accantonamento simile, però il consigliere Fava l’aveva indicato come un finanziamento che sarebbe stato distribuito sulla base dei criteri utilizzati dal vecchio consiglio federale, dando cioè dei contributi economici ai club in base all’attività. Io ho fatto notare che i fondi potevano essere utilizzati solo con progetti strutturali altrimenti la proposta non sarebbe stata approvata dal consiglio. Così è stato e si è poi arrivati ai progetti di cui abbiamo dato comunicazione negli ultimi giorni”, esordisce Marzio Innocenti.

Qual è il filo conduttore di questi progetti?

“La spina dorsale di tutti i progetti è quello della formazione. Perché è attraverso la formazione che pensiamo ci sia la possibilità di far crescere i club e il movimento. L’esperienza dei CDFP e delle accademie ha delle sue positività importanti che vorremmo trasferire ai club quanto più possibile ma chiaramente questo metodo di lavoro richiede che anche i club si strutturino una certa maniera.

Avremo tre livelli di formazione. Un primo livello di base che è quello gestito dai cominciati regionali che agirà sui club meno strutturati per fornirgli strumenti formativi fondamentali. Quello intermedio è rappresentato dai 10 poli di formazione dei club più strutturati – che ci aspettiamo possano raggiungere rapidamente gli standard federali lavorando in sinergia con gli altri club del territorio e con le strutture FIR -, a cui si affiancano i due centri di formazione permanente di Roma e Milano. E poi l’altissimo livello che è quello delle due accademie under 23 associate a Treviso e Zebre” (che rappresenteranno un’altra voce di bilancio, n.d.r.).

Ci riassume come sono ripartiti gli investimenti?

Un milione destinato al progetto poli, un milione per l’impiantistica, un milione per il progetto ‘Rugby di base’ con la formazione gestita dai comitati regionali, 500mila a ‘Promozione e Sviluppo’ e 500mila per il progetto con FIGC . Oltre ai 600mila per il sud”.

Come partirà il progetto poli?

“Il progetto dei poli – fino a 10 in tutta Italia a pieno regime, anche se l’accantonamento prevede che non necessariamente tutti i fondi vengano investiti il primo anno – partirà coinvolgendo i club più strutturati.

A breve faremo alcune comunicazioni in tal senso. Alcuni poli li abbiamo già identificati, con altri stiamo parlando. In Toscana, ad esempio, dove abbiamo chiuso il CDFP, prevediamo ce ne saranno un paio e, probabilmente ce ne sarà uno anche a Milano dove abbiamo una grande densità di giocatori”.

Quali i requisiti perché funzioni? Si è pensato anche a chi non ne farà parte?

“Due requisiti fondamentali: il primo è che più club dello stesso territorio collaborino – lasciando da parte rivalità e campanilismo -, il secondo è che ci sia uno stretto rapporto con la struttura federale”.

Leggi anche: Come si articola il nuovo percorso formativo degli atleti, tra poli, cdfp e accademie legate alle franchigie?

L’intervista rilasciata al Midi Olympique ha fatto parecchio discutere sul tema Zebre…

“Io non ho mai detto che le Zebre sono inutili. Ho detto che la situazione in questo momento è un po’ complicata, nel senso che, a fronte di un grosso impegno, abbiamo anche delle necessità di un ritorno di giocatori e di risultati. Io ho la necessità che la franchigia sia strutturata anche economicamente in un certo modo per fare questo chi si affianca la Federazione deve avere un impegno pari al nostro.

Di sicuro, però, le Zebre restano a Parma fino al termine della prossima stagione, ed è giusto che la federazione lavori al meglio per loro. Il Presidente Dalai ha lavorato molto bene portando avanti un buon lavoro, le Zebre sono sane e per quanto mi risulta e hanno anche raccolto dal punto di vista delle sponsorizzazioni molto di più degli anni passati.Terrei anche a ribadire che anche dopo il 2023 è tutto da vedere se ci saranno eventuali spostamenti.”

Nel caso come funzionerebbe? Padova e/o altri hanno manifestato interesse concreto?

“Tre anni fa Petrarca ha mandato una lettera in federazione in cui manifestava la propria disponibilità a parlare di questa cosa, ne ho anche un’altra scritta da Rovigo. Ma ripeto, al momento non è affatto detto ci siano spostamenti. Solo nel caso in cui fosse necessario, la FIR – che dovrà però essere in accordo con Zebre attuali, sponsor e soprattutto consultarsi e coinvolgere il board di URC in quanto proprietario delle licenze ed il suo CEO Martin Anayi  – chiederà una manifestazione di interesse sulla base di precisi criteri economici e strutturali”.

A proposito di futuro e destinazione, come saranno quelli del Top10?

“Nel corso dei prossimi consigli federali, esamineremo collocazione e modalità del campionato domestico – che per noi è considerato parte concreta dell’alto livello -, in modo che sia il più funzionale possibile agli obiettivi di crescita del movimento, anche di nazionali e franchigie con cui deve integrarsi al meglio. Dal prossimo anno, sui finanziamenti alle singole squadre, ci saranno voci specifiche legate ad investimenti su tecnologia per garantire il TMO e Accademia”.

Ad esempio?

“Ogni team del Top10, infatti, avrà 50 dei 160mila euro di contributi necessariamente correlati allo sviluppo di una propria accademia interna, per formare i propri giocatori e dare anche un apporto al movimento. Accademie – a cui potranno aderire anche piccoli club limitrofi – in più rispetto ai poli, con cui formeremo una rete capillare di strutture per lo sviluppo della formazione nel paese.”

 

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