L’Australia pesca in Europa: rivista la regola Giteau

I Wallabies potranno selezionare un massimo di due giocatori militanti all’estero, indipendentemente dal numero di cap

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Australia – ph. Sebastiano Pessina

L’Australia modifica la regola Giteau e si prepara a convocare un paio di giocatori militanti all’estero.

La federazione ha acconsentito ad allentare le rigide norme interne sulla selezione dei Wallabies: fino a questo momento, infatti, poteva essere convocato in nazionale solamente chi militasse in Australia o, fra coloro impegnati all’estero, chi avesse già ottenuto almeno 60 caps.

Una norma realizzata quasi ad hoc per permettere a Matt Giteau di partecipare alla Rugby World Cup 2015 dopo il suo trasferimento a Tolone, e da quel momento nota a tutti come la Giteau Law, la regola Giteau.

Da ora in poi Dave Rennie potrà invece convocare fino a due giocatori militanti all’estero, indipendentemente dal numero di caps da loro accumulati.

Una revisione che sarà in vigore già dalla prossima finestra internazionale e che permetterà a tanti talenti australiani di sperare nella chiamata dalla madrepatria.

Fra i principali indiziati c’è Samu Kerevi, uno dei migliori fra i Wallabies nel 2019, attualmente in Giappone. Ma c’è anche il seconda linea di Tolosa Rory Arnold, il tallonatore dello Stade Français Tolu Latu, il gigantesco Will Skelton oggi a La Rochelle, l’apertura ex Ulster Christian Lealiifano e la possente ala dei Northampton Saints Taqele Naiyaravoro.

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Una grande opportunità per il nuovo head coach dell’Australia di alzare il livello di esperienza e talento di una squadra che si annuncia giovane e rinnovata. L’annuncio del gruppo allargato dei 46 che prepareranno il Rugby Championship dovrebbe arrivare domenica: “Prima di tutto è cruciale un riconoscimento per quei giocatori che attualmente danno un contributo quotidiano al rugby in Australia – ha detto Rennie – e questo si rifletterà certamente nella rosa che convocheremo per la finestra internazionale.”

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“Abbiamo adesso l’opportunità di selezionare uno o due giocatori militanti all’estero e non solo questi aggiungeranno esperienza al gruppo, ma aiuteranno anche lo sviluppo dei nostri giovani.”

“Stiamo comunque guardando anche al lungo termine: vogliamo riportare i nostri giocatori nel Super Rugby e in Australia, in particolare coloro che vogliono far parte dei Wallabies e stuzzicarli facendoli entrare di nuovo in contatto con l’ambiente è un ottimo modo di incoraggiarli a tornare.”

Intanto entro la settimana dovrebbe essere dissolta la coltre di incertezza sull’effettivo svolgimento del Rugby Championship: SANZAAR e le federazioni coinvolte decideranno se dare luce verde o meno al torneo entro venerdì.

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