Cinque motivi per seguire Zebre-Benetton

Protagonisti e aspetti su cui si puntano le luci della ribalta alla vigilia del secondo, anzi quarto, derby italiano

benetton rugby duvenage

Zebre-Benetton – ph. Ettore Griffoni

#1 – Andare alla ricerca del riscatto non è solo una missione del Benetton. La squadra biancoverde è sicuramente uscita non benissimo dal ritorno in campo, vedendo il Monigo espugnato dalle Zebre venerdì scorso, ed è attesa ad un ruggito nella prova d’appello di Parma. Tuttavia, a tutti e 46 gli interpreti della gara di domenica è legittimo chiedere di più: al di là di qualche buona prestazione dei singoli, la gara fra le due franchigie non è stata memorabile ed è impallidita al confronto di quella contro le squadre delle altre federazioni partecipanti al Pro14. Se l’aspetto del risultato ai fini del campionato, in queste due gare, è trascurabile un po’ per tutti, e si tratta più di un ritorno in campo in funzione delle attività autunnali delle nazionali, allora è il momento giusto per gli atleti italiani di dare un segnale in vista dei test di ottobre e novembre.

#2 – Leonard Krumov ha 24 anni e gioca da tre stagioni alle Zebre. Paradossalmente, il giovane di Sesto San Giovanni ha visto la sua presenza nella franchigia ducale ridursi anno dopo anno: 20 presenze, 12 da titolare, al primo anno; 13 e 7 nel 2018/2019; 10 e 2 nel corso dell’ultima stagione, che si chiuderà proprio domenica. Dopo gli 80 minuti della scorsa settimana nella preziosa vittoria di Treviso, sarà di nuovo in campo in seconda linea. A ciò si aggiunga la recente convocazione con la nazionale maggiore, ed ecco completato il quadro di un giocatore alla ricerca della sua definitiva maturazione. E’ il momento di seguirlo.

#3 – Era la domanda che in tanti si facevano dopo la notizia della firma di Antonio Rizzi con le Zebre e l’impiego di Carlo Canna a numero 12 in nazionale: avremmo visto il doppio play anche a Parma? La risposta è sì, e l’esperimento parte domenica. Rizzi ha chiuso la partita di venerdì scorso ed ottiene la prima da titolare contro la sua ex squadre. Canna ha dominato mentalmente la gara d’andata, risultando uno dei migliori in campo e dei più pronti al ritorno all’agonismo. Sono una strana coppia: due giocatori istintivamente offensivi, due accentratori di gioco, due che amano tenere la palla in mano. Vedremo se e come possano funzionare insieme: hanno i mezzi per farci divertire.

#4 – Gianmarco Lucchesi è salito su una catapulta e si è sparato ai piani più alti del rugby italiano. Rispetto agli altri 2000, il tallonatore biancoverde era un talento conosciuto solamente agli addetti ai lavori, vista la lunga assenza a cui lo aveva costretto un brutto infortunio alla caviglia nella prima partita del Sei Nazioni under 20 2019. Nel corso del 2020 è riuscito a recuperare il tempo perduto, catturando subito l’attenzione di tutti. Ha messo a frutto i minuti a sua disposizione la settimana scorsa, distinguendosi come ball carrier efficace nelle fasi conclusive del match. Ora ottiene la sua prima da titolare in Pro14 e si ritrova, complici gli infortuni, ad essere la seconda scelta a tallonatore della nazionale italiana, dietro capitan Bigi, quello che si troverà davanti domenica.

#5 – E’ un momento storico particolare. Sì, ok, in generale, ma qui si parla del rugby di casa nostra. Sono 10 i giocatori in campo, titolari o in panchina, che hanno partecipato alle due edizioni dei World Rugby under 20 Championship in cui gli Azzurrini hanno raggiunto il miglior risultato di sempre (8° posto), nel 2017 e nel 2018. Quattro gli ulteriori partecipanti all’edizione 2019 in Argentina, dove l’Italia è arrivata nona. Tre i classe 2000, un 2001 (Riccardo Favretto). Il rugby italiano non è mai stato così giovane.

Lorenzo Calamai

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