Slow Motion #31: corpo da panzer, mani di seta

Fra le tante marcature degne di note, abbiamo scelto la combinazione fra i fratelli Vunipola in veste di playmakers

Mako Vunipola Billy Vunipola rugby

ph. Reuters

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento.

Il fine settimana europeo ci ha lasciato a strusciarci gli occhi per la quantità di belle mete segnate su tutti i campi. Prima di addentrarci nel racconto della segnatura scelta per la nostra rubrica, attribuiamo dunque una menzione d’onore per: il conturbante offload di Viliame Mata in Tolone-Edinburgh; il lungo contrattacco di Castres nella meta della bandiera contro Exeter e, nella stessa partita, lo slalom gigante di Jack Nowell, quello delle giornate migliori; ancora per Exeter, una rapida spiegazione del perché Henry Slade dovrebbe essere il centro titolare dell’Inghilterra; la meta di Olivier Klemenczak che tiene vive le (vane) speranze del Racing 92 a Belfast, animata da uno stupendo passaggio piatto di Finn Russell e un doppio offload di Nakarawa e Claassen.

La meta che invece abbiamo scelto di celebrare è quella di Jackson Wray per i Saracens, che pone sostanzialmente fine alla resistenza del Lione e consente ai londinesi di qualificarsi con un turno di anticipo alla fase ad eliminazione diretta.

 

Una meta semplice nella sua pulizia ed efficacia, orchestrata dai fratelli Vunipola, di cui possiamo ammirare tutte le caratteristiche meno note. Né Billy prima né Mako poi, infatti, sono utilizzati come carri armati per far arretrare la difesa, anzi: nessuno dei due finisce nemmeno a contatto con un avversario e vestono idealmente i panni del mediano di mischia e della apertura.

Da una rimessa laterale sui 22 metri giocata a 6 uomini dai Saracens, Billy V è in posizione di ricevitore, inducendo la difesa a pensare ad un drive da parte degli avversari. Invece il numero 8, da poco tornato dall’ennesimo infortunio, si produce in un passaggio per la carica in mezzo al campo del proprio centro che non ha niente da invidiare al gesto tecnico di uno specialista.

Dopo la fase centrale, piuttosto rapida, si prosegue nel senso di gioco. Il fatto che il primo uomo in piedi sia Mako Vunipola induce i due avanti dal Lione a uscire piuttosto forte dalla linea: il numero 1 infatti va arrestato subito, prima che possa mettersi in moto e caricare efficacemente. Peccato che, come non tutti sanno, il pilone abbia anche mani di seta oltre che un corpo da bulldozer. 

Jackson Wray arriva dall’interno, seminascosto casualmente anche dalla corsa orizzontale di George Kruis, e viene servito con un passaggio tutto spinto con i polpastrelli raffinati di Mako. Difesa colta in fallo, e per Wray è tutto facile nell’arrivare fin oltre la linea.

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