Speciale RWC: Haka – storia, tradizione e significato, parte 2

Ka Mate Haka: il primo marchio degli All Blacks nel mondo

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

“Mi da molto fastidio quando il pubblico canta sopra la haka. Non credo ci sia bisogno di ridurre l’effetto haka, anzi mi esalta più di quanto esalti loro la maggior parte delle volte. Di solito prendo di mira uno di loro e lo guardo fisso negli occhi, nello stesso modo in cui lui guarda me. L’ultima volta Liam Messam ha guidato l’haka e lui dà una marcia un più, verso la realizzazione di ciò che sta per accadere prima e dopo il fischio d’inizio”

Tom Wood, England, terza linea

 

L’haka più famosa è sicuramente la “Ka Mate, Ka Mate” utilizzata da un gran numero di rappresentative nazionali, governative (e non) neozelandesi, così come da vari Kapa Haka Group. Di sicuro, la Ka Mate più conosciuta al mondo è quella eseguita dagli All Blacks prima di ogni test match.

L’origine di questa haka si fa risalire intorno al 1820 e la sua composizione è storicamente attribuita a due tribù (iwi), Ngati Toa e Ngati Tuwharetoa, entrambe coinvolte nell’episodio che dà origine alla Ka Mate.
L’autore delle liriche è Te Rauparaha, capo della iwi Ngati Toa che, in tempo di guerra, sfugge dagli avversari e viene aiutato a rifugiarsi in una buca nel giardino delle papate dolci, le kumera, dal capo della iwi di Tuwharetoa, Te Wharerangi. Quest’ultimo fa appostare sopra la buca la sua seconda moglie, Te Rangikoaea, in modo da nascondere Te Rauparanga dai suoi inseguitori. E qui inizia la Ka Mate. Mentre gli avversari si avvicinano scortati dalla loro guida spirituale, un Tohunga, Te Rauparaha intona “Ka Mate, Ka Mate” chiedendosi se appunto “sarà la morte, sarà la morte”. Quando i nemici superano il suo nascondiglio senza individuarlo (perché mai pensano di trovare un uomo sotto una donna), Te Rauparaha intona “Ka Ora, Ka Ora”, “ora è la vita, è la vita”. Una volta salvo, guarda e ringrazia la persona dai lunghi capelli sopra di lui “tenei te tangata puhuruhuru” che gli ha consentito di uscire dalla buca e tornare alla luce “nana nei i tiki mai whaka whiti te ra”. Un passo e poi un altro “Upane, Kaupane” finalmente arriva in cima verso la luce del sole “Whiti te ra! Hi!”.

 

L’haka Ka Mate ha una grande tradizione e un forte simbolismo per gli All Blacks. Viene associata alla nazionale neozelandese già nel 1888, quando i “New Zealand Natives”, guidati da Joseph Warbrick, andavano in tour in Europa; anche 1905, gli “Originals All Blacks”, in occasione della trasferta nel Vecchio Continente, eseguirono questa haka danzata.

Nonostante quasi cento anni di storia, video e fotografie, non è un segreto che i giocatori kiwi, sino al dopoguerra, non hanno avuto modo di apprezzare e soprattutto capire pienamente il vero significato della Ka Mate. Gli stessi Andy Dalton, Sir John Graham e Sir Colin Meads hanno spesso fatto riferimento a come non siano mai riusciti a entrare veramente nello spirito della haka, dal momento che nessuno gliene aveva insegnato o spiegato l’intensità. Ricordiamo che fino al 1986 l’esecuzione della Ka Mate era riservata solo ai test match fuori dal territorio neozelandese. Furono Wayne Buck Shelford e Hika Reid a cambiare le cose introducendola anche in quelli casalinghi, facendola diventare il simbolo di potenza, grandezza e prodezza All Blacks e maori. Buck Shelford, in particolare, è colui che ha ridisegnato l’haka e l’ha trasformata in ciò che possiamo oggi ammirare: “È sempre la stessa haka, la Ka Mate, ma in una nuova versione rispetto a quella che danzavamo prima. Ho voluto semplificarne i movimenti, renderla più facile per i giocatori pakeha (i bianchi, ndr) perché – sai – non hanno molto ritmo! Non sanno ballare. Quindi semplificarla, renderla più facile e dare una più chiara spiegazione di cosa l’haka rappresenta, cioè arricchire la squadra con il mana”. Mana è una parola Maori che significa onore, presenza, destino che ti forgia, fare tutto con il cuore e la passione e soprattutto il sapere che non ci si arrende mai, che si vinca o che si perda. Offrire l’haka, proporla al mondo prima di ogni partita, serve per far crescere mana negli All Blacks, per farli diventare grandi, forti, veloci e vincenti. Allora come oggi.

Un nota importante. L’haka Ka Mate che gli All Blacks presentano a ogni partita, è sì, una sfida che l’avversario deve raccogliere, ma soprattutto per gli attuali giocatori, è un passaggio, una benedizione, un’invocazione al passato, a coloro che la maglia l’hanno indossata onorandola con dolore e sacrificio prima di loro. L’esecuzione della Ka Mate è più a beneficio degli stessi All Blacks (un incoraggiamento e un’ispirazione) che non “un’avvertimento” per gli avversari che si trovano difronte.

 

Haka Ka Mate “The Invincibles” 1925

 

Haka Ka Mate 1973

 

Haka Ka Mate Buck Shelford 1987 circa

 

Haka Ka Mate Piri Weepu 2013

 

Melita Martorana

 

Leggi anche: Haka – storia, tradizione e significato, parte 1 

onrugby.it © riproduzione riservata
item-thumbnail

Cinque anni fa il miracolo di Brighton, quando il Giappone sconfisse il Sudafrica

La partita più incredibile nella storia dei Mondiali di rugby

19 Settembre 2020 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015
item-thumbnail

Sam Burgess: “Mike Ford ha sabotato Stuart Lancaster nel 2015”

L'ex nazionale inglese, tornato al rugby league, ha raccontato la sua esplosiva versione dei fatti sulla Rugby World Cup 2015

4 Giugno 2020 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015
item-thumbnail

OnRugby Relive: Inghilterra v Galles, Rugby World Cup 2015

A Twickenham il delitto perfetto ad opera di Dan Biggar e soci, commento speciale di Tom Shanklin e David Flatman

29 Maggio 2020 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015
item-thumbnail

OnRugby Relive: Georgia v Namibia, Rugby World Cup 2015

Rivivi l'intrigante sfida del Mondiale inglese

10 Maggio 2020 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015
item-thumbnail

Rugby World Cup 2015: polverizzati i numeri delle precedenti edizioni

Pubblicato il report sull'impatto economico degli ultimi Mondiali. E le cifre sono da record

24 Maggio 2016 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015
item-thumbnail

Joubert e la fuga dopo Scozia-Australia: l’ho fatto per tutelare il contesto, non me stesso

Il fischietto sudafricano torna sulla controversa uscita dal campo al termine del quarto di finale iridato

15 Aprile 2016 Rugby Mondiale / Rugby World Cup / RWC 2015