Speciale Rugby World Cup: le squadre – Inghilterra

L’analisi della nazionale della rosa nelle diverse edizioni della Coppa del Mondo

inghilterra alla RWC

L’Inghilterra può vantarsi di essere l’unica squadra europea ad aver interrotto il dominio dell’emisfero sud alla Coppa del Mondo. Il drop di Wilkinson che, nella finale del 2003 con l’Australia, valse il successo iridato, rappresenta una sorta di riscossa del vecchio continente, da allora mai più capace di conquistare la Webb Ellis Cup. Altre due volte gli uomini di Sua Maestà hanno accarezzato il Grande Successo, ma sia nel 1991 contro l’Australia sia nel 2007 con il Sudafrica il sogno si è interrotto in finale. Nel 1995 l’eliminazione è arrivata per mano degli All Blacks, mentre nelle tre restanti edizioni (1987, 1999 e 2011) la sconfitta è stata subita ai quarti, rispettivamente a opera di Galles, Sudafrica e Francia.

 

DIAMO I NUMERI: LA SQUADRA
Sul podio assoluto delle squadre che hanno superato i cento punti in un match iridato, l’Inghilterra si piazza al secondo posto avendo oltrepassato questo traguardo in ben due occasioni. Il 2 novembre 2003, a Brisbane, quando l’equipe (che poi avrebbe alzato il Trofeo) batté il malcapitato Uruguay per 111-13 (match che marca anche il record di mete, 17) e con Tonga, il 15 ottobre 1999, quando il quindici della rosa si “fermò” a 101 punti contro 10, con 13 mete segnate e 3 subite.
Il 14 settembre del 2007 è la data a cui risale la peggior sconfitta, il giorno in cui l’Inghilterra uscì dal campo dello Stade de France battuta, nel pool match, dal Sudafrica per 36-0. Le due squadre si ritrovarono poi in finale e a imporsi, anche se non così largamente (6-15), furono di nuovo gli Springboks.
Nel computo complessivo delle partite disputate il bilancio inglese è saldamente in positivo: su 40 match giocati, le vittorie sono 29 e le sconfitte 11. I punti subiti sono 633, quelli messi a segno quasi il doppio (1.246).

 

DIAMO I NUMERI: I GIOCATORI 
Per quanto riguarda le presenze iridate, al primo posto troviamo il pilone leggenda Jason Leonard che, tra il 1991 e il 2003, ha indossato la maglia della nazionale inglese 22 volte (ma attenzione, questo non è l’unico motivo per cui sentirete parlare di lui). Sul secondo gradino del podio, a quota 19 partecipazioni, troviamo ex aequo Johnny Wilkinson e Michael Catt.
Sir Johnny è anche il secondo giocatore inglese più giovane ad aver partecipato ai Mondiali: è sceso in campo il 2 ottobre 1999 a Twickenham, proprio contro l’Italia, all’età di 20 anni e 130 giorni; la prima piazza spetta a Manu Tuilagi che esordì a 20 anni e 115 giorni nel match contro l’Argentina il 10 settembre 2011 a Dunedin (NZ).
Se parliamo di punti messi a segno, non ce n’è per nessuno. Nelle sue 19 partite iridate, Wilkinson ha messo a segno 277 punti (quasi 15 a partita), 272 dei quali arrivati dal piede (58 punizioni, 28 conversioni e 14 drop). Inutile dire quali sono stati i tre punti più famosi della sua carriera, per chi volesse rivivere le emozioni di quella finale:

 

 

JASON LEONARD, GENIO E SREGOLATEZZA
Jason Leonard, dicevamo… 114 caps con l’Inghilterra (di cui 102 da titolare), 4 Coppe del Mondo (edizioni dal 1991 al 2003), 5 presenze con i British&Irish Lions, 16 stagioni in Premiership con la maglia dei Saracens (dal 1988 al 1990) e con quella degli Harlequines (dal 1990 al 2004). Nel suo palmares risplendono il titolo mondiale del 2003 e quattro Grandi Slam. Basterebbero queste cifre per inquadrare l’importanza di Leonard non solo nella storia del rugby d’oltre Manica, in quella di sempre, non a caso è uno dei quattro giocatori inglesi a figurare nella International Rugby Hall of Fame. Ma il pilone britannico non deve la sua fama solo ai successi sportivi… Jason Leonard, “fuori classe” e idolo delle folle, è uno di quei giocatori divenuti leggenda anche per le sue “gesta” fuori dal campo.

Coppa del Mondo 1995, non si è ancora in pieno professionismo, ma le squadre iniziano a dotarsi di staff qualificati che disciplinano la vita degli atleti secondo regole ben precise. Il team inglese vieta ai giocatori di uscire dopo cena (si sa che convivialità, birra e tirar tardi son tutte cose molto apprezzate da chi apprezza il rugby – e non solo – che, però, mal si conciliano con le fatiche sportive di una nazionale impegnata nella Massima Competizione). Qualcuno trasgredisce. Coach Jack Rowell scoperto il “fattaccio” mette la squadra spalle al muro e insiste per sapere chi è stato. Nessuno parla, ma qualche sguardo di troppo tradisce Leonard. A quel punto, senza perdersi d’animo, il pilone oppone una ferma difesa: “Come posso essere stato io? Non sono tornato prima delle sei…”.
Mondiale 1999, la tecnologia ha cominciato a farsi largo e lo staff della nazionale inglese, sicuramente all’avanguardia, utilizza anche l’e-mail per comunicare con i giocatori. Naturalmente, gli atleti vengono edotti su come connettersi alla rete, ma anche su come disconnettersi una volta scaricata la posta. Peccato che qualcuno non stia attento, manco a dirlo fra questi c’è Leonard… Così, una volta collegato alla rete dell’hotel il PC rimase connesso per giorni e giorni… Risultato? Migliaia di sterline addebitate alla federazione inglese!
Nel 2003 il 15 della rosa dei Lancaster trionfa alla Coppa del Mondo. Quale migliore occasione per darsi ai festeggiamenti e concedersi “una” pinta in più. Dopo alcuni giorni di celebrazioni e party, la squadra fa rientro a casa. Ai più, l’idea di una giornata di viaggio deve essere apparsa come l’occasione giusta per recuperare un po’ di sonno arretrato e, c’è da giurarci, farsi passare il mal di testa. Ai più, ma non a Leonard! Prima ancora che l’aereo decollasse, il “vecchio” Jason, tutt’altro che affaticato dallo sforzo di reggere in mano una pinta, si fa una bella birra. Racconta Josh Lewis – suo compagno di squadra – che non appena scoprì di doversi sedere vicino a Leonard non esitò a mettergli tre pastiglie di Zoplicone nel bicchiere. Evidentemente l’unico modo per stroncare la sua inappagabile sete.
Un altro piccolo aneddoto legato a quel viaggio di ritorno dalla lontana Australia è quello di cui è protagonista Matt Dawson. Durante i controlli pre-imbarco il mediano di mischia fece suonare diverse volte il metal detector. L’addetto alla sicurezza dell’aeroporto di Sidney non capiva cosa facesse reagire l’apparecchio, fino a che Dawson, fresco fresco, tirò fuori dal taschino la medaglia vinta poche sere prima nella finale contro i Wallabies e se ne uscì con un: “Ah già, deve essere questa”.

 

GAFFE REGALI
Dopo la vittoria del 2003, squadra e staff tecnico furono invitati a Buckingham Palace per un tè celebrativo al cospetto di Sua Maestà la Regina.
Quando il tallonatore Mark Regan fece il suo ingresso nella grande sala venne accolto, al pari dei suoi compagni, da uno zelante e regale inserviente che porgendo la teiera gli chiese: “Earl Grey?”, “Ehm, no. Mark Regan, dei Leeds Tykes”, gli risponde il giocatore.

 

Roberto Avesani

 

Scopri le altre squadre del Torneo sino ad ora pubblicate: Nuova Zelanda – Italia – Argentina – Australia – Galles – Francia – Irlanda – Scozia – Sudafrica – Samoa – Fiji – Romania, Costa d’Avorio, Georgia e Giappone

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