Sei Nazioni 2023: lo stato dell’arte di Irlanda, Francia, Scozia, Inghilterra e Galles

La fotografia delle altre squadre dopo 5 turni di partite ad alta intensità

James Lowe, giocatore chiave per l’Irlanda

I festeggiamenti dell’Aviva Stadium di Dublino hanno concluso un Sei Nazioni 2023 dominato dall’Irlanda. Come di consueto il torneo ha regalato grandi momenti di rugby, finendo come da pronostico con le migliori squadre del mondo in testa alla classifica.

Sotto di loro è emersa una Scozia meno altalenante del recente passato, ma ancora acerba per puntare al titolo assoluto. Niente da fare per l’Inghilterra, la squadra di Steve Borthwick è ancora in modalità ‘lavori in corso’.

Il fondo della classifica è occupato da Galles e Italia. Il ritorno di Gatland alla guida dei Dragoni ha smosso una situazione stantia, mentre gli Azzurri hanno fallito l’esame di maturità all’interno di un mese e mezzo di partite comunque affrontate al massimo.

A sei mesi dalla Coppa del Mondo la scala di valore dei top team europei è questa. Passiamo qui in rassegna il momento generale delle squadre, ad eccezione dell’Italia, già analizzata in un altro articolo.

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Irlanda

1° posto, 27 punti, Grande Slam, 5 vittorie

Cinque vittorie, ciascuna con un margine di almeno 10 punti, quattro su cinque col punto di bonus offensivo. Dati che dimostrano quanto sia stata dominante la squadra di Andy Farrell. Messa in archivio la vittoria contro l’Inghilterra che è valsa il quarto Grande Slam (il primo ad essere vinto a Dublino) il focus si sposta immediatamente sulla Coppa del Mondo, dove le aspettative su di loro diventano inevitabilmente alte. Quello irlandese è un sistema che funziona con la massima efficienza, pochissimi rischi, difesa puntuale, attacco paziente e valorizzato da dei finishers di livello mondiale come Lowe e Hansen. Hanno lavorato bene anche in termini di profondità, con alcuni profili nuovi o poco utilizzati come Casey, O’Toole, Baird, Bealham, O’Brien che al momento del coinvolgimento in squadra hanno offerto risposte positive. Sebbene sia una ovvietà, avranno bisogno di un pizzico di fortuna con la forma fisica di Johnny Sexton. Intorno all’eterno mediano di apertura del Leinster ruotano ancora la maggior parte delle fortune irlandesi.

Francia

2° posto, 20 punti, 4 vittorie, 1 sconfitta

Arrivati all’inizio di febbraio con una robusta aura di perfezione, si sono presto scontrati con la realtà. Il Sei Nazioni non è un torneo che ammette leggerezze e fra il match con l’Italia e quello con l’Irlanda si è vista la Francia meno reattiva degli ultimi 12 mesi. Poi le enormi qualità del gruppo di Galthiè sono venute fuori, trovando massimo fulgore nella vittoria roboante di Twickenham. Lo staff ha ruotato davvero poco i giocatori, affidandosi ad un blocco collaudato che continua a trovare in Antoine Dupont il punto di riferimento assoluto. Il pacchetto di mischia ha fatto il suo dovere, rimanendo spesso l’arma offensiva preferita. All’interno di esso spicca la versatilità di Thibaud Flament, ma anche la forma strepitosa di Charles Ollivon, vero uomo a tutto campo. Thomas Ramos, il quarto estremo utilizzato durante la gestione Galthiè, ha realizzato 82 punti, il record per un giocatore francese nella storia del Sei Nazioni. L’impressione finale che si ha della Francia è quella di una squadra che ha rischiato di vedere i fantasmi del passato, quando la discontinuità era il tratto distintivo principale dei Bleus. Quei fantasmi sono scomparsi rapidamente e il fatto che i riflettori siano adesso puntati sull’Irlanda, consente loro di avvicinarsi alla RWC con la giusta tranquillità.

Scozia

3° posto, 15 punti, 3 vittorie, 2 sconfitte

Terzi a 15 punti, gli uomini di Townsend hanno chiuso il Sei Nazioni 2023 in linea con le loro reali potenzialità. Hanno accarezzato il sogno di vincerlo, sono saliti fino al quinto posto del ranking mondiale, ma si sono scontrati con la concretezza irlandese al quarto turno. A dire il vero è stata proprio la Scozia l’unica squadra a non concedere il punto di bonus all’Irlanda, un elemento che evidenzia il salto di qualità nel sistema difensivo dei Dark Blues. Sulle capacità di incendiare l’attacco invece non ci sono dubbi: con Russell in plancia di comando la Scozia continua ad essere una squadra molto pericolosa. La resa nelle fasi di conquista è stata buona, con una rimessa laterale precisa e ben architettata dall’esperienza di Richie Gray. In terza linea ha preso spazio un giocatore di grande solidità come Jack Dempsey, mentre tornando sulla linea veloce va citata la coppia di centri composta da Sione Tuipulotu e Huw Jones, probabilmente la migliore in termini di equilibrio fra atletismo e tecnica individuale. Manca ancora qualche tassello per ambire alla vittoria finale, soprattutto in termini di alternative. Non tutti i giocatori subentrati nel corso delle 5 gare si sono sempre rivelati all’altezza delle prime scelte.

Inghilterra

4° posto, 10 punti, 2 vittorie, 3 sconfitte

Per il secondo anno consecutivo l’Inghilterra finisce a quota 10 punti con 2 sole vittorie all’attivo. Un bottino misero per una squadra che è in piena ricostruzione e allo stesso tempo mira ad essere una delle migliori formazioni al mondo. Purtroppo per loro, adesso non sono meglio di così. Nel corso delle 5 partite giocate ci sono stati dei momenti positivi, non ultima la prestazione di Dublino. Di fronte ai numeri 1 al mondo, la formazione di Borthwick ha giocato una gara di grande sostanza anche quando è rimasta in inferiorità numerica. L’Inghilterra però pecca in fase di esecuzione e non riesce ancora ad essere dominante come vorrebbe in ogni area del gioco. Quando di fronte ha trovato avversari capaci di vincere lo scontro fisico, sono sempre mancate le contromisure. Le sconfitte casalinghe con la Scozia e la Francia sono troppo pesanti per poter formulare un giudizio clemente. Ciò che si può salvare è il ritorno di Anthony Watson, l’ascesa di due terze linee abrasive come Lewis Ludlam e Jack Willis, l’affidabilità di Freddie Steward nel coordinare il triangolo allargato. L’impressione è che il XV della Rosa abbia di fronte a sè una lunga strada.

Galles

5° posto, 5 punti, 1 vittoria, 4 sconfitte

Reduci da un 2022 piuttosto turbolento, non si sono fatti mancare proprio nulla, compreso un tentativo di sciopero e una lunga contrattazione con la governance federale per sistemare i contratti professionstici. In Galles le acque sono agitate da tempo, si sapeva. Quindi dalla squadra di Gatland era logico aspettarsi un Sei Nazioni transitorio, seppur fino al match con l’Italia le nubi che aleggiavano sui Dragoni erano decisamente troppe anche per una squadra in crisi di risultati. Dopo settimane convulse hanno saputo ricompattarsi nel momento decisivo e sono tornati dalla trasferta romana con il massimo della posta in palio. La formazione ha cambiato pelle regolarmente, perchè è chiaro che lo staff sia alla ricerca della giusta alchimia in vista della Coppa del Mondo. Nel corso del torneo la squadra è progressivamente cresciuta, riuscendo a offrire alcuni sprazzi di rugby offensivo, soprattutto a Roma e Parigi. In ogni caso i problemi sono tanti, a partire da una mischia ordinata quasi mai capace di imporsi, fino al ricambio generazionale che in alcuni ruoli tarda ad arrivare. Intanto si sono affacciati alla ribalta internazionale alcuni profili interessanti come come il centro Joe Hawkins e l’ala Rio Dyer. Il quinto posto è coerente con quello che può dare il Galles oggi.

Valerio Bardi

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