Sei Nazioni 2022: il grande ritorno di Taulupe Faletau

Galles battuto a Twickenham, ma il terza linea è sugli scudi dopo sette mesi di stop

Galles, la formazione per il debutto nel Sei Nazioni 2021 contro l'Irlanda

Galles, Taulupe Faletau – ph. Sebastiano Pessina

È vero che il talento non invecchia, ma di anni Taulupe Faletau non ne ha poi molti. Ne sono passati 31 da quando è nato a Tofoa, isole Tonga, e 25 da quando la sua famiglia si è trasferita a Ebbw Vale, nel Galles orientale, per permettere al padre Kuli di giocare da professionista per l’omonimo rugby club della città.

Il problema, come diceva col suo tipico ghigno Harrison Ford nel primo Indiana Jones, sono i chilometri. E di quelli, il numero 8 del Galles ne ha percorsi tantissimi, avanti e indietro sui rettangoli verdi più soffici e meglio tenuti d’Europa e del mondo: 19206 minuti di rugby professionistico giocato, dicono le statistiche; 96 partite internazionali fra Galles e British & Irish Lions, 176 a livello di club con le maglie di Dragons e Bath.

Taulupe Faletau è uno dei giocatori più completi e talentuosi degli ultimi 10 anni, eppure, o forse proprio per questo motivo, non è per niente scontato quello che ha fatto sabato con la maglia rossa della nazionale gallese, nonostante la sconfitta di Twickenham per mano del rivale albionico, 23-19.

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Prima della gara contro l’Inghilterra, il terza linea aveva giocato 143 minuti in questa stagione. Una partita e mezzo, praticamente, indossando la maglia di Bath dopo sette mesi di stop per un fastidioso infortunio alla caviglia che si era procurato in estate, rappresentando i Lions contro il Sudafrica campione del mondo.

Eppure di ruggine negli ingranaggi del numero 8 non ce n’era: è stato il miglior portatore di palla e il miglior placcatore del Galles, un esempio esaltante per i compagni e un incubo per gli avversari. Nonostante il lungo stop, ha interpretato al meglio la parte del miglior Taulupe Faletau.

Indubbio che Faletau sia un giocatore di livello mondiale, ma per capire quanto sia su un altro pianeta, attenzione alle parole di Sam Warburton, suo ex compagno di reparto e capitano in nazionale, che ne ha parlato al podcast della BBC gallese Rugby Union Daily.

“Nella mia generazione di giocatori, senza dubbio, ci sono Taulupe, Kieran Read, Sergio Parisse e Duane Vermeulen. Questi quattro sono testa e spalle sopra qualsiasi altro numero 8 che abbia giocato bene con continuità negli ultimi anni.”

“Mi ricordo una riunione degli allenatori nel breve periodo in cui sono stato consulente della nazionale e Taulupe stava tornando da un infortunio. Neil Jenkins disse: è uno dei pochissimi giocatori che può tornare da un infortunio direttamente nel rugby internazionale e fare il suo lavoro. È per questo che lo hanno fatto giocare, perché lo conoscono e sapevano che avrebbe performato.”

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“Ai tempi in cui eravamo io, Dan Lydiate e Taulupe in nazionale, Rob Howley diceva a me dove stare, a Dan dove mettersi in attacco e in difesa. E diceva: se vi chiedete perché non dico mai niente a Toby, è perché non gli diciamo mai cosa fare, deve solo giocare.”

“È inarrestabile. Sa quando deve coprire la profondità, quando essere un penetrante in mezzo al campo, quando spostarsi sui lati del campo, quando contendere nel breakdown. È uno di quei giocatori intelligenti per natura, uno dei nostri giocatori di livello assoluto e penso che abbia dimostrato a un sacco di gente che non è ancora finito.”

Non è ancora finito, Taulupe Faletau, e auguriamoci che non lo sia ancora per molto. La prossima stagione gli appassionati italiani potranno vederlo dal vivo a Parma e a Treviso, con la maglia di Cardiff, suo nuovo club, oltre che a Roma con quella del Galles. Un’occasione di lusso per applaudire uno di quei giocatori che meriterà una statua al momento del suo ritiro. Intanto, un provvisorio grazie per quanto mostrato finora.

Lorenzo Calamai

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