Verso l’Argentina: le infinite minacce dei Pumas alla nuova Italia di Crowley

Uno sguardo nel dettaglio al prossimo avversario dei ragazzi di Crowley

Ioane Garbisi Italia rugby

Italia: Ioane e Garbisi saranno in azione anche contro l’Argentina – ph. Sebastiano Pessina

Sette sconfitte consecutive. A tanto è arrivata la striscia di risultati negativi di un’Argentina che nel 2021 non vince da luglio, quando i Pumas pareggiarono la prima e conquistarono la seconda delle gare contro un Galles depauperato dalle assenze per il tour dei Lions.

La sfilza di partite perse non ha impedito agli argentini di dimostrare che contro le squadre europee si suona un’altra musica rispetto all’emisfero sud, dove la sofferenza è esasperata dallo sfidare continuamente le prime tre squadre del ranking mondiale.

A Parigi, pur senza entusiasmare, Montoya e compagni sono rimasti in partita fino all’ultimo, mettendo in grossa difficoltà la tanto lodata Francia di Fabien Galthié.

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Ora, con la tappa del tour in Europa a Treviso, Mario Ledesma ha bisogno di tornare a vincere, vista anche la successiva trasferta a Dublino. Il rischio di finire l’anno con nove sconfitte consecutive deve aver accarezzato la mente dell’ex tallonatore, che ha deciso di schierare quindi la miglior formazione disponibile contro l’Italia per sabato pomeriggio.

Un’Italia (qui la formazione) che, paradossalmente, si trova di fronte ad un compito più improbo rispetto a quello di una settimana fa. Contro gli All Blacks c’era da salvare soprattutto la faccia e l’attitudine e la voglia di difendere messe in campo dagli Azzurri sono state tutto quello che serviva per ricevere meritati applausi.

Ora, però, il pubblico si aspetta qualcosa e quando le pretese si alzano, soddisfarle diventa più difficile.

Di fronte c’è una squadra comunque molto più forte di quella azzurra, che ha i propri punti di forza laddove l’Italia ha invece mostrato crepe nella scorsa partita: la mischia ordinata, il drive da rimessa laterale, il punto d’incontro.

Nella prima situazione il confronto appare impari fin dall’inizio: Francisco Gomez Kodela è uno dei migliori piloni destri del mondo in chiusa, di fronte ha Ivan Nemer al suo secondo cap; Julian Montoya ha visto decisamente troppo rugby per subire la pressione di Gianmarco Lucchesi; la coppia di seconde linee Kremer-Lavanini è fisicamente mostruosa e capace di trasmettere quella potenza che dal centro della mischia fa da propulsore al lavoro dei tre davanti.

La seconda è un’arma con cui l’Argentina ama attaccare, una delle poche che funzionano costantemente per i Pumas, che in fase offensiva non sono una squadra che fa sognare.

Da un certo punto di vista, a nessuna delle due squadre conviene fare la partita. Nessuna delle due ha idee particolarmente brillanti in fase di possesso: gli Azzurri stanno ancora sviluppando il proprio piano offensivo, mentre l’Argentina gioca soprattutto sulla capacità di trarre profitto dai palloni di recupero.

È qui che diventano evidenti i rischi sul punto d’incontro per gli Azzurri: la volontà di giocare può esporre al pericolo di finire tra le fauci di Facundo Isa, Pablo Matera, Julian Montoya. Tutti eccellenti recuperatori di palla, e poi auguri nel contenere senza una difesa pronta le scorribande di Santiago Cordero e dei due Carreras.

In una partita così, la faranno da padrona le difesa e il gioco tattico. Gli Azzurri hanno qualche arma da sfruttare in tal senso: Matteo Minozzi ha dimostrato di poter rivaleggiare con chiunque nel gioco aereo, mentre Monty Ioane e Edoardo Padovani hanno dalla loro il vantaggio della maggiore altezza contro le due ali avversarie, entrambe ben sotto il metro e ottanta. Fondamentale, quindi, la capacità di Stephen Varney e Paolo Garbisi di metterli nelle condizioni di poter sfidare gli avversari in aria, come già fatto discretamente contro gli All Blacks.

Sebbene l’Italia non sia certo regina di disciplina, può inoltre provare a fare meglio di un’Argentina che difficilmente riesce a stare lontano dai cartellini e dai calci di punizione subiti.

La sfida per la difesa azzurra sarà diversa rispetto alla Nuova Zelanda: se gli All Blacks sono scesi in campo per muovere il pallone in ogni situazione, l’Argentina arriva per sfidare il muro italiano dritto per dritto con gli uomini del pack e con la potenza dell’esperta coppia di centri formata da Jeronimo de la Fuente e Matias Moroni.

Solo se l’Italia saprà resistere all’urto frontale dei Pumas, forzare qualche errore come nella prima mezz’ora del match dell’Olimpico, rimanere disciplinata e precisa nelle due fasi di gioco e non concedere troppo in mischia chiusa, allora potrà darsi una possibilità contro l’Argentina.

Sono un sacco di ipotesi da verificare per una squadre che ha cominciato un nuovo percorso da così poco tempo. L’idea di poter davvero battere la formazione sudamericana appare, più che ci si avvicina alla vigilia, una chimera. Forse per questo la prestazione degli Azzurri, come insiste Kieran Crowley da mesi, non si misurerà in vittoria o sconfitta, in punti fatti o subiti, ma nel progresso fra una gara e l’altra.

Lorenzo Calamai

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