Quando dopo 81 minuti l’Argentina credeva di aver battuto gli All Blacks…

Nel 2001 i Pumas andarono clamorosamente vicini a battere la Nuova Zelanda: riscopriamo quella pazzesca partita

L'Argentina aveva sfiorato il successo sulla Nuova Zelanda già nel 2001

L’Argentina aveva sfiorato il successo sulla Nuova Zelanda già nel 2001

È chiaro che il successo di sabato dell’Argentina sulla Nuova Zelanda è qualcosa di assolutamente storico per la storia del rugby, una vittoria che va a dare ulteriore credito a una Nazionale che negli ultimi decenni è cresciuta in maniera incredibile tanto da potersi sedere al tavolo con le grandissime. Non è stato sempre tutto così facile però, dato che per molti anni i Pumas non avevano tante possibilità di affrontare le altre big del mondo, non partecipavano a livello di Nazionale ad alcun torneo se non il Mondiale, e facevano del gruppo la loro forza avendo tutti i giocatori migliori impegnati nei principali campionati europei, a migliaia di chilometri di distanza dalla patria.
Ecco, partendo proprio da questi ultimi assiomi ci sembra di poter dire che una delle più grandi prestazioni della squadra sudamericana fu quella del 1 dicembre 2001, quando ancora fuori da tutti i grandi giri, e col Mondiale francese ancora distante quasi sei anni, i Pumas misero una paura “nera” alla Nuova Zelanda. Era l’ultima partita del tour autunnale delle due squadre, che si scontravano allo Stadio Monumental di Buenos Aires (quello del River Plate) di fronte a 70.000 tifosi praticamente impazziti. Quella formazione argentina era composta da tanti dei nomi che avrebbero poi preso a calci ogni pronostico portando la squadra al podio mondiale nel 2007: Corleto a estremo, trequarti come Arbizu e Albanese, Felipe Contepomi e Pichot in mediana, Kairelis-Fernandez Lobbe in seconda linea e Santiago Phelan in terza. Un XV mostruosamente ricco di talento che era reduce dai successi ottenuti in Scozia e Galles, mentre gli All Blacks nello stesso periodo avevano battuto Irlanda e Scozia.

Leggi anche: La storia di Hugo Porta, che guidò l’Argentina nel 21 a 21 con gli All Blacks del 1985

Dopo il vantaggio ospite con Mehrtens, a metà primo tempo ecco il primo segnale, con una palla non raccolta in area di meta neozelandese e il tuffo vincente di capitan Arbizu per il 7-3 Pumas. La risposta All Blacks fu però tremenda, con Jonah Lomu che al 27esimo divenne verde come Hulk sfondando sulla sinistra per la meta del nuovo sorpasso ospite. Partita bloccata sul 10 a 14 fino al 55esimo, quando un erroraccio di Howlett costò la seconda meta argentina ancora Arbizu, lestissimo in area di meta. Col passare dei minuti il miracolo sembra potersi concretizzare, Contepomi e Mehrtens si danno battaglia ma sono i sudamericani a tenere la testa avanti. È 20 a 17 al 77esimo, e il colpo decisivo lo avrebbe proprio il 10 Pumas, ma l’errore dalla piazzola tiene in vita gli ospiti. Ci vuole tutto il carisma degli All Blacks per salvarla, anche perché all’81esimo minuto agli argentini basterebbe calciare il pallone fuori per vincere. Contepomi ci prova, ma la pressione di Robinson su di lui lo costringe all’errore. Pallone vivo e contrattacco lanciato dalla propria metacampo: the rest is history, come direbbero gli anglosassoni. Almeno fino a sabato scorso…

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