Wallabies: Dave Rennie e il dilemma terza linea

Così simile eppur diverso da quello che attanaglia Ian Foster dall’altra parte del mare di Tasman

All Blacks Autralia Hooper

Michael Hooper, capitano dei Wallabies – ph. Sebastiano Pessina

Michael Hooper è stato confermato come capitano dei Wallabies da Dave Rennie, il nuovo head coach della nazionale australiana.

Significa che, verosimilmente, il 28enne flanker dei Waratahs sarà anche la prima scelta per la maglia gialla e verde numero sette, un’eventualità non così scontata e banale.

Hooper è un giocatore fenomenale, con una sterminata esperienza, carisma e rispetto da vendere nei confronti di compagni e avversari. Anche se non ha ancora raggiunto i 30 anni, è uno dei giocatori in attività con il maggior numero di caps per i Wallabies: 99. Proprio il chilometraggio sostenuto nella sua intensissima carriera rappresenta il principale punto di domanda per il capitano dell’Australia, in più di una delle ultime uscite apparso appannato nelle proprie abilità da un fisico piuttosto usurato.

Per dirla con Indiana Jones, non sono gli anni, insomma, ma i chilometri percorsi a fare la differenza. E a sollevare dei dubbi rispetto a quanto Hooper possa ancora essere l’indiscusso titolare della maglia numero 7 della nazionale australiana. Questione peraltro simile, anche se in un contesto diverso, a quella sollevata nel momento in cui Sam Cane è stato nominato capitano degli All Blacks qualche mese fa.

Le due grandi rivali sulle sponde opposte del mare di Tasman affrontano entrambe una piccola rivoluzione entrando nel nuovo ciclo mondiale con due allenatori nuovi. I Wallabies in particolare hanno bisogno di una netta cesura rispetto al passato. In entrambe le situazioni, un buon numero di giovani talenti insidia le certezze di chi porta la fascia al braccio.

Come comporrà la sua terza linea Dave Rennie, alla luce soprattutto di quanto visto nel Super Rugby AU, dove i flanker di Brumbies e Reds hanno fatto la voce grossa rispetto agli altri?

Il numero 8

Isi Naisarani è stato il grande escluso della prima lista di convocati in vista del Rugby Championship. Il terza centro dei Rebels è stato lasciato fuori, al momento, per ragioni di forma, avendo dimostrato qualcosa in meno dei due principali candidati a vestire la maglia numero 8 dei Wallabies: Harry Wilson e Pete Samu.

Il primo è il giovane designato per essere nel lungo periodo il principale deputato a rivestire il ruolo di terza centro, ha classe e talento da vendere, ma per quanto faccia tanto e lo faccia spesso bene, commette ancora qualche errore di troppo e non è ineccepibile in fase difensiva.

Il secondo, ex Crusaders, ha la stessa età di Hooper ma, quasi inspiegabilmente, solo 7 caps a suo nome. Quest’anno con i Brumbies ha dimostrato di essere tornato sui suoi livelli migliori ed è un giocatore peraltro capace di rivestire ciascuno dei tre ruoli della terza linea. E’ un coltellino svizzero. capace di un gran numero di cose su un campo da rugby. Tuttavia, forse non il ball carrier migliore a disposizione di Rennie, che potrebbe preferire la voglia di mettere la propria squadra sul piede avanzante di Wilson.

Lato chiuso

Liam Wright dei Reds e Rob Valetini dei Brumbies sono i due giocatori favoriti per la maglia numero 6, ma attenzione in questo caso ad alcuni underdog, come Jack Dempsey e Ned Hanigan, entrambi dei Waratahs.

Dempsey ha giocato numero 8 nel Super Rugby AU, ma nelle sue passate incursioni in nazionale ha sempre ricoperto il ruolo di blindside flanker. Giocatore selvaggio nel confronto fisico, potrebbe essere complementare ad un numero 8 un po’ meno potente per aggiungere qualità da portatore del pallone al pack australiano.

Hanigan sta oramai completando la sua trasformazione in seconda linea ed è maturato dopo una serie di apparizioni con la maglia dell’Australia dov’era apparso acerbo, durante la reggenza Cheika. Nel Super Rugby AU è stato fra i migliori rubapalloni al breakdown, caratteristica che si abbina in maniera non banale alle sue naturali e spiccate abilità in rimessa laterale.

Wright e Valetini, forse, hanno qualcosa in più: Wright è un flanker più classico, dal lavoro oscuro, nonostante le impressionanti cifre di turnover ottenuti e di offload completati; Valetini è invece un giocatore molto esplosivo fisicamente, ottimo placcatore e ball carrier. Wright offre qualcosa di più in rimessa laterale, però, ed è dunque colui che parte in pole position in questa piccola griglia per il ruolo di flanker dal lato chiuso.

Oltre Hooper

Se Liam Wright è comunque un candidato anche per giocare dalla parte aperta, qui il dualismo sembra fra capitan Michael Hooper e Fraser McReight, l’altro grande talento di casa Reds che ha impressionato per la sua capacità di rubare palloni in ruck e di placcare anche i fili d’erba. Un 7 per antonomasia, McReight, e l’erede naturale di Hooper.

Ancora deve maturare dal punto di vista mentale, visto l’alto numero di calci di punizione che riceve nei suoi continui tentativi di arraffare il pallone. Con l’esperienza, subentrerà anche una maggiore capacità di discernimento di quali interventi siano effettivamente possibili e su quali invece arrendersi, ma il suo talento grezzo è talmente forte da emergere già per essere preso in considerazione in nazionale.

Qui, però, a Rennie tocca la scelta più difficile sul bilanciamento della propria terza linea. L’ex tecnico dei Glasgow Warriors non è uomo da sottovalutare l’importanza dei muscoli nella scelta dei giocatori, e potrebbe propendere anche per un trio meno propenso verso il turnover in ruck e più dedito allo scontro fisico con avversari come Springboks e Pumas.

Ecco che allora ritornano in gioco diverse combinazioni con tutti i nomi succitati, come ad esempio un allettante trio composto da Wilson, Samu e Wright.

Tutto sommato se a novembre si presenterà sul campo il miglior Michael Hooper, il giocatore dei Waratahs ha ancora tutte le carte in regola per scendere legittimamente in campo come primus inter pares. Attenzione, però, perché la competizione sta crescendo.

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