Il basket è stato inventato dai rugbisti

L’idea del canestro fu mutuata da James Naismith guardando un gruppo di giocatori di rugby del suo college

ph. Sebastiano Pessina

Eureka era un’esclamazione un tantino abusata per annunciare al mondo la folgorazione di un’idea rivoluzionaria, ma fu probabilmente quella che James Naismith, passato alla storia per l’invenzione della pallacanestro, gridò esultante in un pomeriggio americano del 1891 guardando i giocatori di rugby dello Springfield College dove insegnava gareggiare a chi centrava una scatola con il pallone nella palestra della scuola.

Non fu senza un sospiro di sollievo, perché le cose erano andate più o meno così: il preside della scuola, Luther Gulick, aveva dato a Naismith, professore di educazione fisica, un avvertimento reso qualche secolo tardi più celebre da un noto sceneggiato: “L’inverno sta arrivando, dottor Naismith, si inventi un gioco, una distrazione atletica per quegli scalmanati della squadra di rugby, ché non ci portino dentro la scuola il fango che sta per affogare i campi.”

Si sa, la stagione invernale nel New England è assai rigida, e così Naismith si ritrovò a doversi inventare una nuova attività fisica in due settimane, invece di continuare a portare sui campi i ragazzi a praticare ogni sport esistente a quei tempi: calcio, lacrosse, hockey su prato, baseball e l’adorato rugby, che negli Stati Uniti e in Canada era ancora giocato nella versione inglese, prima di mutare pelle nel football americano.

Il suo coinvolgimento nella palla ovale era stato casuale, ma l’innamoramento rapido: studente alla McGill University di Montreal, a Naismith capitò di passare dal campo dove si allenava la squadra di rugby della scuola, fiore all’occhiello tra i vari programmi sportivi. Mentre assisteva all’allenamento, uno dei giocatori si ruppe il naso in uno scontro di gioco, e il capitano della McGill chiese se qualcuno degli spettatori volesse rimpiazzarlo, per essere un numero congruo a concludere al meglio l’allenamento per la partita contro la Queens del sabato successivo.

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Dopo un paio di minuti senza che nessuno muovesse un muscolo, fu proprio Naismith a togliersi la cappa e dirigersi verso il campo, cinematograficamente diremmo oggi, mentre allora era ancora di là dal venir inventato. Nei successivi sei anni che passò alla McGill, il futuro ideatore del basket non si perse un incontro di rugby che fosse uno, giocando per la migliore università del Canada e venendo lodato per le sue qualità sul campo sui giornali.

Ci vollero i comandamenti del suo superiore negli Stati Uniti, alla scuola di Springfield, per convincerlo che c’era un quantitativo di fango esagerato per poter disputare un incontro. E ci volle un gruppo di ragazzoni ben piazzati intenti in un gioco infantile per dargli lo spunto decisivo per entrare definitivamente nella storia dello sport dalla porta principale, quella del benemerito inventore di uno degli sport più celebrati al mondo.

Lorenzo Calamai

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