Pro14: l’agrodolce sapore del fine settimana italiano

La sconfitta del Benetton preoccupa, ma non tutto è perduto. La vittoria delle Zebre deve aprire le porte a una continuità di rendimento

Ph. Ettore Griffoni

Non tutto è perduto per il Benetton Rugby. All’indomani dell’amara sconfitta domestica contro i Glasgow Warriors, la squadra di Kieran Crowley non è nella posizione in cui avrebbe voluto essere in questo momento della stagione, ma ha ancora delle carte da giocare per rincorrere la qualificazione ai playoff del Pro14. Un obiettivo che sarà durissimo centrare ma che dista 7 punti.

Quello che impressiona dal punto di vista dei numeri è il confronto fra la stagione scorsa e quella attuale dopo le prime dieci giornate: nel 2018/2019 i biancoverdi avevano fatto 205 punti, ne avevano subiti 239, vincendo 4 partite e ottenendo 23 punti in classifica; nel 2019/2020 il Benetton ha segnato 219 punti, ne ha subiti 265 e ha vinto 4 partite, ottenendo 23 punti.

Il parallelismo serve a dare fiducia: le possibilità ci sono ancora per il Benetton di effettuare una grandiosa seconda parte di stagione, così come fatto lo scorso anno, quando ottennero 7 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 11 partite di campionato. Quello di cui c’è bisogno adesso è di lavorare duramente sulle lacune che la partita coi Warriors ha denunciato, ma che sono le stesse ben in mostra dall’inizio dell’anno, e di utilizzare la lunga pausa del Pro14 per prepararsi a ottenere qualche risultato davvero importante.

La discontinuità rispetto alla scorsa stagione, infatti, sta nel fatto che il doppio derby contro le Zebre arrivasse alle giornate 11 e 12, dando una netta propulsione alla cavalcata dei Leoni. Oggi, invece, le due vittorie ottenute contro i ducali sono servite ad accorciare la classifica, ma d’ora in poi il Benetton dovrà guadagnarsi i punti necessari affrontando un calendario ostico, a cui si sovrappongono le consuete difficoltà concomitanti con il Sei Nazioni.

Quella del prossimo 15 febbraio a Newport contro i Dragons sembra una gara che ha tutti i confini del dentro o fuori: se vinci rimani in corsa, se perdi diventerà davvero difficile rientrare. Essenziale per i biancoverdi lavorare sulla difesa, vero tallone d’Achille della stagione. Sono ben 5 le volte che la squadra di Crowley ha subito 30 o più punti, e i miglioramenti dal punto di vista della produttività offensiva non possono compensare una tale emorragia sul tabellone.

Il problema sembra una coperta corta, non facile trovare una soluzione: contro avversari di qualità il Benetton non riesce a minacciare a sufficienza il possesso altrui, cosa che lo porta ad essere la prima delle contendenti a commettere un errore, spesso fatale; se però si sacrificano uomini nel breakdown per cercare di forzare il recupero dell’ovale, si scopre in maniera pericolosa la linea difensiva, la cui connessione durante la salita non è così salda come dovrebbe e dove i singoli patiscono le sfide in uno contro uno nel campo largo.

A questo fattore aggiungiamoci un’infermeria piuttosto piena che da inizio stagione non consente una efficace rotazione dei giocatori, e una conseguente perdita di smalto di alcuni degli uomini migliori, fra i quali peraltro buona parte di coloro che dovrebbero fare le fortune azzurre al momento del Sei Nazioni: Braam Steyn è una solida certezza, ma il contachilometri continua a girare a un ritmo impressionante, e le prestazioni stanno incominciando a risentirne; Federico Ruzza è l’ombra di sé stesso, mentre Ratuva Tavuyara oscilla costantemente fra il genio e il delirio, la croce e la delizia. Contro i Warriors Tommaso Allan ha fatto rimpiangere Ian Keatley, e anche Dewaldt Duvenage è sembrato meno brillante di altre volte.

La squadra si ancora alle prestazioni di Hame Faiva e Marco Riccioni, certezze della stagione in corso, e a un Luca Morisi rientrato in gran forma. I prossimi due turni di Champions, però, potranno servire a collaudare una serie di profili che hanno avuto un minutaggio limitato in quest’ultimo periodo in vista delle asperità di febbraio.

Se Riccioni, Morisi e Giovanni Pettinelli sono le migliori notizie che arrivano dalla Marca in chiave azzurra, alle Zebre qualcosa si muove. Seppur arrivata contro una squadra apparsa frastornata dal lungo stop e dal cambio di stagione, la netta affermazione casalinga dei ducali è una boccata d’aria fresca per tutto l’ambiente, che punterà a superare quanto fatto lo scorso anno (3 vittorie) e a lasciarsi alle spalle qualche avversaria in più in classifica.

La vittoria contro i Cheetahs ha dato una botta d’entusiasmo al gruppo, che oltre a confermare l’ottimo momento di Giovanni Licata e Maxime Mbanda, ha anche ritrovato finalmente un Carlo Canna positivo e un Giulio Bisegni battagliero. Il primo vorrà mettersi alle spalle un 2019 piuttosto malinconico, il secondo doveva ritrovarsi dopo due derby dove è affondato nel momento in cui la squadra aveva bisogno della sua solidità. Bisegni, peraltro, concorre a questo punto per una maglia in nazionale ed è un po’ il simbolo di quello che attende le Zebre nel prossimo futuro.

Il capitano, come tutta la squadra, ha bisogno di confermare quanto di positivo mostrato in questa partita e di trovare una continuità di rendimento che restituisca un senso agonistico alla franchigia ducale in modo da innescare un circolo virtuoso che alzi il livello medio e si riversi poi nella squadra nazionale. In questo caso, già a partire dalla tostissima trasferta di Parigi contro lo Stade Français.

Lorenzo Calamai

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