I diritti tv, il rugby italiano e una maturità ancora da raggiungere

La palla ovale in Italia rimbalza da una tv a una piattaforma streaming con grande facilità, ma per diventare grandi serve molto altro

tv rugby

ph. Reuters

Rugby e televisione rappresentano da sempre motivo di grandi e accese discussioni tra gli appassionati della palla ovale. Indubbiamente in questi anni, per diverse ragioni e scelte (volute ma più spesso obbligate), il rugby in tv ha vissuto continui cambiamenti e non poche vicissitudini.

Il Sei Nazioni è passato dall’essere in chiaro sulla Rai prima e La7 poi, per andare su satellite a pagamento su Sky Sport ed infine ritornare (dal 2014 fino al 2021) nuovamente in chiaro su DMAX – e nelle ultime stagioni anche in live streaming gratuito su Dplay, la piattaforma OTT del gruppo Discovery.

Il Pro14 batte senz’altro ogni record, essendo andato in onda negli anni (in ordine sparso) su Rai Sport, Sportitalia, Nuvolari, Mediaset, Dahlia TV, The Rugby Channel ed Eurosport prima di approdare all’inizio di questa stagione (e per il prossimo triennio) su DAZN. Anche il torneo celtico dunque si è alternato tra emittenti gratuite e a pagamento a seconda delle stagioni, passando anche dalla TV al web.

A questo discorso non si sottrae nemmeno il Top 12 (il fu Super10 ed ex Eccellenza, per intenderci) che è stato trasmesso da Sky Sport, Rai per poi finire sul web con The Rugby Channel e, da questa stagione, sui canali social della Federazione.

Tralasciando per  un momento l’aspetto senz’altro “disorientante” dei continui cambiamenti di broadcaster, la tendenza a passare alla pay tv o alla trasmissione in streaming e la frammentazione delle diverse competizioni tra vari player rappresentano ormai la normalità in tutto il panorama dello sport. Basti pensare alla Serie A di calcio, per cui da questa stagione sono necessari ben due abbonamenti per poter vedere tutte le partite. Perché dunque il rugby dovrebbe restare immune a queste logiche che il mercato impone?

Ma prima di arrivare al vero punto focale della discussione, è necessaria una premessa che chiarisca la grande confusione che troppo spesso riscontriamo nei commenti e nelle opinioni di molti.

Come funzionano e quanto valgono i diritti televisivi

I diritti televisivi di un evento, torneo o campionato appartengono all’organizzatore della manifestazione che, indipendentemente dalla volontà e dagli interessi precipui dei partecipanti, li vende al miglior offerente per raggiungere i propri obiettivi che sono, nella maggior parte dei casi, esclusivamente economici.

Che poi, talvolta, tali obiettivi convergano in toto con quelli dei partecipanti (il Board di World Rugby, ad esempio, ha tutto l’interesse anche ad incentivare la diffusione del rugby in Italia) e/o che i partecipanti stessi vengano interpellati e coinvolti nella scelta questo è tutto un altro discorso, che però ci porterebbe a ragionare su strategie di marketing e comunicazione a lungo termine che meriterebbero un articolo a parte.

È comunque altamente improbabile, soprattutto se si tratta di un evento “one shot” – come ad esempio il match degli Azzurri a Chicago che ha suscitato tante polemiche ­– che l’organizzatore scelga un broadcaster che presenti un’offerta inferiore per il solo vantaggio di andare in chiaro o su un canale non a pagamento (a maggior ragione se si tratta di diritti ceduti in un paese diverso da quello dell’organizzatore: i cosiddetti “diritti esteri”). Il suo primo obiettivo è infatti di rientrare negli enormi costi organizzativi e naturalmente di massimizzare i guadagni.

Va chiarito anche un altro aspetto importante: il detentore dei diritti deve trovare almeno un broadcaster interessato ad acquistarli o, se non altro, disposto ad accollarsi le spese di produzione per le riprese, la trasmissione e la messa in onda della manifestazione.

Per decidere di affrontare l’investimento, il broadcaster deve a sua volta avere delle “fondate probabilità” di ripagarselo tramite la vendita di spazi pubblicitari e abbonamenti (in caso di tv/piattaforma a pagamento). Ciò significa avere un contenuto sportivo interessante (dal punto di vista dello spettacolo) e soprattutto che attragga un numero sufficientemente ampio di spettatori.

Insomma, i diritti televisivi valgono quello che sono in grado di generare in termini di profitto, oppure di strategie di posizionamento del broadcaster nel contesto dell’offerta televisiva.

E allora il rugby?

Fatte queste dovute premesse la domanda da porsi è quindi: quanto vale il “prodotto televisivo rugby” in Italia? Rispondere in modo superficiale a questa domanda è ovviamente molto facile. A parte il Sei Nazioni, poco o nulla. Ma anche nel caso del torneo più antico di ovalia dobbiamo considerare che sotto il profilo diritti tv la rendita – altissima in considerazione delle sole cinque partite all’anno disputate della nostra nazionale (e delle 15 in totale di cui si acquistano i diritti)­ – deriva prevalentemente dagli ascolti che i match degli Azzurri generano all’estero, più che da quelli in Italia.

Certamente le tante sconfitte non aiutano, ma il vero problema non sta li. Perché quello che manca è proprio un bacino sufficiente di spettatori. E la televisione (e i media in generale) non possono essere considerati una causa di tutto ciò.

Non si può pretendere, come molti pensano, che la televisione (in chiaro e gratuita) debba e possa fungere come unico volano al movimento avvicinando nuovi appassionati. I broadcaster trasmettono ciò che interessa, è il rugby che deve riuscire a rendersi interessante.

La ricetta per farlo non è certamente semplice (ci sono tanti altri sport che ci provano e fanno “concorrenza”) né tantomeno breve: si chiama crescita, o forse ancora meglio “diventare grandi”. Non solo nel numero di praticanti e di appassionati (quella è ancora una volta la conseguenza), ma nella comunicazione, nel marketing, nel modo di porsi e rapportarsi con gli sponsor, col territorio, con le amministrazioni eccetera eccetera.

E questo vale tanto per le grandi realtà quanto per le più piccole, che spesso nonostante la buona volontà sono molto disorganizzate. È necessario capire che è finito il tempo dello sport “pane e salame”, che occorre professionalità e competenza anche nelle micro realtà (a maggior ragione in quelle più grandi). Nel 2018, la sola passione purtroppo non basta più.

Ciò non significa snaturare la propria identità o i propri valori, ma uscire dalle solite vecchie dinamiche, elaborando strategie sul medio-lungo periodo (adeguate alle proprie possibilità in termini di risorse umane ed economiche) per raggiungere, a piccoli step, i propri obiettivi dalla somma dei quali arriverà poi la meta dell’intero movimento. Un po’ come stanno provando a fare Benetton e Zebre nel Pro14, che dopo essersi “reinventate” e strutturate con nuove professionalità e aver trovato un proprio equilibrio, stanno cominciando a raccogliere qualche risultato. Allo stesso modo, bisogna crescere anche fuori dal campo.

In conclusione

In quest’ottica, a nostro avviso, bisogna interpretare l’attuale situazione tra rugby e tv. La Nazionale ha trovato in DMAX e nel gruppo Discovery una partnership solida, grazie alla quale negli anni è stato fatto qualche investimento in comunicazione (e trasmissioni) sul nostro sport, e duratura (l’accordo in vigore dal 2014 durerà almeno altri tre anni). Le franchigie hanno trovato casa per tre stagioni su DAZN (Pro14 e Challenge) che ha tutto l’interesse ad affermarsi in Italia (anche in virtù dell’investimento sulla serie A e B di calcio). Infine il Top12 che tornando sui canali ufficiali della Federazione, se non altro, ha riacquistato un po’ di autorevolezza.

Intendiamoci: questo è stato solo il primo gradino e che c’è voluto pure troppo tempo per salirlo. La parola chiave, ora, è continuità. Per esempio, la capacità di attirare nuovi sponsor (da questo punto di vista rappresenta una manna dal cielo l’arrivo di un partner come Cattolica, che ha appena lanciato la propria campagna di comunicazione istituzionale legandola proprio al rugby) e la costruzione di personaggi e storie mediaticamente interessanti agli occhi di broadcaster e media tradizionali. O ancora: portare la gente negli stadi, perché accendere la tv e vedere le tribune piene fa tutto un altro effetto.

Insomma è necessario uno sforzo da parte di tutti per attivare quel circolo virtuoso che porta ad una crescita del movimento. Anche di noi appassionati, magari cominciando a riflettere un po’ di più su certi atteggiamenti “tafazziani” e quasi snob che talvolta assumiamo. Qualche esempio? Il non essere disposti ad abbonarsi a un player/tv solo per una questione di principio (“il rugby deve essere in chiaro e gratuito”); lamentarsi del poco spazio sui giornali; non andare allo stadio perché il campionato ha bassi contenuti tecnici; evitare l’Olimpico perché “si vede male” e perché “ormai ci vanno quelli che credono il rugby sia solo il terzo tempo”. Così proprio non si cresce.

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  1. bis-steak 1 novembre 2018, 09:44

    “Certamente le tante sconfitte non aiutano, ma il vero problema non sta li. Perché quello che manca è proprio un bacino sufficiente di spettatori.” Parlo da ragazzo ormai diventato adulto che si è appassionato al rugby proprio passando dalla visibilità mediatica abitando in una zona dove il rugby giocato (mio malgrado) è arrivato solo 8-10 anni fa. La mia passione è nata dai successi di una nazionale che è poi riuscita ad entrare nel 6 nazioni ecc… ancora ricordo le lacrime all’esordio nel torneo al Flaminio. Adesso cerco e guardo rugby su tutti i canali disponibili, ma all’inizio non era così.
    Questo per dire che forse il grosso del problema sta proprio li, nelle vittorie che difficilmente arrivano. Basti pensare all’esempio del volley che proprio quest’anno con un mondiale maschile e femminile di grossa caratura dopo anni è tornato alla ribalta televisiva con ascolti incredibili (quasi da nazionale di calcio per alcune partite) proprio grazie ai risultati ottenuti uscendo un po dall’oblio.
    Poi si potrebbe discutere del fatto che la RAI in quanto servizio pubblico potrebbe/dovrebbe dare visibilità anche a sport meno seguiti e vista la produzione federale delle partite del Top12 forse un passaggio della miglior partita di giornata su raisport praticamente a costo 0 sarebbe gradito.

    • Jager 1 novembre 2018, 10:22

      Sul discorso Rai servizio publico dissento , secondo la tua logica allora ogni federazione sportiva dovrebbe resclamare spazio sulla TV di stato , capisci che non ci può essere spazio per tutti. Anche qui credo che il palinsesto sia dettato da ritorno economico peso politico delle singole federazioni ( credo molto di più il secondo punto ) , tuttavia credo che una rimodulazione dei contenuti verso altri sport che non siano solo il calcio sarebbe doverosa . Certo che se la serie C è il campionato nazionale dilettanti riescono ad andare in chiaro su reti Rai ( pur essendo , secondo me , degli spettacoli sportivi dai contenuti talmente bassi da non meritare tali palcoscenici ) e altri eventi no qualche domanda sorge .

      • bis-steak 1 novembre 2018, 14:15

        Certo capisco che non può esserci spazio per tutti, ma il rugby ad oggi pur essendo uno sport ancora marginale nel nostro paese, tranne ovviamente le aree cui è storicamente presente, ha un fatturato di diversi mln di € che altre federazioni si sognano, è forse sul peso politico che bisognerebbe porsi delle domande. Poi condivido in pieno il tuo commento appena sotto dove il livello tecnico-sportivo riveste un ruolo chiave nell’attirare persone davanti allo schermo.

        • bis-steak 1 novembre 2018, 14:22

          Per non parlare del fatto che ad oggi la RWC non abbia ancora un broadcaster in italia che trasmetterà le partite. Ecco che la RAI non sia affatto interessata alla terza manifestazione mondiale dopo mondiale di calcio e olimpiadi lascia davvero basiti. Ovvio che per la federazione o chi per loro andare a chiedere la trasmissione di eventi del genere quando vinci una partita ogni 20 contro quelli che dovrebbero essere al tuo livello (vedi Tier 1 cui ci riteniamo di essere) diventa difficile al di là della capacità del singolo in federazione.

      • Giovanni 1 novembre 2018, 17:29

        “secondo la tua logica allora ogni federazione sportiva dovrebbe resclamare spazio sulla TV di stato”.
        Proprio perchè è TV di Stato – il famoso “servizio pubblico” – dovrebbe garantire un minimo spazio, se non a tutti, quanto meno ai più. Oltretutto, da un po’ di anni a questa parte c’è un canale dedicato (prima erano due, ma vabbè…) e non c’è più la scusa degli evasori del canone. Ciò non leva che il rugby italiano abbia le proprie responsabilità nella fuga dei broadcaster (non la si potrebbe definire altrimenti, dopo che RAI, La7 e Sky hanno deciso di lasciar perdere), sia per quanto riguarda la FIR che i club (sicuri di aver fatto tutto il possibile per propagandare gli eventi rugbystici? Io non credo.).
        E non sono d’accordo che “il vero problema non stia nelle sconfitte”: anche all’appassionato più accanito vien messa a dura prova la passione, dopo essere andato allo stadio decine di volte per assistere a spettacoli spesso inguardabili, figuriamoci a chi si avvicina per semplice curiosità. Provane sia che, ora che Benetton e Zebre stanno facendo risultato ed esprimendo un bel gioco, si registra un ritorno d’interesse nei loro confronti e gli spalti stanno tornando a riempirsi.

  2. Jager 1 novembre 2018, 10:00

    Il prezzo di un prodotto lo fa il mercato , in Italia il prodotto rugby al momento vale poco . Ovvio che nessuno voglia pagare un qualcosa più di quello che genererà in ritorno . Il discorso “spezzatino” nel calcio credo sia ben diverso : tutti cercano di accaparrarsi un pezzo di mercato ad alto ritorno . Se escludiamo il 6N il resto del rugby in Italia ha dovuto sempre “elemosinare” copertura mediatica . Credo che il prodotto non si venda per diverse ragioni : il Rugby non appassiona la massa degli italiani medi (e i numeri si fanno con le masse ) , difficile far appassionare qualcuno a uno spettacolo a volte mediocre nei contenuti tecnico-sportivi ( mi riferisco al desolante quadro del nostro Max torneo domestico ) in cui spesso l’ unico interesse è limitato a nostalgiche sfide di campanile in memoria di periodi ormai passati e finiti , la mancanza di risultati da parte della nazionale ( che dovrebbe fare da traino mediatico , citerei come esempio le ragazze del volley ) , incapacità della federazione di fare scelte per aumentare l’ appeal verso i non appassionati . Fatta questa premessa , penso che uno sport ” minore ” , se vuole guadagnare consenso mediatico deve necessariamente passare su piattaforme gratuite , non credo che puoi chiedere soldi per un prodotto che non ha mercato . Altrettanto chiaro mi pare il fatto che per creare un bacino di nuovi appassionati vada anche offerto uno spettacolo dai contenuti tecnico-sportivi accettabile , e qui il discorso diventa lungo e complesso ….

  3. fracassosandona 1 novembre 2018, 10:05

    Sono nato è cresciuto in una delle tante piccole patrie del rugby veneto. I fratelli maggiori dei miei amici giocavano in serie A1, qualcuno pure a Treviso in nazionale. La passione era il presupposto, lo stadio o la tv solo conseguenze.
    Mi rendo conto che così non si fanno i numeri ma resto convinto che il successo meditativo di calcio volley e basket dipenda anche dal fatto che la gente conosce le regole per averci giocato.

    • Jager 1 novembre 2018, 10:09

      Perché la massa degli italiani non ha mai giocato a rugby ? Io non ho mai giocato , ma sono ugualmente un appassionato come te lo spieghi ? Sta al rugby avvicinare gente al rugby .

    • gattonero 1 novembre 2018, 10:19

      sei sicuro che chi ha giocato a rugby sappia tutte le regole?

      • Frank_BOBO 1 novembre 2018, 11:46

        Chiediamolo a J.Haskell..AHAHAHAHAHAHAHAH!!

        N.Owens potrebbe aprire uno sportello informazioni…AHAHAHAHAHAHAHAH

      • fracassosandona 1 novembre 2018, 16:45

        rileggendo il discorso è fraintendibile…
        faccio parte di quelli che non ha mai giocato e che si vede le partite allo stadio oltre che in tv…
        il messaggio che intendevo far passare è che se non c’è interesse concreto tra la gente, non sarà la TV a farglielo venire…
        purtroppo, ad oggi, fa più audience in TV una qualsiasi partita del campionato primavera di calcio che la finale di champions di qualsiasi altro sport…

        • aldo68 1 novembre 2018, 17:54

          Mi permetto di dissentire. Dove abito ci sono piccole realtà rugbistiche, ma per 30 anni non ne conoscevo nemmeno l’esistenza ne seguivo il rugby. La passione mi è arrivata solo dopo aver visto una partita dell’Italia al 6N e dal quel momento è solo che cresciuta. Una regola base del marketing è farsi pubblicità per farsi conoscere e questo vale per qualsiasi cosa. È chi gestisce il rugby che deve trovare il modo di farsi pubblicità per far crescere il numero di praticanti e fan e generare il primo seme di interesse, il caso non basta 🙂

          • Giovanni 1 novembre 2018, 18:05

            @aldo68: d’accordo con te al 100%. In 7 anni di Olimpico, con 60mila spettatori ogni volta, ho visto un solo club piazzare il proprio stand per fare un po’ di propaganda: le FFOO (ho ancora la foto della coppa Italia in esposizione, vinta qualche giorno prima). Se i club e la FIR si aspettano la pappa pronta che piova dal cielo stanno freschi.

  4. Marte_ 1 novembre 2018, 10:35

    Praticanti e spettatori sono sicuramente legati ma non in maniera così solida. Il football in Italia è praticato da poche persone ma è comunque tendenzialmente più seguito. Certo il capire le regole è un aspetto fondamentale anche se ci sarà sempre un pubblico “ignorante”
    Io comunque sono abbastanza ottimista nel vedere il trend dell’ultimo anno.
    Il 6 Nazioni è diventato di casa a Discovery e a loro va fatto un grande applauso (va detto che hanno fatto un favore al rugby e si sono fatti conoscere come canali dal loro target di pubblico). Dato che sono diventati comunque il terzo editore Tv in Italia (se la giocano con Cairo). Si potrebbero trasmettere le partite dell’Italia sul 9, sempre di loro proprietà, per essere più facili da raggiungere dal telecomando.
    Il Pro14 è vero che è passato da Eurosport (sempre Discovery ma sulle paytv) a Dazn con un’offerta meno conveniente per chi segue solo rugby, ma credo anche che otterrà molta più visibilità dato che offrono molto calcio e una buona copertura di sport minori (specialmente americani). Inoltre questi di Dazn non credo siano venuti in Italia per risparmiare e se il rugby dovesse ottenere un buon riscontro non faticherebbero a investirci, senza contare che il futuro è la tv via internet e soprattutto on demand.
    Il Top12 si vede tutto, e già questo è un ottima notizia, su YouTube ha una media di 5’000 spettatori (con vette di 8’000). Non credo un brutto risultato.. Può essere il primo passo per creare un prodotto un po’ più attraente (e la Rai manda in onda su RaiSport tante cose inutili..). La pecca per me è il livello di certi commentatori. Certo non capisco perchè la federazione, il club o chi altro non creino un sito del Top12 per rendere un po’ più appetibile il tutto.
    In un mondo ideale la Rai paga profumatamente per trasmettere il rugby in prima serata, nel frattempo ci si arrangia come si può

  5. spike 1 novembre 2018, 10:40

    Su dazn c’è un breve “speciale” con Canna sulle differenze tra calciare un ovale e una palla tonda, per dire

  6. Marte_ 1 novembre 2018, 10:49

    Invece mi preoccupa un po’ l’assenza di notizie sui diritti della RWC (è vero che manca quasi un anno però..)
    Come prodotto visto l’orario mi sembra perfetto per una piattaforma di streaming on demand come Dazn e probabilmente testeranno il ritorno di pubblico delle gare internazionali già con questi test match.
    D’altra Sky ha sempre avuto un occhio di riguardo per la coppa del mondo e come offerta di rugby gli è rimasto solo il Championship (ovviamente molto breve) e i campionati NZ e SA.
    Altra possibilità sarebbe Discovery ma forse è un evento troppo grosso (per numero di partite e budget)

    • Jager 1 novembre 2018, 10:55

      Magari Discovery potrebbe solo trasmettere le partite dell’ Italia .

      • Marte_ 1 novembre 2018, 11:04

        Anche io ho pensato ad una cosa del genere.. Italia su Dmax e il resto su Dazn. Anche se per spingere gli appassionati a fare un abbonamento mensile sarebbe importante il richiamo della nazionale. Boh vediam e speriamo di non rimanere a bocca asciutta

        • Jager 1 novembre 2018, 11:13

          Il primo mese su dazn è gratuito , se non vogliono rischiare di avere gente ( come me ) che usufruirebbe del solo periodo di prova per vedere la coppa del mondo e poi disdire , devono necessariamente far pagare un canone . Quanto ritorno ha la coppa del mondo su una piattaforma a pagamento in Italia ? Il gioco vale la candela . Per la coppa del mondo cr

          • Jager 1 novembre 2018, 11:14

            Per la coppa del mondo spero in un Italia in chiaro su Dmax , il resto probabilmente finira su qualche canale satellitare ( Eurosport ) .

    • Marte_ 1 novembre 2018, 11:05

      @Redazione si sa qualcosa sulle tempistiche dell’assegnazione dei diritti della RWC?

    • Marte_ 1 novembre 2018, 11:05

      @Redazione si sa qualcosa sulle tempistiche dell’assegnazione dei diritti della RWC?

    • Obelix-it 2 novembre 2018, 13:04

      Di Sky lo scorso mondiale ho molto apprezzato la possibilita’ di vederlo in streaming pagando una tarriffa tutto sommato modesta. Non so se gli abbia reso/convenuto, ma francamente se lo rifacessero aderirei senza nessun problema.

  7. And 1 novembre 2018, 12:04

    direi che con DAZN e DMAX (e lo streaming della FIR x il domestic) abbiamo fatto passi da gigante rispetto ad anni fa. L’offerta è ampia e non si fa a tempo a vedere tutte le partite. Se pensate che il rugby debba stare in chiaro sulla tv generalista, allora il tifoso di rugby in Italia vive su un altro pianeta. E’ uno sport di nicchia e nn sfonderà mai, a parte che x eventi tipo 6N o RWC quando imbroccheremo un filotto di vittorie.

    • Jager 1 novembre 2018, 12:54

      E da sempre che il rugby in Italia è uno sport di nicchia , bisogna solo capire cosa si vuole fare : rimanere uno sport di nicchia o raggiungere un bacino più ampio di “ consumatori “ . Entrambe le decisioni possono essere legittime , ma necessitano di decisioni differenti .

      • Giambo 1 novembre 2018, 16:17

        Il punto è che oggi il rugby italiano non ha le risorse e l’appeal per diventare un prodotto di massa, se non tramite l’aiuto di mamma Rai che ha già fatto intendere di non interessarsi più alla palla ovale.

  8. Frank_BOBO 1 novembre 2018, 12:04

    Chiedo scusa alla redazione..ma sono un po’ critico rispetto alle posizioni dell’articolo:

    -ok l’abbonamento alla pay tv ..ma penso debba essere garantita un po’ di omogeneità; attualmente sono a abbonato a DAZN, per vedere il pro14 dche prima era di EurosportPlayer, a cui sono ancora abbonato perchè dovevi per forza fare l’abbonamento annuale. .per i campionati dell’emiSUD mi tocca avere now.tv, che trasmette solo una/due partite a giornata, in orari improbabili ()per motivi di fuso orario); il servizio ondemand non è compreso e le repliche sono rare (e con contenuti tagliati che comunque avrei pagato). A VOLTE NON SO SE CONSIDERARMI APPASSIONATO O SCEMO!!

    -il fatto che i broadcaster siano diversi produce, penso, sovrapposizioni o cmq poca organicità nella trasmissione

    -SONO STRACONVINTO CHE LA TRASMISSIONE A LARGA DIFFUSIONE(+ L’INVESTIMENTO PUBBLICITARIO) DEL RUGBY DELL’EMISUD AUMENTEREBBE IL NUMERO DI APPASSIONATI DI RUGBY IN ITALIa (avessi sodi sufficenti, potrei scommetterci)
    Vi faccio questo esempio: se una persona vi chiedesse di assaggiare per la prima volta le lasagne, molto probabilmente consiglierete di andare a Bologna, o perlomeno in Italia, magari cominciando da un prodotto artigianale cucinato in un locale indipendente, a conduzione familiare, dove magari il costo del prodotto (d’eccellenza) è anche piu’ basso. DUBITO CHE CONSIGLIERETE DI ANDARE IN UN FASTFOOD GIAPPONESE.
    Il Giappone potrà produrre ottime lasagne, meglio anche di quelle italiane, ma ha bisogno di formarsi , di stare e di lavorare dove è nata la ricetta..

    Un ringraziamento ai resposbili di OnRugby.

  9. sanfrancesco 1 novembre 2018, 12:13

    Stralcio da comunicato stampa FIR di giungo 2018:

    “…nel periodo 2007-2018, il movimento italiano ha fatto registrare un incremento complessivo dei praticanti del 75%, grazie anche al contributo delle regioni tradizionalmente poco legate al rugby come quelle del Centro e del Sud. Ancor più significativa risulta essere la crescita dei tesserati nelle fasce giovanili, che hanno registrato un incremento tra gli under 17 del 378%…”

    ci vuole pazienza, il movimento sta crescendo, arriveranno anche le TV

  10. xnebiax 1 novembre 2018, 13:11

    Il rugby in Italia non ha pubblico.
    Sugli spalti del Top12 ci sono poche centinaia di persone. Per gli sponsor non è attrattivo.
    La nazionale è l’unica fonte di diritti commerciali.
    Spagna e USA hanno prospettive migliori a lungo termine.

  11. LupoAlberto13 1 novembre 2018, 15:40

    Ricordate il botto di audience tv \ interesse \ praticanti che fece il tennis con Panatta o lo sci con Tomba?
    E chi se lo guarda, ora uno slalom speciale, se non per i mondiali o le olimpiadi?
    In aggiunta agli altri fattori per il salto di qualità da interesse di nicchia a pratica (anche dal divano) di massa sono determinanti le vittorie con targa italiana (nazionale e squadre), meglio se arricchite da primattori fuoriclasse; senza quelle è difficile avviare il volano interesse di massa\sponsor\pubblicità\tv.

    • Giovanni 1 novembre 2018, 18:00

      Eccome se si ricordano: per Panatta e co. si scatenò una bufera politica sull’opportunità di andare in Cile per la finale di coppa Davis. Dovette intervenire Berlinguer in persona per dare il via libera. Per Tomba s’interruppe il festival di Sanremo per mostrare la diretta della sua gara olimpica. Altrochè se vincere è importante! Una nazionale che non vince una partita casalinga del torneo più importante da ben 5 anni fà scendere le gonadi perfino ai più tenaci.

  12. cassinet 1 novembre 2018, 19:32

    Articolo interessante nel contenuto, è secondo me un tema molto importante da approfondire.
    Non mi piace “la conclusione” , ok stringiamoci a corte per il bene del rugby va benissimo però tafazziani lo dite a qualcun altro per piacere.

    • cassinet 1 novembre 2018, 19:35

      faccio solo un esempio : “passaggio a eurosport player” , pompa magna, ARTICOLONE DI onrugby.it , entusiasmo alle stelle ! poi invece anno vergognoso, offerta tremenda con vuoti completi durante le parentesi della nazionale e nemmeno un “articoletto o domanda” da onrugby.it.
      Quindi ripeto stringiamoci a corte per il bene del rugby ma tafazziani non lo siamo noi

  13. Niven 1 novembre 2018, 22:25

    Ho due quesiti a chi ha scritto l’articolo non firmato
    1) quanti anni ha Lei che ha scritto “rugby pane e salame” ? Lo ha mai visto questo mondo prima del professionismo. Se si riferiva a questo in maniera così irrispettosa e anche un po ignorante della storia del rugby italiano.
    2) come si permette di dare delle lezioni agli appassionati dicendo che non dobbiamo lamentarci se all’Olimpico si vede da schifo (confermo) o se non andiamo allo stadio ? A chi si riferisce ? Non certo a me che vado allo stadio quando probabilmente ancora Lei non era neppure nella pensieri dei suoi genitori. Come si permette di insegnarci di non lamentarsi se i giornali sportivi italiani sono ingiusti non solo con il rugby ma anche con il 99 per cento degli altri sport che non siano calcio. E quando ne parlano di rugby ne parlano in maniera scandalistica.

    Caro signore che non firma l’articolo e fa le paternali a noi appassionati in maniera irrispettosa. Si faccia una esame di coscienza sul suo lavoro e quello dei suoi colleghi. Ultimamente questo sito si sta dedicando anche al rugby nazjonale minore e io ho ringraziato di cuore in articoli di qualche giorno fa, ma troppo spesso anche voi lo avete bistrattato e probabilmente scrivete solo per il guadagno e non per vera passione e probabilmente la stragrande maggioranza di voi che scrivete avete cultura sportiva generica e non specializzata nel rugby. Oramai i giornalisti e scrittori veri come, tanto per citarne uno, Luciano Ravagnani, si contano sulle dita di una mano. E con quelli è un piacere ragionarci, leggerli e vedere una partita insieme in uno degli stadi storici che non sono certo Olimpico. Voi che volete trasformare in un baraccone economico ogni cosa siete sicuri di essere nel giusto ? Meditate prima di scrivere corbellerie a caso per difendere una tesi strampalata.
    Saluti

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