Sei Nazioni 2018: l’Irlanda, sfidante numero uno

Una situazione ideale per tentare il colpo grosso ai danni dell’Inghilterra, con una squadra insieme giovane e collaudata

sei nazioni 2017

ph. Reuters

Continua il nostro percorso di avvicinamento verso il Sei Nazioni 2018, che si aprirà sabato 3 febbraio. Fino ai giorni precedenti alla prima partita, introdurremo le protagoniste del Torneo con uno speciale a loro dedicato. 

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DUBLINO – Durante la presentazione del torneo Joe Schmidt ha dichiarato che l’obiettivo “non è vincere il torneo dopo due anni di vittorie inglesi”, ma solo mettere la squadra, la più giovane fra quelle che ha a disposizione da quando siede sulla panchina verde, nelle migliori condizioni per la prima partita a Parigi. Eddie Jones la pensa diversamente, avendo dichiarato nella stessa occasione che “l’Inghilterra non ha nessuna possibilità di mantenere il titolo”. Insomma, i mind games sono già iniziati. L’ultima partita vedrà Inghilterra e Irlanda sfidarsi a Twickenham, e non ci sarebbe da meravigliarsi se le due squadre ci arrivassero con quattro vittorie a testa.

Già lo scorso anno la squadra in maglia verde partiva come principale sfidante della superpotenza inglese, ma venne sorpresa dalla Scozia alla prima giornata e affossata definitivamente dal Galles, prima di riscattarsi nell’ultima giornata impedendo agli inglesi di festeggiare con il Grande Slam sul campo dell’Aviva Stadium.

Anche quest’anno la squadra di Joe Schmidt è candidata ad essere la principale avversaria dell’Inghilterra alla vittoria finale, in più con una particolare combinazione di calendario che le assicura le uniche due trasferte annuali in capo e in coda al torneo. Se l’Irlanda vincerà la prima partita a Parigi, infatti, difficilmente si farà sorprendere in una delle tre partite casalinghe, che oltretutto potrà preparare in tranquillità, avendo una settimana di sosta fra la seconda e la terza giornata e una fra la terza e la quarta.

Come arriva al torneo

La nazionale irlandese è in un momento decisamente positivo. L’ultima classifica internazionale la colloca al terzo posto, la sua più alta posizione di sempre, figlia di una continuità di risultati e prestazioni che va avanti ormai da anni. A novembre ha vinto facilmente le tre partite che il calendario aveva preparato per lei, impressionando soprattutto per il massacro del Sudafrica nella prima sfida. Poi due vittorie: un sudato 23 a 20 con le Fiji in un match infarcito di seconde scelte e un netto 28 a 19 sull’Argentina, facendo nel contempo esordire quattro nuovi giocatori.

Le squadre di club stanno vivendo un momento decisamente positivo, soprattutto in Champions Cup, dove hanno affrontato con ottimi risultati le squadre inglesi e francesi (12 vittorie, 3 sconfitte e un pareggio). Tutto questo fa sì che la nazionale si sia messa a disposizione del coach Joe Schmidt con grande morale e la convinzione di poter affrontare il torneo al meglio.

L’Irlanda ha inoltre la relativa fortuna di aver subito in misura minore alle altre nazionali l’alto tasso di infortuni che si sono registrati negli ultimi tempi.

Punti di forza

L’Irlanda non ha mai avuto, storicamente, la profondità di scelte che ha a disposizione in questo momento. La quantità di giovani promettenti che sono usciti dalle province è impressionante. Dall’inizio della stagione sono esplose tre potenziali stelle di prima grandezza: il seconda linea James Ryan, l’ala Jacob Stockdale e l’estremo Jordan Larmour. Questi si aggiungono agli altri talenti di belle speranze, non certo anziani, emersi nelle scorse stagione come Joey Carbery, Jack Conan e Dan Leavy, e ai recenti “acquisti” come Bundee Aki. Inoltre, Schmidt si può permettere di lasciare fuori due giocatori del calibro di Donnacha Ryan e Simon Zebo, l’uno militante e l’altro promesso sposo del Racing 92, dando un chiaro segnale di preferenza per chi rimane in patria.

La nazionale in verde è quindi un mix di certezze collaudate di primissimo livello, come la mediana Murray-Sexton che teme pochi rivali, e giocatori affamati intenzionati a guadagnarsi il posto che finora non sono riusciti ad ottenere con continuità, come Josh van der Flier, brillantissimo per Leinster in questa stagione, o Fergus McFadden, che per la squadra di Dublino è stato un eccezionale finalizzatore quest’anno ma che in nazionale manca ormai dal marzo 2016.

Una combinazione di fattori ideale per Joe Schmidt, che ha tutte le carte in tavola per apparecchiare la sfida all’Inghilterra e riportare in Irlanda il trofeo dopo le vittorie del 2014 e del 2015. E con la presenza di giocatori come Stockdale e Larmour, l’head coach ha a disposizione anche quel quid offensivo in più per risolvere eventuali complicate situazioni di stallo.

Punti deboli e interrogativi

Uno arriva dalla rosa e l’altro dal calendario. L’Irlanda ha pochissimi infortunati rispetto alle altre squadra, e questo è un grande vantaggio. I nomi eccellenti fra color che vedranno quantomeno i primi due turni del Sei Nazioni 2018 dal divano sono quelli di Garry Ringrose e di Sean O’Brien. Assenti di primissimo livello, ma nei cui ruoli la coperta dell’Irlanda è abbastanza lunga da offrire rimpiazzi di estrema qualità.

In terza linea l’assenza di O’Brien apre una vera e propria corsa alla maglia numero 7 per la quale concorreranno Ryan, van der Flier e Jordi Murphy. Non sarà invece della partita un altro degli infortunati in casa Irlanda: Rhys Ruddock.

I problemi potrebbero venire dagli acciacchi, che rendono delicata la posizione di mediano di apertura. Vero che sia Jonny Sexton che Joey Carbery sono al lavoro con coach Schmidt, ma nessuno dei due è al 100%, anzi.

Infine, un punto interrogativo importante per l’Irlanda arriva da uno stile di gioco sì solido, ma anche relativamente prevedibile. Dopo quasi cinque anni di regno, l’Irlanda di Joe Schmidt è una squadra quadrata, piena di certezze, ma che gli avversari conoscono bene. Una squadra che ama imporsi fisicamente e che gioca un rugby duro e abrasivo, fatto di ripetute cariche e pochi intermezzi frizzanti. Se gli avversari sono in grado di alzare il proprio livello nello scontro fisico e nel ritmo di gioco, potrebbero esserci dei problemi per l’Irlanda nel portare a casa le partite.

Possibili rivelazioni e esordienti

Jordan Larmour e Jacob Stockdale. Sono questi i nomi sulla bocca di tutti. Il primo non ha ancora debuttato con la maglia della nazionale ed è probabile che lo faccia alla seconda partita contro gli Azzurri. Da quel che si è visto finora, l’unica cosa che gli manca è l’esperienza: il 20enne di Leinster sta bruciando le tappe con la stessa facilità con cui brucia gli avversari che trova sulla sua strada. Jacob Stockdale invece è già più che una speranza (in questa stagione ha già otto mete in 13 partite), e c’è da giurare che sarà un cliente molto difficile per chiunque se lo troverà davanti. Non famosissimi a livello internazionale ma già in rampa di lancio anche Jack Conan e James Ryan.

Damiano Vezzosi
Lorenzo Calamai

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