Sei Nazioni 2018: Francia, la nazionale più indecifrabile

L’arrivo di Jacques Brunel porterà davvero a una scossa? Le armi non mancano, ma il contesto resta complicato

ph. Reuters

Dell’Italrugby, bene o male, conosciamo potenzialità e limiti. È la squadra meno dotata tecnicamente del Sei Nazioni, contro cui tutte le altre consorelle partono con i favori del pronostico e possono pensare di fare bottino pieno, pur tra eventuali difficoltà. Gli Azzurri, insomma, possono essere inseriti in una cornice ben definita, i cui contorni sono ben evidenti dall’esterno. Così anche Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia, seppur con le dovute differenze. Chi, invece, continua ad avere un aspetto indecifrabile è la Francia.

Da qualunque parte la si guardi, il movimento francese sembra un teatro dell’assurdo o un dramma; ma anche una commedia o un thriller, viste le recenti perquisizioni a casa e negli uffici del presidente federale Bernard Laporte, anche se è difficile capire se e come le vicende extra campo potrebbero influire sulla preparazione al torneo per la nazionale. Per Jacques Brunel, insediatosi a Marcoussis nei giorni scorsi, i problemi comunque non mancano e a quelli già esistenti se ne sono accumulati altri in questi anni.

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Come arriva al torneo

I numeri del 2017 francese sono ben noti, ma vale la pena fissarli nuovamente per comprendere di che proporzioni è stato il disastro transalpino: in dodici partite, la squadra allenata da Guy Novès ha racimolato otto sconfitte, tre vittorie e un pareggio affannoso nella sfida al Giappone. Per Laporte, la brutta prestazione contro i nipponici è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già riempito abbondantemente soprattutto dalla negativa tournèe in Sudafrica a giugno, chiusa con tre sconfitte e una media di circa 20 punti di scarto. Visto il clima negativo e i rapporti non certo idilliaci tra i due, la separazione da presidente e allenatore è stata inevitabile, ma non esente da controversie sia per i presunti metodi utilizzati sia per le effettive responsabilità di Novès, a cui è difficile imputare le colpe di un biennio con poche luci e tante ombre.

L’ex leggenda del Tolosa ha dovuto fare i conti con un patrimonio tecnico più povero rispetto a un decennio fa, tant’è che la Francia non vince un Sei Nazioni dal 2010 e non arriva al secondo posto dal 2011. Il terzo posto del 2017 era un risultato in controtendenza rispetto agli ultimi anni, è vero, ma l’impressione è che i margini per costruire qualcosa in vista della Coppa del Mondo 2019 fossero limitati. Il resto dell’anno ha poi fatto precipitare la situazione più di quanto si potesse immaginare, con le conseguenze che conosciamo e l’insediamento di Jacques Brunel sulla panchina francese.

Le simpatie di Laporte nei confronti dell’ex CT dell’Italia sono ben note alla stampa transalpina e, considerando il periodo (metà stagione) e la forza dei grandi club del Top 14, per il presidente della FFR Brunel sembrava essere l’unica alternativa possibile di un certo livello. Ad un certo punto, poi, Brunel sembrava anche l‘unico essere umano a voler lavorare per la polveriera nazionale, prima che in Federazione riuscissero a mettere insieme uno staff tecnico composto da Bruno, Bonnaire e Elissalde.

Punti forti

Il cambio di panchina rende la Francia un autentico enigma tattico, più di quanto non lo fosse già negli ultimi mesi con Novès. Da dove può ripartire allora Brunel? Il 62enne dovrà scendere a patti soprattutto con le tante individualità di notevole livello nella rosa, che rappresentano il bene più prezioso per un CT che ha voluto mettere le mani in un magma. Il tecnico potrebbe riporre molte delle proprie speranze nelle mani dei migliori uomini a disposizione, cercando così un sistema in cui tutti possano rendere al loro meglio senza grandi strutture e costrizioni tattiche.

In questo senso, non stupirebbe vedere la mediana francese prendersi grandi libertà e responsabilità in campo, in cui dovrebbero combinarsi l’elettricità e l’imprevedibilità di Antoine Dupont con la brillantezza e l’estro di Anthony Belleau. A numero 9, inoltre, il selezionatore avrà modo di poter utilizzare Morgan Parra, anche se soltanto dalla seconda giornata visto l’infortunio. Proprio dalle certezze in cabina di regia, dunque, Brunel potrebbe iniziare a costruire la propria squadra, oltre che dagli altri singoli di spessore come Kevin Gourdon in terza linea, Guilhem Guirado e Rabah Slimani in prima e Sébastien Vahaamahina in seconda. Proprio nella mischia, inoltre, Brunel potrebbe trovare un’ancora importante per lanciare il gioco da prima fase in attacco, mentre sulla trequarti la tecnica di Lamerat, Vakatawa e Dulin possono fungere da ideali grimaldelli nelle difese avversarie. Perché nonostante tutto alla Francia le armi non mancano di certo.

Punti deboli e interrogativi

Da anni ormai la Francia è alla ricerca di una nuova identità nazionale, dopo l’abbandono del French Flair con la gestione Saint-André. Uno dei cambiamenti più evidenti apportati da Novès aveva riguardato proprio l’attitudine in campo della Nazionale, che preferiva passare per meno punti d’incontro possibili scegliendo invece di riciclare e tenere vivo l’ovale in ogni occasione. Il tasso di autoscontri era effettivamente diminuito negli ultimi due anni, ma allo stesso tempo l’assenza di strutture più definite in attacco faceva sì che molto spesso i transalpini scaricassero palla e pressione al proprio compagno di squadra.

Le radici delle difficoltà nel ritornare ad un rugby più dinamico e spumeggiante affondano però anche nelle tendenze sviluppatesi nel Top 14, dove tante squadre hanno sviluppato piani di gioco che prevedono la superiorità fisica rispetto all’avversario come obiettivo primario. Lo stesso Bordeaux di Jacques Brunel, del resto, è stata una squadra molto diretta e verticale nei mesi scorsi, con una mischia solida e poco movimento del pallone se non quando l’avanzamento era chiaro e evidente. Altre squadre (come La Rochelle) mantengono invece il flair come mezzo principale per disordinare le difese avversarie, ma questa grande eterogeneità di stili presenti nel campionato nazionale ha sempre posto interrogativi irrisolti per Novès. La patata bollente ora è nelle mani di Brunel, ma la coesistenza di percorsi diversi tra i giocatori non è affatto scontata.

Possibili rivelazioni

Mentre Belleau potrebbe consacrarsi sul palcoscenico internazionale, alle sue spalle scalpita il giovane mediano classe 1998 Mathieu Jalibert, lanciato da titolare proprio da Brunel al Bordeaux. A 19 anni, Jalibert è di fatto già la seconda scelta per la Nazionale, vista l’assenza di Lopez e la mancata convocazione di Trinh-Duc.

In terza linea, dove non c’è Picamoles, occhi puntati su Sekou Macalou dello Stade Francais, già in campo a novembre nel test non ufficiale contro gli All Blacks e alla U Arena contro il Giappone. Sempre in mischia, potrebbero ritagliarsi uno spazio importante il pilone Dany Priso, protagonista negli ultimi esaltanti mesi di La Rochelle, il seconda linea Félix Lambey del Lione e il terza linea Anthony Jelonch del Castres. Il Sei Nazioni può diventare il loro perfetto trampolino di lancio.

Daniele Pansardi

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