Gli Oscar 2017 di On Rugby: la migliore interpretazione collettiva

La miglior squadra dell’anno sono, senza tante sorprese, gli All Blacks

all blacks rugby

ph. Reuters

Con la fine dell’anno ci guardiamo tutti un po’ indietro. Sfogliamo l’album dei ricordi degli ultimi 365 giorni, tirando le somme nel tentativo di dare loro un giudizio complessivo, magari in maniera equilibrata. O magari no. Nel rugby quest’esercizio mentale diventa se possibile ancora più complesso, per via del diverso flusso temporale nei campionati dei due emisferi: spezzato in due tronconi per quello boreale, continuo per quello australe. Resistere al fascino dei bilanci di fine anno, tuttavia, è stato difficile anche per la redazione di On Rugby che, riunita in concilio, ha assegnato cinque premi Oscar per il 2017 che si avvia verso la conclusione. Ad ognuno dei componenti è stato chiesto di indicare tre nomination per ciascuna categoria, a cui sono state assegnate dei punteggi in base alle preferenze espresse (nell’ordine, 5-3-1). Buon divertimento.

In precedenza: Oscar al miglior attore protagonista

Oscar alla migliore interpretazione collettiva

Vincitore: All Blacks – 16 voti

L’Accademia non ha avuto dubbi: sarà una scelta banale ma anche quest’anno gli All Blacks sono stati gli interpreti di un’annata da ricordare. E sì, che il loro dominio in termini di risultati è stato meno netto che altre volte: nel 2017 si contano ben 2 sconfitte e un pareggio a macchiare le quattordici partite disputate.

Quello che però impressiona della squadra neozelandese è il livello di controllo quasi zen sugli accadimenti nel campo da gioco. La squadra sembra aver raggiunto uno stato di nirvana ovale, infuso da Steve Hansen che con il suo volto impassibile interpreta il ruolo di novello Avalokiteshvara, il bodhisattva che infonde sapienza e saggezza negli esseri umani dopo aver raggiunto l’illuminazione, mostrando la via.

Vedere una partita degli All Blacks, infatti, instilla nello spettatore la certezza che, nonostante la forza degli avversari, nonostante i guai in cui si possono essere cacciati, nonostante gli svantaggi, i neozelandesi riusciranno sempre a cavarsela grazie alla loro comprensione superiore del gioco, dove ognuno è parte dell’ingranaggio. Non sembrano mai in affanno, le cose riescono con leggerezza, sembrano giocare al tempo stesso con furia e serenità.

Si tratta di una squadra dove l’apporto individuale è fondamentale, ma che risente meno di tutte le altre delle eventuali assenze perché il sistema sopravvive al singolo. In particolare nella seconda metà dell’anno, fra il Rugby Championship e gli incontri internazionali di novembre, i neozelandesi hanno dimostrato con quanta tranquillità riescono a portare a casa anche le partite più complesse, come con l’Australia, in Sud Africa, in Scozia. C’è sempre spazio, tempo e modo per una giocata decisiva. E in più quest’anno ci hanno regalato anche della purissima bellezza, con tante mete da stropicciarsi gli occhi.

Possono permettersi tutto questo non grazie ad una investitura divina, malgrado le precedenti divagazioni mistiche, o al caso, ma grazie ad un livello di formazione tecnica dei giocatori che nessuno riesce ad eguagliare. I gesti tecnici degli All Blacks sono spesso perfetti, dal singolo passaggio alla giusta linea di corsa, fino alla pulizia di un punto d’incontro. E’ questo che gli consente, oltre ai 501 punti segnati, le 67 mete e un differenziale punti aggregato di +252, di assicurarsi l’Oscar ovale di On Rugby come miglior squadra dell’anno.

Tante le altre nomination per questo titolo, fra le quali sono degne di essere ricordate quella di Clermont (8 voti) e della nazionale scozzese (7 voti). La squadra giallo-blu ha conquistato a maggio il Top 14 e la finale di Champions Cup, battuta poi dai Saracens. In questa stagione sta faticando molto in campionato anche a causa di una vera e propria ecatombe di infortuni gravi ai propri giocatori, in particolare in mediana, ma in coppa ha saputo stringere i denti e, da grande squadra, ottenere il primo posto in un girone di ferro battendo per due volte proprio i Saracens.

La Scozia invece è la nazionale la cui crescita continua a stupire. Dopo lo splendido Sei Nazioni 2017 si pensava che la parabola di sviluppo della squadra adesso allenata da Gregor Townsend potesse essere arrivata all’apice, e invece fra giugno (vittoria in Australia) e novembre (ancora lo scalpo australiano e l’incompiuto upset degli All Blacks) la squadra ha dimostrato di avere ancora fame, di saper crescere ulteriormente e di avere i numeri e la qualità per ampliare la propria rosa.

 

La classifica completa

All Blacks – 18 voti
ASM Clermont – 8 voti
Scozia – 7 voti
Saracens, British & Irish Lions – 6 voti
Crusaders, Black Ferns – 5 voti
Inghilterra – 4 voti
La Rochelle – 3 voti
Munster, Scarlets, Irlanda – 1 voto

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