RWC 2015: è anche (purtroppo) il Mondiale degli infortuni

A metà della fase a gironi sono 16 i giocatori che hanno abbandonato il torneo: nel 2011, in tutto il torneo, furono solo 11

Yohann Huget

ph. Sebastiano Pessina

E’ il Mondiale social, quello del record di spettatori, dei grandi ascolti, ma è anche tristemente (per ora) il Mondiale di una sequela di infortuni interminabili. Una scure, quella che si è abbattuta su quasi tutte le venti squadre in Inghilterra. Facciamo la lista? Eccola.

 

Sudafrica: Jean de Villiers
Inghilterra: Billy Vunipola
Australia: Will Skelton, Wycliff Palu
Canada: Liam Underwood, Connor Braid
Scozia: Grant Gilchrist
Fiji: Waisea Nayacalevu, Isei Colati
Francia: Yoann Huget
Georgia: Davit Kubriashvili
Italia: Andrea Masi
Galles: Cory Allen, Scott Williams, Hallam Amos
Romania: Ovidiu Tonita

 

Dopo le prime due settimane di competizione sono già 16 i giocatori che hanno dovuto dire addio alla Coppa del mondo. Un numero elevatissimo se si pensa al totale del 2011, quando furono soltanto 11 in tutta la rassegna a subire infortuni che non gli permisero di finire il loro percorso iridato, ma siamo ancora (fortunatamente) lontano dal picco del 2007 quando addirittura 37 atleti incapparono in infortuni gravi.
Ginocchia doloranti, continue lussazioni alle spalle e addirittura mascelle rotte, stanno minando lo stato di salute dei protagonisti della Rugby World Cup, nonostante le precauzioni al giorno d’oggi non manchino.

 

La sequenza più sfortunata ha riguardato il Galles che, nella partita contro l’Inghilterra, ha visto infortunarsi in 4′ ben tre giocatori: da Scott Williams (ginocchio) a Liam Williams (commozione cerebrale) passando per Amos (spalla) a Liam Williams.
Mike Catt però, quattro mondiali al suo attivo come trequarti inglese ed ora assistente tecnico della rappresentativa della Rosa, a Rugbyrama dice:”Dal 2002 ad oggi il tasso di infortuni non è aumentato, in generale. Certo le misure sulla prevenzione e le cure mediche andranno migliorate comunque rapidamente, visto che il gioco è sempre più rapido e fisico con giocatori allenatissimi, sia per quanto riguarda la forza sia per quanto riguarda la mobilità ho letto letto alcuni dati e dal 1995 (anno dell’introduzione del professionismo) tutto sembra andare ad una velocità folle. Il numero delle punizioni generali è sensibilmente diminuito (-16 %), con il risultato che si gioca di più e i punteggi sono quasi sempre parecchio alti (+135% di punti realizzati)”.

 

A fargli eco, poi sono gli allenatori di Fiji, Francia e Galles:”Essere ad una Coppa del Mondo cambia tutto. Nessuno si tira mai indietro su ogni singolo impatto. Inoltre, tutte le partite hanno un peso specifico importante ed è quindi normale schierare giocatori affaticati che non hanno recuperato bene dal match precedente. Dovremmo pensare a tempi di recupero più lunghi, anche nella prima fase di un torneo così articolato”.
Sulla questione infine è intervenuta anche World Rugby, con il suo presidente Bernard Lapasset:”Abbiamo cercato di dare agli arbitri tutti gli strumenti per limitare il gioco violento in campo andando a prevenire una prima fetta di infortuni traumatici, ma è chiaro che poter trovare una linea da mantenere in uno sport ad alto impatto come il nostro non è facile sia dentro che fuori dal campo.

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