Speciale Rugby World Cup: cartoline mondiali – Serge Blanco

La sua dedizione, la sua generosità, il suo dare tutto senza risparmiarsi: quando il rugby è come l’amore

COMMENTI DEI LETTORI
  1. Alberto da Giussano 28 Maggio 2015, 16:25

    Lupus in fabula.

  2. mistral 28 Maggio 2015, 16:47

    grandissimo giocatore, senza dubbio…

  3. Giovanni 28 Maggio 2015, 18:50

    Il nome di Blanco è il primo che ricordi nelle mie memorie ancestrali di quando cominciai a seguire il rugby in tv, assieme a quelli di Philippe Sella e Rory Underwood (“capitano della RAF”, sottolineava puntualmente Paolo Rosi…). Era sul finire degli anni 80 e confesso che non capivo nulla di ciò che accadeva in campo, ma continuavo a seguire testardo l’appuntamento del sabato pomeriggio con “la sintesi di una partita del torneo delle cinque nazioni” su Rai Due (allora si scriveva ancora staccato), forse perchè vedere quelle folli corse scatenarsi all’improvviso mi emozionava o forse perchè mi sembrava tutto così unico e diverso da qualsiasi altro sport da spingermi a rimanere incollato alla tele per tentare di carpire da dove provenisse il fascino misterioso di tutto ciò. Perciò ogni volta che risento o rileggo quel nome, la mente torna indietro nel tempo, come un nastro che si riavvolga automaticamente e ritrovi antiche emozioni, le stesse che ancora oggi mi fanno sussultare ogni volta che vedo un trequarti incunearsi di prepotenza nel campo avversario, come un antico cavaliere che con infinita audacia esplori solitario un territorio sconosciuto, irto di pericoli e sfide imprevedibili. Rispetto ad allora c’è il rimpianto per la gioventù ormai andata e per quelle maglie svolazzanti rigonfie di vento. Piccoli frammenti di memoria di un non-giocatore…
    A proposito di atleti francesi che non rinunciavano a fumare, ce ne fu un altro famoso che aveva questo “vizio”, più forte di qualsiasi professionalità. Roma, estate del 1984, stadio Olimpico, pedana del salto con l’asta: una gara a due entrata nella leggenda tra l’allora sovietico Serghey Bubka, astro nascente della specialità, e Thierry Vigneron, ex-primatista mondiale. I due diedero vita ad una sfida epica, nel corso della quale batterono entrambi il record del mondo della specialità. Ebbene durante uno dei tentativi di salto di Bubka, la telecamera Rai staccò improvvisamente l’inquadratura sul francese che attendeva sulla pista il proprio turno e, nel frattempo, se ne stava beatamente sdraiato a fumarsi una sigaretta! Anche in quell’occasione il telecronista era Paolo Rosi, il quale non potè fare a meno di commentare, tra l’incredulo e l’ironico, la scenetta a cui stava dando vita l’ineffabile transalpino.

    • sinistrapiave 28 Maggio 2015, 22:40

      ben scritto , complimenti

    • mezeena10 29 Maggio 2015, 09:35

      giova che fai rubi il mestiere a san isidro???
      scherzi a parte bel pezzo, grandi emozioni!
      rugby world cup!!!

  4. delipe 28 Maggio 2015, 18:53

    Buonasera,
    Serge Blanco, “il cavallo purosangue del rugby”, “il Genio e NON sregolatezza”.
    Un giocatore insieme a Campese in bilico tra il cambiamento dal dilettantismo al professionismo.
    Non nel senso di tutto muscoli ma nel senso che non si puo giocare senza di loro, i migliori devono essere sempre in campo.
    E non sono d accordo che non avrebbe avuto successo nel professionismo !
    Blanco era una diagonale improvvisa, una falcata senza sensi unici…che spiazzava ogni tipo di difesa.
    Blanco era la completezza dell azione prolungata, quella che oggi si chiama in fasi.
    Il rugby champagne francese che partiva da un raggruppamento e con inventiva e coralità portava a marcare la meta.
    Perche quando l ultimo uomo era lui, non c era storia era meta, punto e basta.
    Ma anche perche quando il primo era lui a dare impulso all azione …lo era in maniera cosi incisiva, fantasiosa ed altruista….da far fare meta anche al galletto che faceva invasione di campo puntualmente nelle partite francesi ! 🙂
    Consiglio a tutti di ricercare video sulle sue partite e, abituandosi al rugby meno fisico di allora, godersi la sua fantasia estro.
    Blanco uomo di marketing con le sue bellissime e costose collezioni di maglie e vestiti. Ne conservo ancora una dei primi anni 90 perfettamente intonsa.
    Blanco e il suo amato (ora in crisi purtroppo) Biarritz.
    Credo sia l unica persona vivente ad avere intitolata una tribuna gia da vivo.
    Blanco che forse mira a Federazione e altro ruolo politico del rugby, forse ormai un po in ritardo per tanti motivi personali e personalissimi, gran peccato perche magari ci avrebbe stupito anche li.

    Insomma….in una parola….Serge Blanco !
    Cordialità

    • Katmandu 28 Maggio 2015, 19:50

      Per quanto sia immenso Blancò, paragonare il rugby pre 95 e quello post, troppa specificità oggi e molto più “inventiva” ieri, il fatto che si corre tanto di più limita le giocate di questi funamboli, inoltre gli estremi che si inserivano come Blanco eran pochetti e proprio le ali e gli estremi aveva più tempo per recuperare fiato e farsi trovare più pronti per queste invenzioni

      • delipe 28 Maggio 2015, 20:53

        Buonasera Katmandu,
        Il tuo ragionamento e giusto e non fa una piega, lo condivido.
        Io penso che alcuni giocatori, tra questi Blanco e Campese, ma anche JPR Williams tanto per fare un altro nome…..avrebbero giocato comunque nel professionismo, perche prima di tutto erano, come dice il servizio genio, generosità e passione….ma anche testa, come aggiungo io.
        Quindi si sarebbero senz altro fatti notare, pur essendo cambiato il modo di giocare e la fisicità
        Cordialità

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