Zebre: Dalai traccia un bilancio di fine stagione e risponde alle “cattiverie gratuite e feroci”

Il numero uno delle Zebre analizza la situazione del club parmense e controbatte agli infiniti pettegolezzi

Zebre, Michele Dalai: "La società è sana. Puntiamo ad alzare la competitività. Ci arriveremo"

Zebre: Dalai traccia un bilancio di fine stagione e risponde alle “cattiverie gratuite e feroci”

Un bilancio di fine stagione. L’amministratore unico delle Zebre, Michele Dalai, fotografa la stagione, lo stato di salute e le prospettive della franchigia emiliana, rispondendo anche alle continue polemiche intorno alla franchigia federale.

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Michele Dalai sulla stagione 2023/24 e sul futuro delle Zebre

Intervistato dalla Gazzetta di Parma, il dirigente dei ducali si è così espresso su vari argomenti partendo dalla situazione economica finanziaria: “Sul piano dei conti direi che lo stato di salute delle Zebre è ottimo. Da Andrea Delle Donne e Carlo Checchinato, che hanno ricoperto il ruolo di amministratore delegato prima di me, ho ereditato una società sana: la loro gestione è stata virtuosa, al punto che in questo bilancio o al massimo nel primo semestre del prossimo, e comunque in anticipo sulla tabella di marcia, restituiremo il finanziamento di 2 milioni di euro concesso nel 2017 dalla Federazione”.

Crescita e ricavi: “Abbiamo registrato una significativa crescita: +250% rispetto all’anno precedente, con una forbice che nella prossima stagione si allargherà ulteriormente raggiungendo il 600%. Parliamo, in ogni caso, del budget più basso dell’intero torneo: questo deriva da una serie di fattori”.

Nello specifico: “Essendo una franchigia di sviluppo, la Federazione compie un investimento finalizzato alla crescita dei giocatori. II roster delle Zebre è quello con l’età media più bassa del torneo, i nostri atleti hanno quindi meno esperienza e presenze in ambito internazionale. L’obiettivo è innalzare il livello di competitività”.

Sulla stagione, con un po’ di rimpianti, e le prospettive delle Zebre: “Stiamo curando la parte tecnica con grande attenzione: per l’anno prossimo pensiamo di poter proporre una versione interessante. Ripartiamo da alcune basi confortanti: Simone Gesi, un nostro giovane, italiano, è stato inserito nell’Elite XV, la formazione ideale dello United Rugby Championship, mentre la squadra ha realizzato il maggior numero di mete della propria storia. Sono segnali di crescita evidenti, testimoniati dalle tante partite che ci sono sfuggite di mano solo nelle battute finali. Ne ho contate almeno sei”.

Su quello che è mancato: “Quella che si chiama curva di apprendimento, l’essere stati altre volte nella vita in determinate situazioni. Devi avere giocatori di 28-30 anni che sanno cosa accade al 78′ di gioco, quando inizia un’altra partita. Ci arriveremo, ma serve pazienza. II problema è che lavoriamo in un contesto dove i dieci anni di sconfitte costituiscono sempre la premessa ad ogni tipo di discorso…”

Sulle continue polemiche intorno alla franchigia federale :”Le Zebre sono sempre al centro di infiniti pettegolezzidi infiniti pettegolezzi, nonché di cattiverie gratuite e feroci. Su queste ci si può passare sopra, quando provengono da ragazzini o da gente che il rugby lo guarda dal divano di casa: rientra in un diritto di critica che i social hanno ormai allargato. Ma quando certe affermazioni arrivano da dirigenti sportivi, non è più accettabile. La cosa che più mi amareggia è la violenza verbale, a tratti spaventosa, da parte di ex giocatori della Nazionale che prima si riempiono la bocca di valori che il rugby è capace di esprimere e poi non perdono occasione per parlare di dramma sportivo delle Zebre, soffermandosi sul numero di sconfitte. Io ho le spalle larghe, ma per un giocatore di 20 anni subire continuamente attacchi di questo tipo è pesante.”

In risposta alle dichiarazioni del Presidente della Rugby Rovigo Zambelli: “C’è gente che avrebbe ricette miracolose per le Zebre, ma ha difficoltà ad allestire organici competitivi nelle serie minori. Ho sentito un presidente di un importante club affermare che le Zebre non sono rappresentative di nulla. Non è esattamente così: le Zebre rappresentano 140 società distribuite sul territorio italiano e 25 mila tifosi che aderiscono al progetto. Ed essendo espressione della Federazione, siamo un club accogliente per definizione. L’anomalia, forse, è che le Zebre non rappresentano tantissimo per Parma. Ma il nostro lavoro è tentare di aiutare la franchigia a radicarsi e a crescere qui. I progetti sportivi sono come quelli aziendali: hanno come minimo una durata triennale e vertono su costruzione, consolidamento e risultati. La nuova governance federale ha un progetto stabile e definito per le Zebre.”

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