Benetton, un bilancio di fine stagione

Il bel rugby giocato, le soddisfazioni in coppa e i rimpianti in campionato, la necessità di fare punti in trasferta

Benetton, il bilancio della stagione – ph. OnRugby

La sconfitta per 23-0 del Benetton contro il Tolone nella semifinale di Challenge Cup ha posto fine alla stagione 2022/2023 della squadra guidata da Marco Bortolami.

Malgrado si chiuda con 3 sconfitte consecutive, due in campionato e una in coppa, l’annata dei Leoni è stata positiva. Se il raggiungimento della prima semifinale di coppa nella storia del rugby italiano è un fiore all’occhiello che supera probabilmente le aspettative di inizio stagione, l’aver combattuto fino alla penultima giornata per l’accesso ai playoff nello United Rugby Championship rappresenta fondamentalmente il raggiungimento dell’obiettivo minimo per il campionato, competere appunto per la partecipazione alle fasi finali.

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Com’è andato lo URC del Benetton

Il torneo delle franchigie celtiche, italiane e sudafricane è tutto un altro campionato rispetto a quello che era il Pro12, ma ha subito una ulteriore accelerata verso l’alto da quando è cambiato il numero e il nome delle squadre dell’altro emisfero coinvolte. Oggi per qualificarsi è necessario fare veramente una buona stagione, sbagliare pochissimo e avere una rosa lunga e di altissimo profilo.

Il club, attraverso il lavoro di dirigenza e staff, ha garantito un ottimo punto di partenza alla squadra, malgrado un’estate non facile, che aveva visto Monty Ioane, Luca Morisi, Hame Faiva, Irné Herbst e l’allenatore della difesa Paul Gustard dare l’addio a Treviso. Un mercato solido, integrato nel corso della stagione da sforzi ulteriori, ha consentito di presentarsi bene ai nastri di partenza.

Le speranze di far bene in URC si fondavano principalmente sul rendere lo stadio di Monigo un fortino. Vincere le 9 partite disputate in casa propria in ogni stagione, d’altra parte, sarebbe quasi da solo bastevole per aggiudicarsi i playoff: quest’anno gli Sharks hanno chiuso la regular season proprio con 9 vittorie e 1 pareggio.

Sono forse proprio le 3 sconfitte subite a Monigo contro Bulls, Munster e Lions a rappresentare il crocevia di una stagione dove molto si è fatto di buono, ma non tutto è andato a posto. Contro la squadra di Pretoria i Leoni erano avanti fino all’ora di gioco (22-20 al 60′), poi finirono per non raccogliere niente dalla gara subendo 22 punti negli ultimi 17 minuti. Un canovaccio simile alla gara contro i Lions del 25 marzo, quella che forse fa nascere i maggiori rimorsi: avanti 28-13 al 60′, il Benetton finì per perdere 28-32 concedendo 19 punti in meno di 10 minuti. Contro il Munster, incontrato in uno dei momenti migliori della stagione per gli irlandesi, la frustrazione di non essere riusciti a tenere testa (e magari aver racimolato un bonus in più) ad una squadra che aveva giocato per 20 minuti in 14.

Per quanto sia corretto continuare a puntare su Monigo come roccaforte, comunque, il Benetton deve necessariamente racimolare più punti in trasferta nella prossima stagione. Solo due vittorie, di cui una a Parma, e appena un punto bonus ottenuto fuori dall’Italia sono un bottino che va ingrossato per potersi dare qualche chance in più. Testimoniano, infine le cifre: 9 partite in trasferta, 318 punti subiti, 166 segnati. E’ da qui che passa il prossimo step nel miglioramento del Benetton, ancor più che dal realizzare il 100% di vittorie casalinghe.

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Com’è andata la Challenge Cup del Benetton

La coppa cadetta ha regalato al Benetton un addendum di gioie che consente di far pendere la bilancia dal lato positivo nel considerare l’esito della stagione 2022/2023.

In particolare da gennaio in poi le tre vittorie con Stade Français, Connacht e Cardiff entrano di diritto nella memoria collettiva dei tifosi trevigiani e del Benetton in generale. In special modo quella contro gli irlandesi, forse la miglior prestazione di tutta la stagione per qualità, autorevolezza, fiducia nei propri mezzi dimostrata dalla squadra nella singola circostanza.

A dispetto della sconfitta contro il Tolone, che si è dimostrato semplicemente di un’altra categoria, il Benetton sembra una squadra che si trova incredibilmente a proprio agio nel giocare partite da dentro o fuori, quasi in misura maggiore di quanto non lo sia nella routine di una stagione di campionato.

Cos’è andato bene, cosa c’è da migliorare

Il Benetton 2022/2023 ha giocato un rugby offensivo di gran qualità, con momenti altissimi che hanno entusiasmato gli spettatori e deliziato i palati più fini. Grandi momenti di forma individuali per lunghi tratti della stagione (su tutti la clamorosa stagione di Tomi Albornoz, ma anche Nacho Brex, Lorenzo Cannone, Federico Ruzza, Nahuel Tetaz Chaparro, Rhyno Smith) e qualche singola prestazione da ricordare (Umaga, Ratave, Mendy) sono state al servizio di un impianto di gioco dove la mano dello staff è evidente. Si prenda ad esempio la grande varietà di lanci del gioco da mischia ordinata e rimessa laterale che il Benetton ha messo in mostra in questa stagione, studiando diverse sequenze lunghe finanche tre fasi per mettere in scacco le difese a seconda delle caratteristiche peculiari dei singoli avversari.

Rispetto all’anno precedente è decisamente migliorata la difesa nei drive da rimessa laterale, ma anche la solidità difensiva generale è apparsa accresciuta, oltre alla capacità di mantenimento del possesso per lunghe sequenze.

A livello di campo, il Benetton ha denunciato, oltre ad una qualità ondivaga nel gioco tattico al piede (e nella battaglia in aria conseguente) nella propria metà campo, due problemi cronici, correlati tra loro: tantissimi errori da restart o nelle fasi immediatamente successive e una tendenza a concedere punti agli avversari immediatamente dopo averne segnati.

Tra le liete novità l’aver fatto maturare enormemente alcuni giovani giocatori italiani, sia fra quelli già affermati che tra coloro che ancora devono completare il loro arrivo alla ribalta internazionale. Alessandro Izekor, Lorenzo Cannone, Michele Lamaro, Tommaso Menoncello, Manuel Zuliani, Riccardo Favretto (da quando è rientrato), Alessandro Garbisi sono fra coloro che hanno dimostrato la crescita maggiore. Marco Zanon ha giocato in alcune occasioni con una fame agonistica che lo ha portato ad un livello superiore a quello visto nelle ultime stagioni, Filippo Drago ha avuto poche opportunità ma è sempre stato molto positivo quando chiamato in causa. Nel gruppo dei veterani Federico Ruzza ha affinato le proprie qualità completando la metamorfosi da giocatore raro e imperfetto a unico e insostituibile.

Alcuni infortuni si sono messi di traverso, com’è inevitabile che sia. Gianmarco Lucchesi, Scott Scrafton, Leonardo Marin avrebbero potuto essere risorse di qualità inestimabile che sono mancate nei momenti topici della stagione (e nella lista ci va anche Ivan Nemer, tutt’altro che infortunato ma che è venuto meno nel sostenere i compagni nello sforzo sportivo con un’idiozia sconsiderata; il suo brutto gesto e la gestione delle conseguenze sono stati forse il momento peggiore, nel complesso, della stagione del Benetton).

Tuttavia, è anche innegabile che il Benetton abbia dimostrato una fragilità: c’è un nucleo della squadra che è ad un livello, e uno che è ad un gradino inferiore. Con il primo i biancoverdi possono competere con tanti, quasi tutti, gli avversari, l’altro è chiamato a crescere per far sentire in maniera minore il gap tra gli uni e gli altri nella naturale ottica di rotazione che pretende una stagione come quella appena conclusa.

Lorenzo Calamai

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