Le statistiche avanzate nel rugby: lo URC sperimenta gli Expected Points

Il rugby prova ad accordarsi a basket, football e calcio nell’utilizzare modelli statistici per misurare la rilevanza di certe azioni

Pro14 Leinster

Expected points, la nuova statistica avanzata sperimentata dall’URC – ph. Ettore Griffoni

Giusti gli applausi al marcatore della meta, ma quanti ne merita il giocatore che gli ha offerto l’assist? E quanto è stato importante il recupero dell’ovale nelle due fasi precedenti?

Lo United Rugby Championship è il primo campionato a offrire al pubblico un metodo di misurazione scientifico dell’impatto delle azioni dei giocatori sul risultato della partita, e lo farà con gli Expected Points (abbreviato xP, letteralmente punti attesi), la risposta del rugby alle statistiche avanzate sperimentate ormai da tempo nel football americano e nel calcio, che porta come esempio gli expected goals.

Il sistema è stato sviluppato da James Tozer e Gordon Hamilton-Frailey, fondatori di Oval Insights e collaboratori già di diversi club professionistici e della nazionale inglese, offrendo pacchetti di dati statistici avanzati che hanno aiutato gli staff tecnici a misurare l’impatto delle prestazioni dei giocatori.

La storia del loro coinvolgimento all’interno del prossimo United Rugby Championship l’ha raccontata Charlie Morgan in un articolo sul Telegraph, dove Tozer ha spiegato di che cosa si parla: “Piuttosto che guardare solamente al giocatore che ha schiacciato il pallone in meta o che ha calciato l’ovale tra i pali, quello che facciamo è stimare l’impatto di ogni azione in campo sulle probabilità di segnare di una squadra.”

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“Pensiamo a una partita come a un gioco dell’oca. Ci sono alcune azioni che ti muovono sempre più vicino al traguardo ed altre che invece ti portano più lontano. La parte difficile sta nel misurare quanto vicino o quanto lontano ogni azione ti porti alla meta: quanto è importante quel break, quanto svantaggioso è quell’errore gestuale?”

Ad ogni azione, dunque, è associato un punteggio. Mediamente, ad esempio, un break offensivo consente alla squadra di guadagnare circa 0,3 punti sul tabellone. Un valore medio che è destinato ovviamente a cambiare a seconda delle peculiarità della singola azione, così come ad esempio un errore nel passaggio porta solitamente a 0,4 punti in meno.

A cosa serve tutto questo? A misurare l’impatto di ogni giocatore sul risultato di una partita, senza fermarsi alle apparenze della singola giocata.

Tozer porta esempi concreti: “Gli spettatori tendono a ricordarsi gli occasionali momenti di brillantezza individuale, ma dall’altra parte tanti piccoli errori possono fare da contraltare. Tutti amano quando Leone Nakarawa esegue uno dei suoi pazzeschi offload, ad esempio, ma la scorsa stagione Nakarawa ha chiuso con un punteggio negativo di xP, perché ha spesso perso il pallone concedendo il possesso agli avversari.”

“All’opposto Jac Morgan, il talentuoso flanker 21enne degli Scarlets, è vicino alla cima della classifica degli xP per quanto spesso è riuscito a vincere un turnover in una ruck.”

Nella finale di Rainbow Cup fra Benetton e Bulls, la meta di Michele Lamaro è valsa 5 punti al Benetton, di cui 2,71 vengono attribuiti alle azioni dei tre interpreti della fase finale, Garbisi, Ioane e lo stesso Lamaro.

Per le misurazioni di Oval Insights, basate sull’analisi di una montagna di dati precedenti, il valore in xP del calcio di Garbisi è di 0,40, quello dell’azione di Ioane è di 0,70 (0,30 per il break, 0,10 per i 10 metri corsi, 0,30 per l’assist vincente), mentre il merito di Lamaro di battere un uomo, sprintare per 11 metri e segnare viene misurato in 1,61 xP (1,40 per la meta, 0,11 per la corsa, 0,10 per il difensore battuto).

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Sul lungo periodo, l’utilizzo degli Expected Points potrebbe non solo influenzare il modo in cui gli spettatori valutano e vivono le prestazioni dei giocatori in campo, ma anche incidere sul giudizio della stagione o della carriera di un giocatore, senza per questo rimuovere dall’analisi tutti quegli elementi non perfettamente misurabili, come il carisma, il carattere, la leadership di un giocatore. Quelli che gli inglesi chiamano, in maniera azzeccata, gli intangibles.

Chiude Tozer: “L’obiettivo generale con questa versione per il pubblico degli xP è di dare ai tifosi una comprensione più avanzata dello sport che amano. Tutto quello che chiediamo loro è di affrontare i nostri dati statistici con un atteggiamento aperto: se qualcuno segna più o meno di quanto vi aspettate, potrebbe essere perché stanno facendo un sacco di cose cruciali che vengono facilmente dimenticate dopo il fischio finale.”

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