Italia, Stephen Varney: “L’Italia ha sempre fatto parte della mia vita. Vogliamo tornare a vincere partite importanti”

Il mediano di mischia di Gloucester, dopo il debutto in azzurro, ha parlato con OnRugby a 360 gradi

Stephen Varney - Nazionale italiana rugby - Italia del rugby

Stephen Varney – Nazionale italiana rugby – Italia del rugby ph. Sebastiano Pessina

Dopo averlo visto all’opera con costrutto tra Under 18 ed Under 20, nonostante la sua dichiarazione d’amore alla nazionale italiana nel post Galles-Italia del Sei Nazioni 2020 a Colwyn Bay, quando Stephen Lorenzo Varney – dopo la pausa forzata – ha iniziato ad inanellare prestazioni e numeri di grande rilievo in maglia Gloucester (6 partite in campo, 3 da titolare, con ben 4 marcature pesanti a segno, nel post pausa), l’appassionato ovale italiano ha iniziato a temere che le sirene di Galles o Inghilterra potessero suonare, ed attrarlo magneticamente verso dei lidi comunque molto ben conosciuti dal nativo del Pembrokeshire.

Niente di più sbagliato, perché il mediano di mischia classe ’01 (1.73 cm x 73 kg) dei ‘Cherry and Whites‘, con cui ha recentemente rinnovato il suo contratto, non ha mai avuto dubbi. “Quando si è presentata anni fa l’opportunità di giocare per gli azzurri, a livello giovanile, ho apprezzato l’interesse ed accettato di buon grado, perché onestamente l’Italia è una parte non banale della mia vita. E in quel momento è come se avessi già deciso definitivamente. I genitori di mia madre Valeria sono originari rispettivamente di Parma (nonno) e Cesena (nonna), il bisnonno fu un prigioniero di guerra italiano, che decise di restare a vivere in Galles, dove fu raggiunto dalla sua dolce metà. Con i nonni materni, che mi chiamavano al telefono invitandomi più o meno con frasi tipo ‘vieni a mangiare da noi stasera, bellissimo’, ho trascorso tantissimi weekend, immergendomi nella cultura italiana. Cibo, carte, tradizioni e musica (l’inno di Mameli in primis) del Belpaese hanno sempre fatto parte del mio bagaglio personale (come suggerisce anche il secondo nome, Lorenzo, ndr), in modo profondo. E sia a Parma che a Cesena ho ancora parenti stabili, che spesso andiamo a trovare”, ha esordito, raggiunto da OnRugby, il mediano di mischia.

Una scelta, quella di vestire l’azzurro – sublimata con il debutto sabato scorso contro la Scozia, partendo dalla panchina a Firenze (26′, al posto di Violi, in cui si sono intravisti potenziale e punti da migliorare del giocatore) -, che non ha mai vacillato nemmeno approcciandosi al piano di sopra, quello del livello internazionale, dove l’Italia stenta da qualche anno. “Il Galles è comunque sempre stato in contatto con me. Si è informato, ma avevo già deciso da tempo: la mia scelta per il rugby internazionale era già presa da tempo e rispondeva al nome di Italia. Peraltro, la qualità delle squadre azzurre in cui ho giocato è sempre stata molto alta e sono convinto si possa replicare allo stesso modo anche nei prossimi anni con la Maggiore. Da ‘junior’, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni in Under 18 – nel superbo festival Six Nations del 2019, soprattutto -, mentre in Under 20, seppure sia riuscito a disputare solo un paio di gare lo scorso anno – causa rinvii e cancellazioni -, c’erano le basi per fare veramente bene al Mondiale casalingo, vista la quantità di talento e l’ottima struttura di squadra che si era creata. Perché no, avremmo potuto chiudere la rassegna iridata anche tra le prime 5”, ha proseguito Stephen Varney, tornando sulla sua esperienza con le selezioni giovanili italiane.

Ha idee ed ambizioni intriganti e piuttosto chiare, il 9 di Gloucester, sia dentro il rettangolo verde, che al di fuori del mondo ovale.

In campo dove vuole arrivare? “Nel breve periodo il target è quello di tornare a vincere delle partite di peso contro i top team, se parliamo di Nazionale italiana. Di migliorare in ogni aspetto del gioco, se parliamo di me. A 19 anni credo sia inevitabile e quasi fisiologico avere ancora tanto da imparare. Sono un giocatore veloce, abile nella gestione del gioco, dei suoi ritmi, delle sue sfaccettature. Mi piace molto portare anche le giuste linee di corsa a sostegno dei miei compagni e farmi trovare pronto per marcare mete. Ma, come detto, c’è ancora tantissimo da fare, in attacco e in difesa. Sono solo all’inizio del percorso”.

“Sul lungo termine invece voglio, anzi vogliamo portare l’Italia a competere regolarmente contro le squadre più forti nel ranking mondiali. Non exploit, ma stare sempre lì, al vertice, ogni anno, ogni mese, ogni settimana. Dobbiamo diventare una minaccia costante: nessuno dovrà più essere sorpreso di una nostra vittoria contro team d’élite”.

Sistemare l’italiano…

Nella vita ordinaria, invece, l’obiettivo primario, nel breve termine, invece, è linguistico. “Voglio diventare il prima possibile in grado di parlare fluentemente l’italiano. Posso confessare che il fatto di non aver insistito molto con noi (lui e il fratello Alex, a sua volta in passato convocato dall’Under 20 italiana), in gioventù, è uno dei più grandi rimpianti di mia madre Valeria. Ma ci stiamo già lavorando alla grande. I suoi genitori hanno sempre cercato di parlare in italiano con me, l’obiettivo diventa riuscire, a mia volta, a parlare italiano con loro”.

Lingua che in qualche modo può continuare ad esercitare anche in Premiership, a Gloucester, assieme all’amico, nonché punto di riferimento, Jake Polledri, che lo ha aiutato a sfondare in questo pazzo 2020, assieme ad un’altra figura fondamentale, quella del nuovo capo allenatore post lunga sosta. “Coach Skivington (insediatosi a Glouceseter dopo lo stop, al posto di Ackermann, volato in Giappone, ndr) si è rivelata una figura di straordinaria importanza nella crescita. Mi ha aiutato parecchio, a livello personale, ed ha saputo creare un ambiente eccezionale per tutti i ragazzi giovani che il club ha lanciato in questi mesi (tra gli altri, lui, l’ala Louis Rees-Zammit, domani al debutto con il Galles, ed il terza linea inglese Jack Clement, un trio del ’01, ndr). Ha dato una chance a tutti noi, credendo davvero nelle nostre potenzialità e riuscendo a far sì che riuscissimo ad esprimerle al nostro meglio attuale”, ha raccontato entusiasta Varney, senza nascondere la felicità e la soddisfazione per aver anche occupato la stessa mediana assieme a Danny Cipriani, una delle stelle del torneo nell’ultimo lustro abbondante.

“Ho anche avuto la fortuna di realizzare quello che credo sia un sogno per tantissimi ragazzini appassionati di rugby: giocare al fianco, in tutti i sensi, di un’icona del rugby moderno inglese come Danny Cipriani, un gran giocatore ma soprattutto una mente ovale abbondantemente sopra la media”.

Come quella di Aaron Smith, idolo ed esempio: “Aaron (Smith, ndr) è il miglior passatore in circolazione, oltre ovviamente ad avere una superba capacità di leggere, di anticipare, quasi di prevedere il gioco. Seguo sempre le sue partite, cercando di trarne più spunti possibili, sia a livello tecnico-tattico, che di approccio alle gare di alto livello”.

Approccio professionale e meticoloso a cui arriva Stephen Varney, nonostante la giovane età, si è già avvicinato grazie alla proficua esperienza all’Hartpury College, sia come atleta che come studente.

“A livello di high school, ho studiato ‘BTEC Sports’ (un corso di superiori con grande attenzione a tutte le branchie disciplinari legate allo sport, ndr). Uno dei college – e delle università – migliori d’Inghilterra e forse del Mondo per chi vuole diventare uno sportivo professionista. E’ conosciuto principalmente per il rugby, ma presenta una struttura super anche per chi vuole perseguire carriere in altre discipline, come equitazione o calcio, golf (l’altro sport in cui eccelle Varney, ndr). All’interno della scuola e dei suoi team agonistici, ci sono coach eccellenti per ogni aspetto su cui tu possa lavorare in quanto atleta. Skills tecniche, tattica individuale e di squadra, preparazione atletica a 360 gradi. Insomma, un posto perfetto per crescere, a stretto contatto ovviamente con la squadra di Gloucester, con cui ho iniziato la mia esperienza in Premiership”, ha dettagliato il numero 9 azzurro classe ’01.

Personalità e relazioni

Che tipo è Stephen Varney fuori dal campo? “Sono un ragazzo molto tranquillo, al quale però piace anche socializzare con i compagni di squadra, sviluppare delle belle relazioni interpersonali con loro, dentro e fuori dal campo – anche con attività semplici come il giocare a carte o una partita di tennis tavolo -, ed alle volte anche divertirmi e fare qualche scherzo. Ho sviluppato un gran bel feeling con Paolo Garbisi, con cui spendo molto tempo sul tavolo da ping pong (sorride, ndr) – dentro e fuori dal campo -, ma anche con Jacopo (Trulla, ndr) e Chicco (Mori, ndr) si è sviluppato in questi mesi un rapporto di grande qualità”.

‘Great relationship’ come quella instaurata con Franco Smith: “Siamo entrati in contatto in estate. Mi disse che se avessi fatto bene con Gloucester ci saremmo aggiornati, e così effettivamente è stato. Prima di venire ai raduni, abbiamo fissato un incontro su Zoom, assieme ai miei genitori, in cui ci ha spiegato il suo metodo di lavoro, le sue aspettative ed il percorso di crescita tecnica che ha intenzione di seguire. E’ stata una riunione proficua, molto soddisfacente sia per me che per i miei. E devo dire che effettivamente, tutto quello che ha detto a voce, si rispecchia anche in fatti concreti, al raduno. Ci fa lavorare molto, e duro (sorride, ndr), ma è interessante lavorare con lui, così come con tutto il gruppo. Mi sto trovando molto bene a Roma”, ha concluso Varney, già focalizzato sulla sfida contro la Francia, subito potenzialmente utile per provare a riscattare la fastidiosa sconfitta contro la Scozia, perché “abbiamo giocato 65′ di qualità, ma siamo delusi per come sono andati gli ultimi 20′”.

Del resto, Stephen Lorenzo Varney, con l’Italia da sempre nel cuore, ha scelto di indossare l’azzurro con l’idea e la volontà di provare a donargli nuovo splendore, il prima possibile. Magari già da Parigi.

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