Italia, la parola a Johan Meyer: “Siamo in crescita. Dobbiamo lavorare su abitudine e concentrazione”

L’avanti azzurro ha fotografato il match con la Scozia parlando poi del suo ruolo e del match contro le Fiji

Italia Johan Meyer

Italia, Johan Meyer in azione nel match contro la Scozia (Ph. Sebastiano Pessina)

La partita con la Scozia è stata messa definitivamente alle spalle, quella con le Fiji invece nel mirino di un’Italia che, dopo aver raccolto i complimenti sulla scena internazionale, vuole tornare al successo.

A fare il punto della situazione in casa Azzurri ci ha pensato quest’oggi Johan Meyer, il terza linea delle Zebre che è intervenuto nel primo pomeriggio in un appuntamento virtuale con la stampa.

“Devo crescere – ha esordito l’avanti – ma sabato mi sono sentito e ho visto bene la squadra. In allenamento stiamo lavorando sulla mischia e, in particolare, sulla maul: cercheremo di avere un’evoluzione che ci porti ad essere ancor più pericolosi. La mischia è andata molto molto meglio rispetto alle ultime uscite: c’è un mix fra giovani ed esperti che sta funzionando e questo ci ha portato positività e convinzione”.

“Nella prima ora di gioco – ha proseguito il giocatore dell’Italia Johan Meyer – abbiamo giocato bene calando poi però negli ultimi venti minuti, ma penso che più che un problema fisico sia stato un problema mentale: di concentrazione e di abitudine. Dopo tanto tempo ci siamo trovati a essere in vantaggio nell’ultimo quarto e li avremmo dovuto cercare di stare più nella loro metà campo, ma questo ci servirà per il futuro”.

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“Il mio ruolo? Io preferisco giocare come terza linea, ma fare anche la seconda non mi crea problema. So che Jake Polledri sarà fuori e che questo potrebbe aprire una possibilità in quel reparto, ma il mio obiettivo ora come ora è quello di farmi trovare pronto, di portare energia e freschezza alla squadra. La dimensione di impact player mi piace”.

“Stiamo preparando la partita contro le Fiji, sappiamo che il nostro set-piece potrebbe metterli in difficoltà: noi ci stiamo allenando come se la partita fosse regolarmente in programma sabato. Dobbiamo pensare a quello”.

Infine una chiusura sulle sue origini sudafricane e sullo stile di gioco di Franco Smith e Michael Bradley, suo allenatore alle Zebre: “Il dna di Smith e di Bradley sono diversi. In nazionale abbiamo un gameplan più diretto, che rispecchia ovviamente le caratteristiche di Smith, mentre alle Zebre il gioco è più orientato su altre peculiarità. Il punto in comune sul quale voglio lavorare è quello dell’intensità, dell’energia: voglio avere lo stesso spirito sia in azzurro sia con le Zebre a cominciare dagli allenamenti”.

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