Tri Nations: l’Argentina fa la storia e batte gli All Blacks

Una straordinaria prova di squadra dei Pumas vale il loro primo successo contro la Nuova Zelanda, abbattuta al termine di 80 minuti da incubo

L'Argentina batte la Nuova Zelanda per la prima volta nella storia (ph. Sebastiano Pessina)

L’Argentina batte la Nuova Zelanda per la prima volta nella storia (ph. Sebastiano Pessina)

La terza giornata del Tri Nations 2020 vede il debutto stagionale dell’Argentina, a secco di rugby da 13 mesi, subito contro l’esame più duro, cioè la Nuova Zelanda con una formazione al top. All Blacks che schierano praticamente tutto il loro meglio per rialzare subito la testa dopo la sconfitta con l’Australia di una settimana fa, Pumas che inseriscono nel XV iniziale sette giocatori che militano nei campionati europei, e hanno quantomeno un po’ di rugby giocato nelle gambe. Per gli altri, quelli che fino a marzo hanno giocato coi Jaguares, ci sono solo tantissime settimane di un raduno che è iniziato a Buenos Aires a luglio e sfocia nella partita di oggi.

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Dopo la haka condotta da Aaron Smith si parte, e la prima occasione è subito Pumas con un drop sbagliato di poco da Sanchez. Al quarto minuto uno schiaffone di Frizell sulla linea di centrocampo costa ai neozelandesi una punizione girata, e i primi punti del match insaccati dalla piazzola dallo stesso Sanchez. Gli All Blacks reagiscono, e mettono in piedi una lunga azione abrasiva scontrandosi però con una difesa argentina apparsa sin dal via molto solida e, dopo una touche nei 22, devono accontentarsi del pareggio di Mo’unga all’undicesimo. Nei minuti seguenti i neri provano ad accelerare, ma davanti trovano un muro letteralmente invalicabile che non concede praticamente nulla, in un match che rimane nervoso e ricco di scontri ravvicinati. A metà frazione poi i Pumas passano alla prima occasione: dopo una touche vinta in attacco, azione che arriva nei 22 e col vantaggio a favore Sanchez alza un calcetto morbido che non viene raccolto dalla difesa. È lo stesso numero 10 ad aggredire l’ovale e tuffarsi fino in meta per il 3 a 10. La Nuova Zelanda è tutt’altro che lucida, anzi, ed è l’indisciplina a farla da padrone: tra il 22esimo e il 24esimo Sanchez ha due possibilità dalla piazzola, riesce a segnare la seconda dimostrando enorme freddezza dalla distanza. Il canovaccio non cambia, e agli All Blacks riesce poco o niente in attacco, mentre i Pumas controllano le sfuriate avversarie non sbagliando (letteralmente) nessun placcaggio. Alla mezz’ora sono già sette i falli fischiati contro Cane e compagni, un’enormità, e gli argentini sfiorano in ripartenza quello che sembrerebbe il colpo del k.o., con un contropiede fermato a un passo dalla meta e Matera tenuto alto nella fase seguente. Ne nasce una mischia che decreta un altro fallo neozelandese, e arrivano altri tre punti per Sanchez e l’Argentina che vola sul 3 a 16. I pasticci dei tutti neri non finiscono fino alla pausa, e anche Mo’unga quasi sulla sirena spedisce in area di meta un ovale destinato in touche dopo una punizione. Al termine di 40 minuti irreali, da una parte e dall’altra, l’Argentina conduce con pieno merito di 13 lunghezze a Sydney.

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Il secondo tempo si apre su note già viste, e nei primi sei minuti sono già tre i falli commessi dalla Nuova Zelanda. L’ultimo di questi costa un nuovo piazzato di Sanchez dalla linea dei 10 metri, e così i sudamericani possono volare addirittura oltre il doppio break sul 3 a 19. Dalla ripartenza però i pacifici imbastiscono una lunga azione che porta a una touche sui 5 a favore, palla vinta e drive avanzante chiuso da capitan Cane per la prima meta dei suoi, trasformata da Mo’unga per il 10 a 19. Partita riaperta? Le prime sensazioni dicono di no, perché passano pochi minuti e un nuovo fuorigioco neozelandese mette ancora Sanchez sulla piazzola per il facile calcio del 10 a 22 al 56esimo. Poco dopo una touche a favore nei 22 argentini viene brutalmente persa dai neozelandesi, ai quali non riesce letteralmente niente contro un’Argentina che ha una lucidità mentale impressionante, da grande squadra consolidata e non da formazione che non gioca da oltre un anno solare. Testimonianza di questo la lunga azione All Blacks intorno al 68esimo, con tante fasi a ridosso dei 22 fronteggiate da una perfetta difesa, poi Mo’unga cerca la soluzione al piede ma Chocobares si trova l’ovale in mano e controlla, facendo sfumare ancora una volta le possibilità dei neri. Si entra negli ultimi dieci minuti e continua la sagra degli errori neozelandesi, contro una difesa Pumas che soffre, spende qualche fallo quando necessario, ma non affonda letteralmente mai. Prova ne è il pallone strappato da Matera al 74esimo, che vale un fischio a favore e l’allontanamento della pressione, oltre che la sempre maggior sensazione di stare facendo la storia. A tre dalla fine Sanchez mette la parola fine a ogni discorso, trovando i pali da metacampo per il 10 a 25, una voragine irrecuperabile soprattutto per degli All Blacks così brutti come quelli visti in questa mattinata italiana. A pochissimo serve, a cronometro rosso, la prima meta internazionale di Clarke, anche perché in campo e intorno al rettangolo di gioco si piange: l’Argentina ha appena fatto la storia, dopo 30 scontri diretti la Nuova Zelanda è superata al termine di una prova di squadra semplicemente leggendaria.

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Il tabellino di Nuova Zelanda-Argentina 1525, terza giornata del Tri Nations 2020:

Nuova Zelanda: 15 Beauden Barrett, 14 Jordie Barrett, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Jack Goodhue, 11 Caleb Clarke, 10 Richie Mo’unga, 9 Aaron Smith, 8 Ardie Savea, 7 Sam Cane (c), 6 Shannon Frizell, 5 Sam Whitelock, 4 Patrick Tuipulotu, 3 Tyrel Lomax, 2 Dane Coles, 1 Joe Moody
A disposizione: 16 Codie Taylor, 17 Alex Hodgman, 18 Nepo Laulala, 19 Tupou Vaa’i, 20 Hoskins Sotutu, 21 Brad Weber, 22 Rieko Ioane, 23 Damian McKenzie

Marcatori Nuova Zelanda:

Mete: Cane (52’), Clarke (81’)

Trasformazioni: Mo’unga (53’)

Calcio piazzato: Mo’unga (11’)

Argentina: 15 Santiago Carreras, 14 Bautista Delguy, 13 Matías Orlando, 12 Santiago Chocobares, 11 Juan Imhoff, 10 Nicolás Sánchez, 9 Tomás Cubelli, 8 Rodrigo Bruni, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera (c), 5 Matías Alemanno, 4 Guido Petti, 3 Francisco Gómez Kodela, 2 Julián Montoya, 1 Nahuel Tetaz Chaparro
A disposizione: 16 Facundo Bosch, 17 Mayco Vivas, 18 Santiago Medrano, 19 Santiago Grondona, 20 Tomás Lezana, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Lucio Cinti, 23 Santiago Cordero

Marcatori Argentina:

Meta: Sanchez (19’)

Trasformazione: Sanchez (20’)

Calci piazzati: Sanchez (5’, 25’, 32’, 48’, 56’, 77’)

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