Italia, Marco Lazzaroni: “Vogliamo riconquistare il rispetto delle rivali. Questi raduni particolari hanno aiutato la costruzione del gruppo”

Il seconda linea azzurro ha parlato con OnRugby, in vista del ritorno al lavoro in preparazione dell’Autumn Nations Cup

Nazionale Italiana Rugby - Marco Lazzaroni ph Sebastiano Pessina

Nazionale Italiana Rugby – Marco Lazzaroni ph Sebastiano Pessina

Tra i 30 azzurri tornati a lavorare giovedì nel raduno di Roma in vista dell’Autumn Nations Cup (qui il calendario completo), Marco Lazzaroni, seconda linea friulana del Benetton Rugby, è stato uno dei migliori elementi nella sfida di sabato all’Olimpico (“Stranissimo senza pubblico ad accompagnarti negli 80′, con un’esultanza per ogni piccola vittoria nel gioco, o con un tono deluso per una meta concessa. Manca una parte non banale del gioco”) contro l’Inghilterra, nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2020, persa dall’Italia 5-34, con tanti errori e poco efficacia in attacco, ma con un’attitudine decisamente migliore a quella vista a Dublino, 7 giorni prima. La sua fisicità, declinata in varie fasi del gioco con grande continuità, si è rivelata vitale per il pack azzurro, ma non ditegli che abbia fatto una buona partita, da buon autocritico, sempre alla ricerca dei dettagli da mettere a posto.

“Onestamente, dopo aver rivisto diverse volte entrambe le partite, non mi pare ci siano state grandissime differenze nelle mie due performance. Non credo di aver fatto così male a Dublino, così come non credo di aver fatto una partite super contro l’Inghilterra. Sicuramente migliore, sì, ma non così differente, anzi. Forse, semplicemente, tutta la squadra ha fatto una prestazione di un livello superiore, e questo ha ‘aiutato’ ogni singolo. Nel rugby difficilmente giocherai benissimo in una squadra che fa male, e viceversa”; ha spiegato, umilmente, Marco Lazzaroni ad OnRugby, prima di analizzare cosa ha funzionato, e cosa meno nel corso del match romano.

“Abbiamo mostrato carattere, abbiamo messo il primo mattoncino per riguadagnarci il rispetto della platea internazionale. Troppo spesso, negli ultimi anni, le squadre che ci hanno affrontato hanno mostrato poco ‘timore’ nei nostri confronti”, ha dettagliato il classe ’95 friulano.

“Lo scorso weekend, tutti assieme abbiamo deciso che non fosse più accettabile ‘non farsi rispettare’ sotto il profilo dell’energia, cercando di lottare strenuamente su ogni situazione e di farlo uniti, non sfilacciati come può capitare quando le cose vanno male. La reazione c’è stata, e ci ha reso orgogliosi, oltre che più confidenti di poter competere a questo livello. Ora serve aggiungere altro, tanto altro. Abbiamo riguardato nel dettaglio la partita, lavorando sui vari errori tattici commessi, alcuni da matita blu. In queste settimane ci siamo concentrati su alcune aree, mentre su altre – per ovvi motivi di tempo -, dobbiamo ancora aggiustare diverse cose”, ha proseguito il Leone, evidenziando comunque la sua soddisfazione.

“Su una cosa voglio essere franco: gli errori, anche quelli più gravi, si possono eliminare o per lo meno limitare, a patto ci sia la giusta attitudine, in campo e palestra – tra partite ed allenamenti – e nel resto della settimana. Senza quella, invece, non vale nemmeno la pena provarci”, ha sentenziato Lazzaroni.

Raduno duro, ma dai lati sorprendentemente positivi

“I primi sono stati giorni particolari, molto duri a livello mentale. Siamo stati lontani dagli affetti per tre settimane, con l’attenzione che doveva (e dovrà) sempre essere massima sui comportamenti da tenere per evitare problemi sanitari, il tutto reso ancor più strano anche da quel pizzico d’ansia legato agli esiti dei tamponi a cui si è sottoposti”, ha spiegato Marco Lazzaroni, dando una chiave di lettura molto positiva a quanto è accaduto.

“Dopo un poco di difficoltà iniziale, però, c’è stata grande disponibilità da parte di tutti nel vivere assieme, in modo propositivo questi giorni. Forse, abbiamo lavorato bene sul gruppo come non mai. Ci sono state splendide serate di condivisione, tra giochi e chiacchiere. Ci siamo divertiti e ci siamo conosciuti molto più in profondità, anche fuori dal campo. Difficilmente è successo in ritiri ‘normali’.

Bastano anche piccole cose per farti scattare la scintilla giusta. Ad esempio, un  semplice torneo di calcio-tennis , come quello che abbiamo organizzato una sera, e che ha animato il gruppo in maniera super. Tutti lì, assieme, chi a giocare e chi a tifare. Abbiamo trovato grande sintonia collettiva, e credo si sia visto sabato. Abbiamo giocato molto di più l’uno per l’altro.

Poi, per la cronaca, vi regalo anche qualche dettaglio sul torneo (sorride, ndr): la coppia Polledri-Ceccarelli, nonostante siano entrambi avanti, era letteralmente scatenata. Ha raggiunto la finale e ha sfiorato addirittura il successo, contro Canna-Zanon, due che il piede invece lo usano abitualmente”.

Il rapporto con Conor O’Shea

A proposito di rapporti, Marco Lazzaroni è tornato anche su quello non eccezionale avuto con il precedente allenatore Conor O’Shea, con il quale il feeling non è mai realmente sbocciato.

“I primi anni li ho vissuti veramente male. Davo il 150% di me stesso con l’obiettivo della Nazionale, ma non ero molto considerato e vivevo in modo super negativo questa situazione – soprattutto quando magari pensavo di aver fatto stagioni migliori di altri convocati -, anche perché non sempre dava delle spiegazioni chiare sulle scelte. Poi, con il passare del tempo, mi sono accorto che non aveva senso soffrire per questa cosa. Una convocazione dipende anche da te, ma mai solo da te. Quindi mi son detto che non aveva senso restarci male o patirne. Ho iniziato a pensare esclusivamente alle cose in mio controllo, a lavorare al 150% per me e per il mio club, senza pensare ad altro. Un atteggiamento che ho mantenuto anche quando c’è stato il cambio di guida tecnica in azzurro. Ho dato il massimo a Treviso, in attesa delle scelte di Franco. Le convocazioni e gli attestati di stima come le titolarità sono sicuramente piccole gratificazioni per quanto fatto sin qui nella mia carriera, ma se sino ad ora ho lavorato x, per confermarmi a questi livelli e migliorare servirà aumentare ulteriormente il tasso di lavoro”, ha dettagliato il seconda linea azzurra, indicandoci con enfasi un suo esempio da seguire, sotto questo importante profilo.

“Ho avuto la fortuna di vivere qualche anno sportivo assieme ad Alessandro Zanni, un punto di riferimento per me, in tal senso. Una persona che lavorava sempre di più, e sempre meglio, anno dopo anno, nonostante una carriera gloriosa”.

Esempio per i più giovani

Un totem, una leggenda, da seguire e di cui, possibilmente, provare a prendere posto e responsabilità. Onori ed oneri. “Spero di poter rappresentare qualcosa di simile, per etica ed energia, in futuro, agli occhi dei più giovani. Abbiamo in squadra, sia qua che a Treviso, tanti giovani di qualità, che si sono affacciati a standard molto alti anche con buona attitudine ma anche quella giusta dose di personalità. In questi mesi hanno dimostrato di sapersi prendere sulle spalle, peraltro con costrutto, delle responsabilità non banali”, ha chiarito Lazzaroni, prima di esprimere un auspicio non banale.

“L’augurio è che riescano a mantenersi su questa rotta, mantenendo lo straordinario focus attuale che hanno sul rugby. Soprattutto da giovanissimi, non è facile mantenere sempre la retta via. Ci vuole un attimo a passare da ‘quello con personalità’ a ‘quello arrogante’, di fatto, ed agli occhi della gente. Hanno comunque la possibilità di allenarsi vicino a gente che può dare un esempio eccezionale in tal senso, per il rugby e per la vita – ha continuato il ragazzo friulano -. Penso alla fortuna che ha in queste settimane Lucchesi, a stretto contatto con Leo Ghiraldini”.

I nuovi obiettivi

Con questa nuova linfa vitale, si ridisegnano anche i confini e gli obiettivi azzurri di Marco Lazzaroni nel breve e nel medio termine. “Vogliamo riconquistare il rispetto perduto. Un primo passettino, come detto in precedenza, lo abbiamo fatto contro l’Inghilterra, ma non basta: queste quattro partite di Autumn Nations Cup dovranno restituire un’immagine ben diversa dell’Italia, al mondo del rugby e soprattutto alle nostre avversarie.

Poi, ovviamente, si scende sempre in campo per vincere, contro tutti. Ma non potrebbe essere altrimenti. Però, l’obiettivo deve anche andare oltre il risultato in sé. Non sarà solo vincere o perdere una partita, ma anche il come, nel caso, a fare la differenza. La cosa fondamentale sarà ricostruire una credibilità agli occhi dei rivali e anche del nostro pubblico, che magari è venuta meno negli ultimi tempi al Sei Nazioni.

Se si parla di meri risultati, le prime due sfide contro Scozia (14 novembre) e Fiji (21 novembre), in casa, sono quelle maggiormente nel nostro mirino, perché le due più alla nostra portata, rispetto magari ad una Francia che è apparsa di livello stellare nella partita di sabato”.

Matteo Viscardi

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