Warren Gatland celebra Alun Wyn Jones

Lo storico allenatore del Galles racconta i retroscena della carriera dell’avanti pensando a lui anche per i Lions 2021

A colloquio: Alun Wyn Jones e Warren Gatland (Ph. Sebastiano Pessina)

Un record straordinario, che fra poco sarà finalmente realtà. Domani infatti Alun Wyn Jones diventerà il giocatore con più caps nella storia del gioco ottenendo il suo 149esimo gettone di presenza internazionale (140 col Galles, 9 coi Lions) e staccando così, nella speciale graduatoria un certo Richie McCaw “fermo” a 148.

L’occasione sarà quella del recupero della quinta giornata del Sei Nazioni, che vedrà il Galles ricevere al Parc y Scarlets (dalle ore 15, con diretta tv su DMAX e diretta streaming su Onrugby) la Scozia.

“La maglia dei Dragoni…sette giorni su sette”, si potrebbe dire parafrasando una vecchia canzone di Luca Carboni. Una costanza eccezionale quella di Alun Wyn Jones: dall’esordio nel 2006 nel Test Match estivo contro l’Argentina a Puerto Madryn, alla sfida di domani passando per le innumerevoli presenze nel Sei Nazioni, le avventure alla Rugby World Cup e i tre tour coi Lions.

Un “viaggio incredibile” che il seconda linea ha vissuto per una larghissima parte assieme a Warren Gatland, il tecnico che dal 2008 al 2019 è stato il responsabile della panchina dei Dragoni venendo scelto contestualmente per due volte di fila (e si prepara al terzo mandato) alla guida dei Lions.

L’omaggio del tecnico
“Diventare il giocatore con più caps al mondo – afferma Gatland – è qualcosa di straordinario, per di più quando sei un rugbysta che viene dal Galles. Non so per quanto tempo Alun Wyn Jones andrà avanti, totalizzando magari altre 10 o 20 presenze, di certo il suo record toccherà vette difficili da raggiungere in futuro. Quando deciderà di smettere, una cosa è certa: saremo lì a festeggiarlo come merita”.

Dentro il personaggio
“Non sono sorpreso che sia stato lui ha raggiungere questo traguardo – prosegue il tecnico neozelandese – dal momento che è un giocatore che ha pochi infortuni, si allena sempre e col passare del tempo ha imparato a gestirsi. Non ditegli però di riposarsi: per lui quello è come un martirio (scherza, ndr). Nel corso degli anni è maturato tantissimo ha trovato un suo equilibrio sia dentro sia fuori dal campo e, cosa più importante, ha e dà rispetto a tutti sapendo quali sono le aspettative che ci sono su di lui”.

“Non dà mai per scontato il fatto che sia titolare, parla sempre al condizionale per far capire che ci vuole impegno per arrivare a prendersi una maglia fra i primi quindici. Il suo capitanato? E’ arrivato dopo Sam Warburton, ma ha fatto a suo modo un lavoro incredibile. I nostri contrasti? E’ capitato varie volte di non essere d’accordo, ma ci siamo sempre stimati e rispettati: lo ammiro incredibilmente, la sua leadership ha portato tantissimo al Galles in questi anni”.

“La gente si è accorta tardi di lui? Probabilmente si – risponde Gatland a un’altra domanda su Alun Wyn Jones – piano piano tutti si sono resi conto dei suoi successi e del suo ruolo nelle affermazioni gallesi e in quelle dei Lions, ma oggi tutti lo ammirano”.

Il futuro si chiama Lions
Il tributo era sentito e, per certi versi, doveroso. Ma Warren Gatland non si è voluto fermare li parlando anche di un futuro che lo vedrà probabilmente camminare sullo stesso percorso del seconda linea gallese l’anno prossimo: quando i Lions si misureranno nel Tour 2021 in Sudafrica, che si concluderà con la serie contro gli Springboks.

“Sarebbe fantastico se Alun Wyn Jones arrivasse a disputare il suo quarto Tour (dopo quelli del 2009, 2013, 2017). Non so per quanto continuerà, ma credo che abbia fondate ambizioni di esserci, anche perchè sarebbe una scommessa incredibile da vincere. L’età non conta, mi interessa la forma: stiamo costruendo una squadra che fra poco meno di un anno sia pronta a fronteggiare gli Springboks, non dobbiamo pensare a un quadriennio o al programma per la Rugby World Cup. Vedremo questo autunno che indicazioni ci darà, ma la porta è aperta per tutti anche per ulteriori leader esperti come ad esempio Jonathan Sexton”.

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