Benetton, Riccardo Favretto: “A Treviso voglio crescere e trovare spazio. Mi aspetto un’ottima stagione tra Mogliano ed Italia”

Abbiamo parlato con il giovane seconda linea dei Leoni, già proiettato sull’intensa stagione che lo attende su tre fronti

Riccardo Favretto

Riccardo Favretto (ph. Benetton Rugby)

Non ci fosse stata l’emergenza sanitaria che ha totalmente sconvolto l’ordine degli eventi – cancellando, tra le altre cose anche il World Rugby Junior Championship -, Riccardo Favretto, 18enne seconda linea degli azzurrini, sarebbe stato quasi certamente lontano dalla Ghirada, in preparazione all’attesissimo Mondiale Under 20 in programma su suolo italiano, dal 28 giugno sino alla metà di luglio.

L’impatto del covid, tuttavia, ha cambiato le carte in tavole, velocizzando fisicamente lo sbarco  – in qualità di Permit Player (in Top12 continuerà a giocare a Mogliano) – di questo ragazzone, che non passa inosservato, in campo e fuori (2 m per 110 kg), al centro sportivo del Benetton Rugby, con cui si sta allenando ormai da un mese. Lo abbiamo raggiunto per parlare con lui dell’intrigante stagione che lo attende su tre fronti: il biancoverde leonino, il biancoblù e l’azzurro.

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Riccardo, come sta andando questa prima fase così particolare di allenamenti in Ghirada?

“La ripresa, non lo nego, è stata piuttosto dura. I permit player sono arrivati non il 4 maggio, bensì il 25. Quindi, senza tergiversare, abbiamo dovuto recuperare il tempo perso rispetto al resto della squadra. Ad oggi, ci stiamo allenando ancora a gruppi ristretti, con grande attenzione sul rispetto delle norme. Si tratta di training basati soprattutto sul fitness e sul lavoro in palestra. Da due settimane abbiamo ripreso in mano il pallone, anche solo per poter riattivare la manualità, in attesa di tornare all’attività classica. La ripresa infatti non è ancora al 100 %: alla luce dei regolamenti vigenti – con quelle che sono le limitazioni sul contatto -, non possiamo svolgere sedute specifiche sui reparti. Speriamo di riprendere al più presto a poter fare in toto quello che ci piace, e che vogliamo fare (sorride, ndr)”.

Sarà una stagione particolare per te, con il doppio impegno Treviso/Mogliano. Cosa ti aspetti da questa esperienza inedita nella tua giovanissima carriera?

“La parte più complicata sarà quella di riuscire a distinguere le due facce della medaglia del mio lavoro, settandomi ogni volta sulla frequenza corretta. Tra Treviso e Mogliano ci saranno giocate da imparare e tipologia di allenamenti diversi. Dovrò dimostrare anche a me stesso di essere in grado di gestire il doppio impegno, ma sono certo che, a maggior ragione alla mia età (compirà 19 anni ad ottobre, ndr), questa esperienze mi servirà molto. Sono solo al secondo anno di Top12, ed al primo da permit.

Avere una squadra d’appoggio in Top12, non dovessi trovare spazio a Treviso sin da subito, è un’opportunità che reputo molto importante. Tenersi in ritmo partita, anche se a livello di Top12 e non di Pro14, è fondamentale, perché in allenamento non si replica mai l’intensità che si trova in un match ufficiale. Questo può essere un aspetto positivo non solo per i ragazzi, ma anche per il nostro campionato domestico, che ritrovandosi diversi giocatori giovani allenati all’altissimo livello del torneo celtico, può averne benefici in termini di qualità”.

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Cosa porti con te dalla passata stagione?

“L’anno scorso è stata una stagione molto bella a Mogliano. Soprattutto in avvio di stagione abbiamo dato prova del nostro valore, riuscendo anche ad ottenere un successo prestigioso contro una big come il Petrarca. Individualmente, invece, questo step mi ha aperto un mondo: venendo da un campionato giovanile, ho impattato per la prima volta con il rugby vero. Ero abituato a un livello in cui gente di 100 kg era considerata grossa. In Top12, un giocatore medio arriva a 110. Lo stile di gioco, il ritmo e gli impatti fisici che ho sperimentato sono semplicemente di un altro pianeta, se confrontati con i tornei Under 18. Sono molto contento di aver potuto fare una stagione di rodaggio del genere”.

Quali obiettivi ti poni per il ’20/’21?

“A Mogliano mi aspetto nuovamente un’ottima stagione con coach Salvatore Costanzo. I preparatori ci hanno seguito superbamente a casa, anche durante il periodo di quarantena forzata. Quando si potranno riprendere gli allenamenti a pieno regime, sono convintissimo che non avremo perso smalto, anzi. Si ripartirà da uno standard già elevato. Proiettandoci sulle faccende di campo, poi, spero si riesca a centrare una stagione da parte sinistra della classifica, possibilmente migliorando quanto fatto quest’anno, consolidando quanto di buono fatto vedere.

A treviso voglio mostrare il più possibile le mie qualità e ritagliarmi, al più presto, uno spazio nella rosa. Mi aspetto che questa annata mi aiuti a migliorare sia la tecnica individuale – grazie allo staff a nostra disposizione – che la struttura fisica, con il lavoro in palestra che si prospetta di altissimo livello, sfruttando al meglio l’impianto della Ghirada, unico per qualità in Italia”.

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A contatto diretto con uno dei tuoi punti di riferimento ovali come Marco Bortolami…

“Si. Ho avuto la possibilità di conoscerlo già due anni fa, quando ci seguiva ogni tanto in accademia Under 18 a Treviso. Tra le sue mani, come allenatore, mi sento sicuramente a mio agio. E’ una persona aperta e solare, che ti fa sentire bene, ma al contempo sa bene anche come stimolarti ed estrapolare il meglio da ogni atleta. Peraltro mi segue da vicino, curando nel dettaglio il fondamentale più caro al mio ruolo, quello della touche”.

Cosa ti aspetti, invece, dall’esperienza in azzurro?

Con la Nazionale Under 20, quest’anno ho trovato grande spazio, pur essendo ’01, giocando da titolare tutte le partite del Sei Nazioni. Vorrei consolidare questa mia posizione e se possibile riuscire a dare un contributo anche a tutti i ragazzi più giovani che entreranno in squadra, trasmettendo la mia esperienza a quel livello. C’è stata grande amarezza per la cancellazione. Sapevamo di avere una squadra competitiva: era una grossa opportunità per tutti noi. Questo annullamento ha rappresentato un brutto colpo, soprattutto per quei ragazzi del ’00 che erano al loro ultimo appuntamento giovanile, ed avrebbero peraltro potuto disputarlo di fronte al pubblico amico, con parenti e tifo italiano a sostenerli. Insomma, una cosa unica, per certi versi irripetibile.

Il prossimo mondiale – dovunque si disputi -, lo disputeremo al 110% delle nostre possibilità, dedicando quello che sarà il traguardo raggiunto a tutti quei compagni di quest’anno che non hanno potuto vivere questa esperienza”

Avrai una seconda possibilità, grazie alla tua capacità di bruciare le tappe. Pure il tuo soprannome ‘Yang’, in un certo qual senso, la rimarca…

“Nelle giovanili, in effetti, sin da bimbo, giocavo già con quelli più grandi di me. Mi chiamavano un poco tutti ‘Young’, perché ero il più piccolo e al tempo stesso suonava bene. Sembrava il nome di un rapper americano (sorride, ndr). Un compagno di origine neozelandese, pensando fosse il mio nome, mi salvò erroneamente sul cellulare come ‘Yang’. La cosa, una volta scoperta, fu estremamente divertente e rimase impressa, sia a me che agli amici. Così come il soprannome, che mi porto dietro ormai da tempo”.

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