Grandi Squadre: i British & Irish Lions 2017

La sfida contro gli All Blacks, terminata con un incredibile pareggio

(Photo by MICHAEL BRADLEY / AFP)

Per raccontare quello che sono stati i British & Irish Lions del tour 2017 bisogna iniziare a narrare la vicenda da un antefatto e poi dalla conclusione.

Antefatto – Rugby World Cup 2015: All Blacks campioni del mondo, Emisfero Nord annientato
E’ il 31 ottobre 2015, a Twickenham la Nuova Zelanda vince il suo terzo titolo mondiale (il secondo consecutivo, ndr) battendo in finale 34-17 l’Australia. Gli All Blacks dimostrano, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere la squadra più forte del pianeta.
E le squadre dell’Emisfero Nord? Una disfatta totale. Dietro ai neozelandesi e ai Wallabies, ci sono Springboks e Pumas, mentre i padroni di casa dell’Inghilterra vengono eliminati addirittura nella fase a gironi; con Francia, Galles, Irlanda e Scozia che si arenano tutte sullo scoglio dei quarti di finale.

Conclusione – Un pareggio controverso che si chiude col “giallo”
Eden Park, Auckland, con la macchina del tempo ovale ci posizioniamo all’8 luglio 2017. E’ il terzo e ultimo Test Match della serie fra All Blacks e British & Irish Lions: il computo generale è sull’1-1, sul campo invece lo score è sistemato – a tre minuti dalla fine – sul 15-15. Farrell ha appena sistemato le cose al piede. Beauden Barrett ha il compito di riprendere le ostilità. Calcio d’avvio, la palla si impenna e va abbastanza profonda. Liam Williams sembra pronto alla raccolta aerea, Kieran Read lo disturba, l’ovale schizza in avanti rispetto ai due finendo nelle mani di un Ken Owens impreparato. L’arbitro fischia: sembra fuorigioco. La decisione pesa come un macigno, il direttore di gara decide di consultare il TMO. C’è tensione. Alla fine si riparte con una mischia a favore dei “Tuttineri” per un in-avanti involontario del tallonatore, ma da lì non ne scaturisce nulla. Arriva l’ottantesimo. Finiscono partita e serie, con lo storico punteggio di 1-1-1: entrambe le squadre registrano una partita vinta, una persa, una pareggiata. Non ci sono nè vinti nè vincitori.

Estate 2017: il racconto
I “Più forti” contro i “Migliori”: viene definita così un po’ in tutta Ovalia la serie che è alle porte. I British & Irish Lions sono guidati da Warren Gatland, tecnico del Galles. Ha un’esperienza internazionale decennale, è l’allenatore che ha riportato la selezione d’Oltremanica alla vittoria dopo un lungo digiuno affermandosi in Australia nel 2013, eppure è contestato, un po’ da dentro al gruppo e un po’ da fuori. Qualche giocatore inglese preferirebbe che al suo posto vi fosse Eddie Jones, diventato head coach della Nazionale della Rosa dopo il 2015, mentre parte dell’opinione pubblica non lo vede come adatto a un secondo mandato apostrofandolo anche come un clown.

Lui però non si lascia influenzare e tira dritto per la sua strada, sicuro delle sue certezze. Più provano a metterlo in difficoltà, anche con delle conferenze stampa taglienti, più lui sembra adatto a condurre la nave in porto in un mare in tempesta. E’ il neozelandese contro la Nuova Zelanda: i duelli in salsa “trash talking” con Steve Hansen, coach degli All Blacks si sprecano, tanto da diventare nel corso del tour un simpatico e inevitabile siparietto.

I convocati – scelti a metà aprile – all’inizio sono 41, arrivando poi fra defezioni, infortuni e rimpiazzi a essere una cinquantina circa. Nel primo gruppo ci sono 16 inglesi, 12 gallesi, 11 irlandesi e 2 scozzesi. Il capitano è Sam Warburton, già skipper del tour 2013.

La serie si giocherà su tre sfide: il 24 giugno e l’8 luglio a Auckand e in mezzo, precisamente l’1 luglio a Wellington. Prima però ci saranno ben 6 sfide (+una) di preparazione con un misto di squadre che vanno dalle rappresentative locali-internazionali alle franchigie neozelandesi che militano nel Super Rugby.

Pronti, partenza via 
Il comitato d’accoglienza nella terra dei kiwi ha il discreto effetto di una centrifuga sui britannici e sui soci irlandesi e non è detto che questo si riveli come una cosa positiva.

Fra tifosi delle realtà autoctone e supporter europei al seguito dei Lions nessuna partita va sotto le 20.000 unità: il primo banco di prova si chiama New Zealand Barbarians. I “rossi” vanno sotto, devono prendere le misure, nella squadra avversaria sta giocando fra l’altro il figlio di Warren Gatland, quel Bryn Gatland che da apertura infila pure una conversione al piede. E’ una sofferenza, ma Watson trova un guizzo per andare in meta e consentire ai suoi di vincere 7-13: buona la prima, ma che fatica.

E’ un’avvisaglia di una serie di sfide che saranno tanto dure quanto altalenanti, considerando anche il fatto che si gioca ogni tre giorni avendo in agenda anche dei midweek test, che però consentono di poter osservare tutta il roster nel suo complesso.

I Blues si impongono 22-16 trascinati da Rieko Ioane e Sonny Bill Williams, che poi ritroveremo più avanti, mentre a Christchurch contro i Crusaders è il piede di Farrell a tenere a bada i Crusaders che capitolano 3-12. Una boccata d’ossigeno che dura poco perchè a Dunedin gli Highlanders vincono in volata 23-22. Ai Lions brucia, tanto che nelle successive due partite, che fanno da prova generale al debutto nella serie vera e propria, Maori All Blacks e Chiefs vengono spazzati via rispettivamente 10-32 e 6-34.

Test numero 1: primo atto nettamente agli All Blacks
Il tempo delle prove è finito. Ora è il momento di scendere in campo contro i campioni del mondo. Li puoi guardare, li devi battere. La squadra di Hansen ritrova Kieran Read, il suo capitano, dal primo minuto: una carica pazzesca. Gli All Blacks non hanno bisogno di adattarsi a nulla, conoscono lo spartito. Beauden Barrett è il solito catalizzatore, Codie Taylor è il metaman che non ti aspetti. Gli ospiti reagiscono sfoderando un pezzo di bravura sull’asse Williams-Davies-O’Brien: arriva la segnatura che accorcia le distanze sul 13-8 all’intervallo. Sembra ci possa essere partita nella seconda frazione di gara, ma poco prima dello scoccare dell’ora di gioco inizia ad accendersi la stella di Rieko Ioane. Due lampi all’Eden Park a legittimare la superiorità dei padroni di casa. Si va sul 30-8, che viene rifinito sul 30-15 per rendere meno amara la sconfitta dalla marcatura nell’extratime da parte di Webb.

All Blacks 1-0 British & Irish Lions

La parentesi con gli Hurricanes
La domenica successiva al primo Test Match è un inferno e all’orizzonte c’è in agenda, prima della rivincita, una scomoda partita con gli Hurricanes. Se i Lions dovessero perdere anche questa avrebbero ancor di più il fiato sul collo della stampa e dell’opinione pubblica, che intano ha già designato Warren Gatland come colpevole di una sconfitta nettissima.
Contro i gialloneri, guidati da Jordie Barrett (fratello di Beauden), si cammina sulla lama di un rasoio: Seymour (2 mete), North (1 meta) e Biggar (16 punti al piede) si caricano la squadra sulle spalle. Gli ospiti vanno avanti, di contro gli “Uragani” rientrano, pareggianom ma non riescono a superare i rivali. Finisce 31-31.

Test numero 2: la rinascita dei Leoni
A Wellington si respira un’aria diversa, la posta in palio è diversa rispetto a sette giorni prima. Gli All Blacks se dovessero vincere avrebbero già chiuso la serie, mentre i Lions devono andare a caccia del pareggio. C’è tensione, le squadre tengono la guardia alta, nessuno vuole prestare il fianco alla forza altrui. Al ventiquattresimo però, arriva l’episodio che cambia la partita: Sonny Bill Williams placca in maniera scomposta Anthony Watson. La carica evidenzia, al TMO, un’azione di spalla irregolare che comporta l’espulsione del centro neozelandese. Hansen e i suoi si ritrovano in quattordici tirando però fuori un acume tattico straordinario, che gli consente di tenere botta nonostante l’inferiorità numerica.
Si va al break sul 9-9, è una sfida di piazzati fra Barrett e Farrell. Gli uomini di Gatland al rientro sul terreno di gioco staccano la spina: Mako Vunipola perde la testa commettendo falli in serie facendosi ammonire e andando di fatto a servire agli avversari la possibilità di allungare nel punteggio. Si arriva sino al 18-9. Il burrone è a un passo per i British & Irish Lions, ma quando tutto sembra finito è una meta del gallese Faletau – uno degli uomini più fidati dello staff tecnico – a riaprire i giochi. La volata è lanciata, si arriva nell’ultimo rettilineo con gli ospiti a pareggiare i conti grazie alla seconda segnatura di giornata, questa volta a firma di Conor Murray. E’ 21-21 a seicento secondi dalla fine, i “Rossi” però hanno girato l’inerzia della gara. Ora ne hanno di più e si vede. A tre minuti dalla fine Sinckler si guadagna una punizione che Farrell indirizza in mezzo ai pali per il definitivo 21-24.

All Blacks 1-1 British & Irish Lions

Test numero 3: un pari inatteso
La domanda che tutti si pongono sul pianeta rugby è: “Chi vincerà la serie?”. Solo l’Eden Park di Auckland può dare una risposta, l’8 luglio 2017.
Gli All Blacks sono determinati come mai prima d’ora, ma i Lions non arretrano d’un passo. I fratelli Barrett inventano, Laumape si trova nel posto giusto al momento giusto. E’ metà. Farrell intanto per tenere a galla i suoi continua a non sbagliare alcun piazzato procuratogli dai suoi compagni. Jordie Barrett allora prova a dare il colpo di grazia ai rivali marcando pesante, con un’azione che sistema lo score sul 12-6 all’intervallo.

Il secondo tempo è una lotta senza quartiere, ancor più feroce dei primi quaranta minuti. Warburton suona la carica per i suoi, mentre Kaino commette una sciocchezza placcando in malo modo Alun Wyn Jones; arriva il giallo per lui. Una cannonata, per certi versi inattesa, di Elliot Daly riavvicina le parti che iniziano ad “annusarsi”.

In concomitanza con l’ora di gioco arriva il primo pareggio dei Lions a quota 12, ma Beauden Barrett otto minuti dopo ridà il vantaggio agli All Blacks. Sembra finita ancora una volta, ma la selezione dell’Emisfero Nord riesce nuovamente a riacciuffare la partita sul 15-15. Il resto è storia.

La conclusione
Non ci sono nè vinti nè vincitori. Kieran Read e Sam Warburton alzano insieme il trofeo destinato a chi avrebbe vinto la serie. Warren Gatland è riuscito a conservare il suo record da imbattuto con i British & Irish Lions presentandosi nella conferenza stampa post partita con un naso da clown apposto sul volto, in segno di sfida ai detrattori e a chi l’aveva definito inadatto per un secondo mandato alla guida della squadra.

Il board dei British & Irish Lions a distanza di qualche tempo gli ha riconfermato l’incarico scegliendolo anche per il tour 2021, quando la squadra sarà ospite del Sudafrica: altra squadra che nel frattempo ha tolto dalle mani lo scettro agli All Blacks diventando a sua volta campione del mondo.

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