Agustin Pichot apre all’ingresso del Giappone nel Rugby Championship

Ai World Rugby Awards, il vice presidente della Federazione internazionale ha anche lanciato gli Stati Uniti come Paese ospitante di un Mondiale

Agustin Pichot, a sinistra, di fianco al presidente di World Rugby Bill Beaumont (ph. Reuters)

TOKYO – A margine dei World Rugby Awards assegnati domenica, dopo la fine della Rugby World Cup 2019, il vice presidente di World Rugby Agustin Pichot si è intrattenuto con i giornalisti per rispondere ad alcune domande sul futuro del nostro sport, a partire dalle possibili evoluzioni del Rugby Championship fino alle possibili candidature per i Mondiali 2027 o 2031.

– Leggi anche: le parole di Francois Pienaar sul trionfo del Sudafrica

Cosa pensi dell’eventualità di vedere a breve il Giappone nel Rugby Championship?

Io lo dico dal 2016. L’ho detto tre anni fa e lo dico ora, non solo perché il Giappone ha fatto bene nella Rugby World Cup. Io stesso vengo da una nazione emergente (Argentina), e quindi non mi dimentico delle altre nazioni che vogliono emergere oggi come Brasile, Georgia, Romania o Hong Kong.

Sono molto positivo. Il Giappone ha mostrato una grande organizzazione e struttura, una crescente passione ed un grande seguito. Quindi se il Giappone è seriamente interessato a far parte di questo progetto, mi impegnerò a fare in modo che tutti lavorino assieme per farlo accadere. Ci piacerebbe vedere anche le Fiji nel Rugby Championship, ma è difficile pretendere che possano avere le stesse risorse del Giappone, che è riuscito ad organizzare questa fantastica Coppa del Mondo.

E per quanto riguarda il Nations Championship di cui si parlava qualche tempo fa?

L’idea del Nations Championship è una cosa anche filosofica. La sua bellezza starebbe nel dare la possibilità di mostrare cosa sanno fare anche alle nazioni fuori dal gruppo delle prime dodici, senza dover aspettare il Mondiale ogni quattro anni. Sarebbe inoltre più entusiasmante rispetto ai normali Test Match, e darebbe più spesso occasione di vedere grandi prestazioni come quella dell’Argentina nel 2007 o del Giappone nel 2015 e 2019.
Purtroppo credo che non se ne farà niente, vista la contrarietà delle squadre del Sei Nazioni, di cui comunque capisco il loro punto di vista.

Cosa pensi di questo Mondiale e del futuro che aspetta il rugby?

Penso che la vita sia fatta di rischi. Il Giappone è stato un grosso rischio dal mio punto di vista. Due mesi fa eravamo tutti preoccupati per l’esito di questa manifestazione, ed ora siamo tutti felici per aver avuto il mondiale che ha infranto tutti i record precedenti e tutte le aspettative.

World Rugby ha bisogno di avere una visuale più ampia per il futuro e il Giappone sarà un ottimo mercato per lo sviluppo del gioco in tutta l’Asia. Per quanto riguarda l’America, le nazioni del Sud stanno attraversando un periodo economico molto difficile. Per poter sostenere l’espansione del rugby a livello mondiale c’è bisogno di mercati forti che facciano da base, per aiutare poi anche le aree vicine. Gli Stati Uniti hanno una grande economia e la gente lì va matta per gli sport. La possibilità di avere una Rugby World Cup negli States è concreta. Io sono nel board del rugby USA e credo che questo sia il momento giusto per loro, magari nel 2027 o nel 2031.

Roberto Neri

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