Rugby World Cup 2019: Francois Pienaar e le emozioni del trionfo sudafricano

“Quando ho visto Siya alzare la Webb Ellis Cup mi è subito tornato alla mente il Presidente Mandela”, ha detto il capitano del 1995

ph. Reuters/Phil Noble

TOKYO – Domenica si è ufficialmente conclusa la Rugby World Cup 2019 con la grande serata dedicata ai Rugby Awards 2019, in cui il Sudafrica campione ha vinto tre riconoscimenti (miglior giocatore, miglior squadra e miglior allenatore).

Tra i tanti big della palla ovale ad aver detto la loro in questa grande serata di festa, particolarmente interessanti sono state le parole dette dal leggendario capitano del Sudafrica alla Coppa del Mondo del 1995, Francois Pienaar, che ventiquattro anni dopo ha visto Siya Kolisi alzare la Webb Ellis Cup con la sua maglia numero 6.

“È stato davvero speciale. Penso addirittura più potente dal punto di vista emotivo del 1995 – ha detto Pienaar – In Sudafrica abbiamo ancora molti problemi, ma sono sicuro che questo meraviglioso risultato avrà un impatto ancora maggiore di quello avuto dalla vittoria del 1995. 48 milioni di persone sognavano questo risultato. Ho visto tanti sudafricani che sono venuti fin qui per sostenere la squadra”.

“Quando ho visto Siya, con la mia maglia numero 6, alzare la Webb Ellis Cup mi è subito tornato alla mente il Presidente (Mandela) e ho sentito che lui è ancora con noi. È stata una grande emozione – ha continuato – Persone di tutte le etnie che compongono la nostra nazione sono presenti in questa squadra. Tutti in Sudafrica vanno in giro con la maglietta verde oro e la stima e il sostegno dietro al nostro capitano è totale, e questo è solo grazie a Mandela.

Siya è una persona speciale. Le sue più grandi doti son quella di essere modesto e di essere un combattente. Siya è un vero guerriero Xhosa”.

Perché il rugby ha questo potere di unire la gente?

Nel rugby ognuno ha il suo posto. Tutti sono importanti. Ci sono giocatori con enormi differenze fisiche, atletiche, tecniche e tattiche, eppure solo unendo tutte queste diversità si può arrivare in meta. Inoltre, tutti devono comunque arrangiarsi a fare tutto, anche cose che non sono portati o abituati a fare. Ognuno dà il suo meglio per gli altri, per la squadra, che è tutta dietro di te e ti supporta: non c’è niente più di questo in grado di unire la gente.

In particolare, in Sudafrica noi abbiamo una popolazione formata da tante etnie, culture, lingue e tradizioni diverse, abbiamo bisogno di qualcosa che ci unisca. E cos’è meglio del rugby?

Lo sport ha una grandissima capacità di unire e creare cambiamenti sociali. Sono sicuro che la grande prova degli Springboks, guidati da Siya (Kolisi), con la sua difficile storia passata, sarà grande motivo di ispirazione per tutti i giovani ragazzi sudafricani, e spero che molti nuovi ragazzi inizino a giocare a rugby, perché è lo sport più bello del mondo.

Credi che durante il tour dei British and Irish Lions, in Sudafrica tra due anni, i britannici cercheranno “vendetta”?

Penso che il tour dei Lions sia probabilmente la cosa più romantica rimasta nel rugby. Tutte le quattro Home Nations, per due mesi, lasciano da parte i loro vecchi e nuovi rancori e lavorano tutte insieme per costruire una squadra leggendaria. E sì, vorranno fare un grande risultato in Sudafrica: sarà un tour fantastico.

Roberto Neri

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