Che cosa dobbiamo aspettarci dalle Zebre?

I ducali hanno organizzato bene la pre-stagione e il mercato, ma sul campo bisognerà fare dei notevoli passi in avanti

zebre rugby

Joshua Renton e James Elliott durante Benetton-Zebre (ph. Ettore Griffoni)

La storia delle Zebre nel Pro14 finora è sempre stata contrassegnata da alti e bassi. A ogni stagione dignitosa, con più note positive del solito, ne è sempre seguita una più difficile e negativa sotto tutti gli aspetti. Quest’altalena è continuata anche con la gestione di Michael Bradley, visto che dopo lo scintillante 2017/2018 (sette vittorie, record in una stagione) è arrivato un altro campionato da soli tre successi e con tante complicazioni dovute agli infortuni.

Secondo la storia, dunque, la stagione che sta per cominciare dovrebbe prevedere una nuova risalita per le Zebre, o comunque dei risultati migliori dell’ultimo anno. Ma ci sono i presupposti per farlo? I ducali possono legittimamente sperare in un cambio di passo nel Pro14 2019/2020?

Una migliore organizzazione

Viste le difficoltà che si sarebbero incontrate per via della Rugby World Cup e, in generale, per sopperire alle criticità di una rosa troppo corta lo scorso anno, per le Zebre sarebbe stato fondamentale lavorare e preparare la nuova stagione con un gruppo allargato per far conoscere l’ambiente ducale al maggior numero di giocatori possibili. Questo primo obiettivo è stato raggiunto, dato che alla Cittadella (compresi anche i nazionali) si sono allenati quasi 60 giocatori, tra cui tanti giovani talenti molto interessanti.

Questo ha permesso allo staff tecnico guidato da Bradley di poter rinunciare con meno preoccupazioni agli azzurri volati in Giappone, perché consapevole di contare su un numero adeguato di giocatori con cui lavorare. Tanti di loro saranno ancora da sgrezzare a questo livello (in 7 sono arrivati dal Top12, più i permit player), ma questo peraltro è anche uno dei ruoli principali delle Zebre come franchigia federale: far crescere nel miglior contesto possibile i ragazzi più promettenti per l’alto livello.

L’ostacolo maggiore, al solito, sarà adattarsi alla diversa velocità e intensità del Pro14 rispetto al campionato italiano, ma per questo bisognerà passare probabilmente per alcune sconfitte pesanti, che in un torneo di 21 partite vanno messe sempre in conto, soprattutto nelle lunghe e complicate trasferte che spesso devono affrontare le Zebre. I giovani in rampa di lancio che arrivano dall’Accademia o dal Top12 non sembrano peccare invece in professionalità e in attitudine, come ci è stato raccontato attraverso diverse testimonianze raccolte in questi mesi. Che è la base fondamentale per impostare un lavoro proficuo sul breve/medio termine.

Ai nuovi elementi italiani, la dirigenza zebrata è riuscita ad affiancare alcuni stranieri dal curriculum tra il buono e l’ottimo come il romeno Alexandru Tarus (che ha ben impressionato in mischia nei test contro il Benetton), le seconde linee irlandesi Mick Kearney e Ian Nagle e l’ala inglese Charlie Walker (in attesa poi di conoscere Junior Laloifi).

Kearney e Nagle, in particolare, potrebbero rivelarsi due ingaggi davvero azzeccati, perché aumentano la profondità in seconda linea ma aggiungono anche chili e soprattutto competenze in touche e in maul, dove le Zebre hanno sofferto fin troppo nell’ultimo anno. Due mestieranti di ottimo valore, oltre che giocatori già capaci di diventare dei leader nello spogliatoio (Nagle ha già messo al braccio la fascia di capitano). Tutto quello che serviva, insomma.

Che Zebre vedremo

La filosofia di gioco delle Zebre è nota e ben interiorizzata dal gruppo. Il disegno dello staff tecnico è sempre stato chiaro, ma lo scorso anno i ducali hanno pagato uno scarso sviluppo tattico della strategia generale e una crescente difficoltà nel giocare sul piede avanzante con il pacchetto di mischia.

In diverse partite, spendere tante energie in multi fase improduttivi è spesso costato caro alla franchigia federale, che ha spesso dimostrato di non avere troppe alternative alle proprie giocate palla in mano. Quando invece le Zebre sono riuscite a giocare di rimessa e a sfruttare le situazioni di gioco rotto, invece, hanno fatto vedere alcune azioni davvero spettacolari, come in occasione della grande meta corale segnata contro i Bristol Bears.

“L’anno scorso è stato difficile, in particolare nella seconda parte dopo un buon inizio di stagione – ha detto Bradley in una recente intervista al sito ufficiale della società – Adesso dobbiamo continuare lavorare bene così come stiamo facendo: questo è il modo in cui vogliamo giocare e questo è il modo che voglio che i giocatori capiscano. Per me il rugby non riguarda soltanto le fasi in ruck e nel breakdown, le fasi statiche e i calci. Per me il rugby è movimento ed espressione di se stessi con giocatori creativi”.

Le Zebre, insomma, non cambieranno lo spartito. Come accennato qualche riga più sopra, tuttavia, le fasi statiche dovranno assolutamente migliorare per garantire delle piattaforme di gioco adeguate alla linea arretrata. E lo scorso anno sia la mischia sia la touche sono state disastrose. Nell’ultimo test sono arrivate due mete da maul contro il Benetton, e il drive – come ha detto Bradley – “è qualcosa su cui puntiamo per il nostro attacco”. E se Bigi si è dimostrato un lanciatore affidabile in questi anni, soprattutto Fabiani e Ceciliani dovranno innalzare parecchio i propri standard, mentre Manfredi è di fatto tutto da scoprire.

Il sistema difensivo a sua volta si è rivelato altalenante: a prestazioni gagliarde in cui le Zebre sono riuscite a mettere in campo tutta l’aggressività necessaria, i ducali hanno contrapposto partite in cui sia per attitudine non eccezionale sia per la superiorità degli avversari non hanno garantito il livello necessario di fisicità negli interventi individuali.

Le certezze

La terza linea – considerando anche Jacopo Bianchi – è di ottimo livello con Meyer, Licata, Giammarioli, Tuivaiti e Mbandà, più l’esordiente Lorenzo Masselli e all’occorrenza Tauyavuca. Sono tutti giocatori piuttosto completi, che possono garantire intensità per ottanta minuti sia in attacco sia in difesa.

I già citati Mick Kearney e Ian Nagle potrebbero diventare delle certezze fin da subito per la loro esperienza, mentre in regia Carlo Canna sarà al solito l’ideale condottiero delle Zebre. Il 27enne ha fra i suoi tratti caratteristici una certa discontinuità, ma se dovesse riuscire a giocare sul piede avanzante con buona regolarità potrebbe essere un problema per tante difese. E alle Zebre la ricostituzione della coppia con Violi potrà fare solo bene.

Le incognite

Sono tante, com’è giusto che sia, a partire dalla mischia e in generale da quanto i primi cinque uomini riusciranno a garantire palloni in avanzamento alla squadra.

Tra i trequarti, c’è attesa per il rendimento dei vice-Canna come Brummer e Biondelli. Il primo è un giocatore più ordinato e compassato e lo scorso anno non ha brillato, mentre Biondelli (classe 1998) per caratteristiche sembra più adatto al gioco delle Zebre. Ma per lui sarà da valutare anche l’impatto dal punto di vista fisico.

Qualcosa in più dovrà essere richiesto anche ai centri, che l’anno scorso hanno avuto un impatto minimo dal punto di vista creativo in attacco. Considerando le assenze per i primi tempi di Castello, Bisegni e Boni, per Enrico Lucchin e Ludovico Vaccari ci saranno subito grosse responsabilità in merito.

Daniele Pansardi

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