Italseven, verso il futuro: Andy Vilk ci spiega il progetto e l’idea di continuità

Il tecnico sta discutendo il suo rinnovo ma già si proietta verso il futuro della nazionale seven

ph. Sebastiano Pessina

Quando lo contattiamo sta organizzando le ultime cose per il prossimo raduno della sua Italseven e dal tono di voce amichevole ma deciso nello spiegare i concetti  – che a breve potrete leggere – si capisce che Andy Vilk ha voglia di far crescere e dare continuità a una rappresentativa spesso sottovalutata.

Proseguire 
“Ho l’intenzione di rinnovare con la Federazione e ne stiamo discutendo: il Seven è importante per me. E’ una passione che è anche lavoro. Come squadra conosciamo il nostro valore, ma non per questo abbiamo smesso di inseguire il nostro traguardo anzi, stiamo lavorando per arrivare a competere con le migliori formazioni del circuito mondiale.
La nostra inoltre è una disciplina olimpica e tutti gli atleti del mondo hanno il sogno un giorno di arrivare a disputare gare ai Cinque Cerchi, ma il numero di team partecipanti al torneo che assegna le medaglie è limitato a dodici. Se pensi che nelle Seven World Series sono già impegnate quindici squadre, è un po’ difficile attualmente pensare di arrivare a Tokyo nel 2020.
Dobbiamo quindi procedere per step: prima il circuito europeo con i suoi Grand Prix, poi l’approdo al torneo di Hong Kong – che non disputiamo dal 2014 – da dove si può arrivare al circuito planetario. Secondo me il primo è il gradino più difficile da fare, paradossalmente, anche perché se successivamente arrivi a misurarti con le compagini delle Seven World Series la tua crescita sarà più rapida e verificabile durante tutto l’anno: tappa dopo tappa”.

Competitività
Ma come possiamo alzare il livello del nostro gioco? “Serve un lavoro di consistenza, che porti i giocatori del “Gruppo Seven” a impegnarsi a tempo pieno in questa attività. Germania e Spagna (I Leones hanno battuto la Nuova Zelanda, ndr), che adesso ci sono davanti, in passato sono venute spesso a trovarci per stage congiunti cercando di imparare qualcosa da noi, quindi questo vuol dire che anche noi abbiamo delle idee e delle potenzialità che ci possano consentire un salto di qualità”.

La formazione di un “Gruppo”
Scritto con la lettera maiuscola, perché l’idea è quella di avere un insieme di giocatori che possa dedicarsi all’attività in maniera definitiva: “Insieme alla Federazione e al CONI stiamo cercando di capire come costituire questo gruppo. Ci sono delle problematiche da “superare”, come quella della programmazione sui tornei. Mi spiego meglio: di competizioni ce ne sono tutto l’anno, ma molte non sono ancora riconosciute in maniera ufficiale né a livello continentale né tanto meno a livello globale e questo comporta delle difficoltà, anche a livello organizzativo. Quest’estate ad esempio avremo quattro tornei in giro per l’Europa, comprese le Universiadi di Napoli, ma molti di questi sono meeting organizzati senza i “marchi riconosciuti”, pur con un alto standard di competitività visto che ci saranno nazionali come la Georgia, la Germania e una rappresentativa francese.
E’ chiaro che, per tornare alla domanda primaria, dobbiamo orientare la nostra visione sul Top12 anche se non posso escludere un coinvolgimento di alcuni elementi che militano nelle franchigie, compatibilmente a tutti gli impegni”.

Il dialogo con Conor O’Shea
Franchigie, gruppo a tempo pieno, due temi che stimolano inevitabilmente una domanda: “Andy, che rapporto hai con Conor O’Shea e il suo staff?”
“Conor ha un background inglese e lui sa quanto il Seven possa essere utile per un giocatore. Con lui ho parlato in passato di questa cosa maturando una mia idea, un sogno: dopo aver trovato un insieme di giocatori dedicati solo al Seven, non è detto che i rugbysti a quindici di interesse nazionale non possano venire a lavorare con la mia nazionale in momenti di recupero dagli infortuni o di poco impiego, fra Italia e franchigie. Penso ad esempio al caso di Mattia Bellini: ha lavorato con noi in passato e questo è servito sia a lui, per aumentare le sue skills, sia a noi per elevare la competitività del gruppo. Se penso poi a giocatori come Bronzini e Lazzaroni, che in qualche raduno hanno fatto parte del nostro gruppo, mi viene da dire “Perche no?”.

Le voci su Mogliano e un incarico da head coach 
In questi giorni è apparso un rumor di mercato, che vorrebbe Vilk vicino alla panchina del Mogliano: “Ripeto: sto rinnovando con la FIR e questo è il mio focus” ha risposto il coach, allontanando così le voci. “Da tecnico federale, ho sempre svolto consulenze per club che avessero bisogno in una determinata area del gioco. Ho condotto sessioni di miglioramento sulle skills con squadre di Top12, di Serie A e anche del campionato femminile. Colgo tutto come un’opportunità: migliorarmi come allenatore e conoscere più da vicino giocatori e giocatrici”.

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