Le cose fondamentali della seconda giornata di Super Rugby

Il dominio dei Crusaders, l’offload assurdo di Mataele, la bella storia di Cornal Hendricks e molto altro

Bautista Delguy, Jaguares (ph. Reuters)

La seconda giornata del Super Rugby prevedeva soprattutto il big match tra Crusaders e Hurricanes, ovvero le due formazioni più quotate in Nuova Zelanda e di conseguenza per la corsa al titolo. Il torneo dell’emisfero Sud ha proposto anche molte altre partite interessanti, a tratti sorprendenti. Abbiamo fatto ordine con la nostra rubrica Parole e numeri.

Travolgenti – A Christchurch non c’è stata storia per gli Hurricanes, davvero impotenti di fronte allo strapotere fisico, tecnico e tattico dei Crusaders. I rossoneri al 44′ erano già avanti 31-0 con la solita prestazione brutale e cinica. Solo ne finale i Canes hanno avuto spazio per marcare qualche meta per rendere meno pesante il punteggio, ma quello che resta è soprattutto la sensazione che i Crusaders somiglino sempre di più a un monolite. Tra le mura di casa è addirittura la 21esima vittoria casalinga.

Miracle ball – Per l’offload senza senso di Manasa Mataele sono stati scomodati tutti gli aggettivi possibili, per cercare di restituire la straordinarietà del gesto. L’ala figiana è riuscita nell’impresa di fare un offload da terra, appena un attimo prima di scivolare fuori con il pallone, volgendo le spalle al resto del campo e sperando che il suo passaggio trovasse le mani di Mo’unga. La fortuna aiuta i folli, si sa.

54 – i punti segnati dai Brumbies contro i Chiefs, nella prestazione più inaspettata prima per risultato e poi per le gigantesche proporzioni. È da parecchio che degli australiani non rullavano in questo modo dei neozelandesi. Ai Chiefs non è bastato nemmeno il ritorno in campo di Damian McKenzie in mediana: a Canberra c’è stata solo una squadra in campo, capace di segnare otto mete. Sugli scudi soprattutto Tevita Kuridrani.

Equilibrio – Se queste sono le premesse dopo le prime due giornate, allora la Conference sudafricana potrebbe rivelarsi la più interessante ed equilibrata del torneo. Tutte le squadre hanno vinto almeno una partita, con gli Sharks a punteggio pieno dopo aver affrontato Sunwolves e Blues, e sembra difficile indicare una vera e propria favorita che alla lunga potrebbe recitare la parte della lepre nel girone.

Contropiede – I Jaguares hanno avuto la meglio dei Bulls dovendo ricorrere alla nobile arte del catenaccio: gli argentini sono stati costretti a difendere per la maggior parte del tempo, ma non appena hanno avuto la possibilità di scatenare la cavalleria leggera nelle ripartenze sono stati micidiali. Due delle tre mete segnate ai sudafricani sono arrivate da situazioni di turnover: una è stata segnata direttamente da Orlando con un coast-to-coast individuale, l’altra è arrivata con una bella azione corale dei trequarti finalizzata da Delguy.

3 – Gli anni passati dall’ultima partita giocata a livello professionistico da Cornal Hendricks, ala sudafricana dei Bulls tornata in campo proprio in Argentina. Hendricks è stato fermato dai medici prima del Super Rugby 2016 a causa di problemi al cuore, che avrebbero potuto causargli un arresto cardiaco se avesse continuato a giocare. Una bella storia,, per fortuna.

Attacco – La sfida tra Sunwolves e Waratahs ha rispettato fedelmente i canoni estetici della stagione regolare del Super Rugby: tanto attacco, tanta corsa, poca difesa.1231 metri corsi in totale, 35 break creati e 50 difensori battuti. I giapponesi non si sono dilettati troppo nella nobile arte dell’offload (solo 8), mentre gli australiani si sono invece scatenati anche in quella situazione (22 ricicli). Hanno vinto gli australiani, ma ci importa davvero? It’s Super Rugby baby

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