Sei Nazioni 2019: le opinioni di quattro grandi azzurri del passato

Abbiamo intervistato Mauro Bergamasco, Andrea Lo Cicero, Andrea Masi e Paul Griffen, per capire cosa ne pensano dell’imminente torneo

ph. Sebastiano Pessina

A poche ore dall’inizio del Sei Nazioni 2019, che segna la ventesima partecipazione dell’Italia al torneo, abbiamo chiesto il parere di quattro autorevoli esperti in materia, nonché ex bandiere della nazionale italiana nel decennio precedente. Mauro Bergamasco, Andrea Lo Cicero, Andrea Masi (che ospitiamo su OnRugby anche con le sue rubriche) e Paul Griffen ci hanno offerto la loro opinione su cosa dovremmo aspettarci dall’Italia e su come potrebbe evolversi il torneo nel corso delle settimane.

Mauro Bergamasco (106)

“[L’Italia] Non è mai prevedibile, lo abbiamo visto negli anni e anche quando giocavo. Ci ha abituato a prestazioni di livello, mettendo i migliori del mondo in difficoltà, ma anche a prestazioni in cui questo non è successo. Il Sei Nazioni prima della Coppa del Mondo, inoltre, è sempre particolare rispetto gli altri tornei, dove c’è più continuità nelle politiche della Federazione, mentre questo non è legato alle solite dinamiche.

Ci sono nazioni che lo usano come banco di prova, altro come torneo a sé. C’è una commistione di obiettivi: tutti vogliono vincere il trofeo, ma il pensiero è inevitabilmente rivolto alla Coppa del Mondo, con giocatori e idee nuove da provare. Non credo che l’Italia possa approfittare di qualche “distrazione” avversaria, perché anche se ci dovessero essere giocatori in prova questi darebbero sempre il massimo.

I punti di forza dell’Italia? Contro le squadre internazionali abbiamo dimostrato di essere pronti e preparati nelle fasi di conquista e di avere una strategia comune offensiva e difensiva. L’impatto delle franchigie? Il Benetton è una squadra che funziona e che sta rispondendo bene alla programmazione societaria, ma il “salto” in azzurro non sarà immediato. Ci vorrà tempo, ma qualcosa di importante si potrebbe vedere in termini di sintonia e coesione.

Guardando al Sei Nazioni nel suo complesso, l’Irlanda è quella che ha dimostrato di più in evoluzione e programmazione. L’Inghilterra vorrà vincere per prepararsi alla RWC e lanciare un segnale. La Scozia? Può fare la differenza. Non credo che vincerà il Sei Nazioni, ma può essere una squadra contro cui si può decidere la vittoria o meno del torneo.

Un giocatore che potrebbe sorprenderci? Non l’ha convocato (ride, e proprio non ha voluto dircelo, ndr). Rispetto a qualche anno fa c’è una gamma di giocatori più ampia. Ho visto una squadra convinta di fare cose importanti, ma solo il tempo potrà essere una medicina fondamentale”.

Andrea Lo Cicero (103 cap)

“Non ho visto un’Italia con un grande gioco, o molte azioni fatte bene. Vedo un gioco un po’ individuale e disordinato. Non è una cosa positiva, anche perché sono tre anni che sta lavorando questo staff. Se manca la voglia di lottare per il bene comune? Sarebbe una follia, la voglia di lottare per il tricolore c’è sempre. I punti di forza? Si gioca meglio con i trequarti. Vedo una mischia che va a sprazzi, una touche che non va, né in difesa né in attacco. In generale non vedo un gioco interessante: vedo potenzialità individuali ma non un gioco collettivo.

Mi aspetto qualcosa da tutti. Ora ci sono diversi giovani che devono dimostrare di avere il potere in campo e il testimone in mano. Mi auguro che anche la Federazione riesca ad avere una visione per il futuro, ma dubito. Vedo sempre meno interesse a livello generale. Contro gli All Blacks, che affollano gli stadi ovunque, l’Olimpico non era pieno. Ed è un problema. La politica federale fa acqua da tutte le parti. Mi auguro comunque che sia un Sei Nazioni ricco di spettatori.

Chi vincerà il Sei Nazioni? L’Irlanda può farlo sicuramente. La Scozia potrebbe essere una buona sorpresa, mentre vedo un’Inghiterra in fase di costruzione. Il Galles è ancora un po’ distante ma hanno la ricetta per battere tutti. La Francia fa un campionato intenso, potrebbe risentirne. Se l’Italia ha chance contro i transalpini? L’Italia deve giocare per vincere, non tanto per giocare, o nella speranza di trovare lo zoppo. Dobbiamo giocare per alzare livello, portando realmente portare a casa risultati. Non mi piace l’elemosina”.

Andrea Masi (95 cap)

“Credo che per l’Italia sarà un Sei Nazioni molto difficile. Forse uno dei più difficili che la nostra Nazionale abbia dovuto affrontare. La qualità delle squadre che partecipano al torneo e che andremo a incontrare si è ulteriormente alzata. Tutte le compagini sono cresciute davvero tanto. Fino a qualche anno fa c’erano due che spiccavano nei confronti delle altre nazionali, mentre adesso si è creata una situazione di equilibrio al rialzo. Inoltre, peserà molto la mancanza di tre pedine chiave come Polledri, Minozzi e Bellini.

Ovviamente i nostri azzurri prepareranno ogni partita nel miglior modo possibile e sempre con l’intenzione di scendere in campo per vincere, ma se dovessi scegliere una partita da mettere in particolar modo nel mirino, indicherei l’ultimo incontro del torneo, in casa contro la Francia.

Irlanda-Inghilterra, la partita cruciale del primo turno, sarà subito decisiva. Qui a Londra c’è molto entusiasmo per i colori di casa, esaltati anche da un Eddie Jones che ha deciso di far iniziare la pretattica a suon di dichiarazioni già da due settimane. Però gli inglesi sono anche coscienti che a Dublino sarà una partita molto difficile, contro un’Irlanda che in tempi recenti è stata davvero ingiocabile. Lo ha dimostrato sia nei test di novembre, ma anche attraverso le sue franchigie negli ultimi turni delle coppe europee, raccogliendo otto vittorie su otto partite e qualificandosi tutte per i rispettivi quarti di finale”.

Paul Griffen (41 cap)

“Dall’Italia mi aspetto una crescita che consenta di proseguire sul percorso fatto negli ultimi dodici mesi. Le franchigie stanno facendo un buon lavoro, con Treviso che in questo momento sta raccogliendo evidentemente più soddisfazioni delle Zebre. Credo che si possano conquistare delle vittorie nel torneo. La cosa che vorrei vedere e che mi auguro si possa vedere è maggiore consapevolezza: dobbiamo fare un bel torneo, anche perché siamo nell’anno dei Mondiali.

Tra i punti di forza, sicuramente va sottolineata l’energia che possono portare in azzurro i ragazzi del Benetton. Mi aspetto un pack di avanti competitivo, e che in seconda linea il lavoro fatto per aumentare le percentuali di conquista in touche dia i suoi frutti. Fra i trequarti, mi aspetto un sicuro rendimento dalla coppia in mediana Tebaldi-Allan e da quella dei centri che io farei giocare con Castello e Campagnaro, perché entrambi hanno grande qualità da sfruttare. In generale sono dispiaciuto per gli infortuni di Polledri, Bellini e Minozzi, ma chissà che questa cosa non possa tramutarsi in una possibilità per altri giocatori. Vedo comunque un gruppo omogeneo.

Sul Sei Nazioni in generale, la mia opinione è che l’Italia possa arrivare a vincere due partite: quella con il Galles e quella con la Francia. In generale invece penso che l’Irlanda sia la favorita, come hanno dimostrato gli ultimi risultati a tutti i livelli. Ma potrebbero anche giocare un po’ a nascondino in vista della World Cup.

Dietro di loro vedo Inghilterra e Galles: Eddie Jones ha una squadra che fisicamente può competere con tutti,  molto Farrell-dipendente; gli uomini di Gatland invece arrivano da nove vittorie di fila e potranno dire la loro. Sulla Scozia c’è curiosità, ma sembrano avere una squadra vicina come non mai al tanto atteso salto di qualità. Se dovessero riuscire a battere gli azzurri in maniera convincente potrebbero riuscire a prendere slancio per un torneo da protagonisti. Infine la Francia: secondo me riusciranno a battere il Galles, ma hanno un calendario poco felice e mi sembrano una squadra troppo umorale. Per gli azzurri potrebbe essere l’ideale l’appuntamento contro i nostri rivali nell’ultima sfida del 16 marzo.

Chi potrebbe sorprenderci? Da Jayden Hayward e Braam Steyn mi aspetto qualcosa in più: il primo potrà essere il giocatore adatto per gestire gli spazi arretrati, lavorare sui contrattacchi e trovare dei varchi offensivi sia per se che per i compagni del triangolo allargato, mentre il secondo dopo essere stato a mio parere il migliore nei Test Match di novembre sarà fondamentale per il reparto e penso che dopo il Sei Nazioni in tanti parleranno di lui”.

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