Italia, parola a Castello: “Più della tecnica, conta la mentalità”

Dopo il primo allenamento a Firenze in vista della Georgia hanno parlato il centro delle Zebre e Marco Fuser

ph. sebastiano pessina

FIRENZE – “E’ una partita importantissima, se ne sta parlando tanto, forse troppo. In realtà è una partita di rugby e come tale va preparata, facendo di tutto per vincerla” esordisce Tommaso Castello all’uscita del primo allenamento fiorentino della nazionale italiana, in un Mario Lodigiani, lo stadio de I Medicei collocato proprio di fronte all’Artemio Franchi, bagnato da una pioggerella novembrina.

“È innegabile che i risultati siano abbastanza scarsi. Quello che stiamo facendo è cercare di migliorare la prestazione, fiduciosi che questo porterà a cambiare i risultati – prosegue Castello – Chiaramente giocare contro le prime delle classe come facciamo di solito porta a migliorarsi, ma non a fare risultato. Sabato abbiamo l’occasione di giocare con una nazionale come la Georgia, che nel ranking ci precede di poco ed è nostro obiettivo superare, e l’obiettivo dev’essere quello finalmente di fare risultato.”

Alcuni giocatori non hanno ancora preso parte agli allenamenti dopo le 21 ore di viaggio che hanno portato i convocati di Chicago di nuovo nel Vecchio Continente, e anche la seduta di martedì è stata blanda dal punto di vista dell’intensità.

“C’è una grossa parte della squadra che è appena rientrata dagli Stati Uniti e con la quale abbiamo cominciato ad allenarci solo oggi. Per quanto riguarda quelli che sono rimasti qua, abbiamo posto tanta attenzione all’organizzazione generale sapendo che contro la Georgia sarà una partita fisica dove non solo essere determinati al 100%, ma anche avere ben chiaro il nostro piano di gioco – spiega il capitano delle Zebre – Ci siamo concentrati quindi sull’organizzazione difensiva e offensiva, e poi penso che giovedì, quando tutti i giocatori saranno a disposizione, faremo qualcosa di più intenso.”

Benetton e Zebre hanno decisamente migliorato i loro risultati nelle ultime due stagioni, e sono i contesti di maggior successo del rugby italiano, che però ancora fatica a replicarsi sulla scena internazionale. Racconta ancora Castello: “Sono due palcoscenici molto diversi: la nazionale affronta le migliori squadre al mondo, quindi c’è uno studio molto più approfondito dell’avversario e un sistema di gioco più evoluto. Alle Zebre l’obiettivo è quello di far crescere e migliorare i giocatori in primis, poi di crescere come squadra. Viene quindi dato un po’ più spazio al giocatore e alla sua interpretazione, cosa che si sta rivelando un’arma a nostro vantaggio, le prestazioni lo dimostrano e i risultati, più o meno, anche. In nazionale siamo alla ricerca della vittoria così come alle Zebre, ma sicuramente abbiamo un piano di gioco più conservativo che punta a fare delle cose precise in modo semplice, pulito e lineare.”

A Chicago, ancora una volta, il problema è stato soprattutto nell’intervento difensivo, dove la nazionale italiana ha fatto registrare una cifre inferiore all’80% di placcaggi riusciti. Solo quattro giocatori sono riusciti a far scrivere il numero zero nella colonna statistica dei placcaggi sbagliati. Qualcosa dove, dice il primo centro delle Zebre e della Nazionale, serve dare qualcosa in più: “Credo che per quanto riguarda la difesa il 50% lo faccia l’organizzazione, e il 50% lo faccia la mentalità con cui si applica questa organizzazione, con la quale si vuole imporsi sull’avversario con il placcaggio e con il gesto tecnico.”

“ A Chicago l’organizzazione difensiva è stata a mio parere molto buona, e gli errori individuali hanno poi fatto sì che venissero subiti break e mete. Credo che sia ogni giocatore a dover chiedere di più a sé stesso: non è accettabile che ogni giocatore sbagli un placcaggio, anche se ne fa dieci, perché significa che alla fine della partita avremo 15 placcaggi sbagliati. E con così tanti errori, purtroppo o per fortuna, a questo livello si perdono le partite. Per cui dobbiamo pretendere di più da noi stessi. Il sistema c’è, è il giocatore che deve imporsi sull’avversario, e più della tecnica conta la mentalità.”

“La partita di Chicago non ci può vedere soddisfatti – gli fa eco Marco Fuser, uno che a Chicago era in campo ed è stato fra i migliori – Le poche cose positive che possiamo portare con noi sono la difesa del primo tempo e la mischia chiusa. Nel secondo tempo abbiamo abbassato la concentrazione e un intercetto e un paio di break subiti ci hanno spento. Quella è una cosa che dobbiamo migliorare come squadra: il reagire alle situazioni difficili della partita.”

“La Georgia non è dello stesso livello dell’Irlanda come avversario ma questo non ci dà il diritto di considerarli da meno, perché verranno qua pronti e agguerriti, con la voglia di vincere e di dimostrare – ha detto il seconda linea del Benetton, anch’egli disponibile per la stampa al termine dell’allenamento di martedì – Saranno forti fisicamente, temibili in mischia e in rimessa laterale, in drive da touche, e nei punti d’incontro. Da parte nostra dovremo imporci fisicamente sia con il pacchetto che con tutta la squadra. Dobbiamo un po’ migliorare sui punti d’incontro, e abbiamo qualche giocata che abbiamo tenuto da parte per sabato.”

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