Slow Motion #10: Benvenuti al Kenya show

La palma di meta della settimana la vincono gli africani, che ora guardano avanti a una partita di capitale importanza

kenya

ph. Reuters

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento. 

Con un sonoro 67 a 0 il Kenya ha battuto la Tunisia nella partita di Africa Gold Cup che si è disputata lo scorso sabato. Si trattava di una delle sole tre partite in programma nel fine settimana, insieme a Uganda-Marocco, valevole per la stessa competizione e vinta dai padroni di casa per 47 a 29, e Honduras-Panama, del campionato centroamericano.

Il Kenya è una paese nobile nel panorama ovale africano, soprattutto grazie ai risultati del Sevens, disciplina dove eccellono i Simbas, soprannome che in swahili significa leoni. Negli ultimi dieci anni anche il rugby a quindici ha cominciato a togliersi le sue soddisfazioni, vincendo la Africa Cup nel 2011 e nel 2013. Ventottesimi nel ranking mondiale, sono la nazionale più importante del continente dietro Sudafrica e Namibia.

Fra i giocatori più in vista ci sono: Willy Ambaka, 28enne ala proveniente dal rugby a sette con esperienza a Lione, a Western Province e a Manuwatu nella Mitre 10 Cup; il mediano di apertura Biko Adema, anch’egli proveniente dalla squadra nazionale di Sevens, con la quale ha presenziato alle Olimpiadi di Rio nel 2016; il capitano e numero 8 Davis Chenge, 27 anni e 15 test con i Simbas.

 


La partita con la Tunisia è stata soprattutto una passerella: troppe le differenze fra le due squadre per assistere a un incontro equilibrato a Ngong Road, dove si trova lo stadio del rugby keniano, a Nairobi.

Chenge è stato protagonista della marcatura più interessante. Da mischia chiusa sulla linea dei 22 metri, il numero 9 dei leoni keniani Samson Onsomu ha finto di allargarsi sulla destra, senza però raccogliere veramente il pallone.

La manovra ha tratto in inganno le terze linee avversarie, con il numero 6 Najmeddine Hamila troppo rapido a salire spedito verso l’apertura avversaria e il numero 8 Yahya Graa che, perso ormai il controllo del corpo, si lascia bucare dal repentino cambio di direzione interno di Chenge, che può a quel punto sprintare indisturbato verso la linea dando sfogo a tutta la sua potenza.

Ora per il Kenya arriva la prova del nove: sabato i Simbas sono attesi dalla battaglia di Windhoek, capitale della Namibia. Ai padroni di casa e dominatori della Africa Gold Cup basta un pareggio per assicurarsi il trofeo e, contestualmente, la qualificazione diretta alla Rugby World Cup 2019 in Giappone. Il Kenya ha invece bisogno della vittoria in trasferta per non passare dal torneo di ripescaggio come seconda del torneo e per riuscire in un’impresa inedita, quella della partecipazione iridata. La squadra che riuscirà a qualificarsi finirà nel girone di Nuova Zelanda, Sudafrica e Italia.

Lorenzo Calamai

onrugby.it © riproduzione riservata
FacebookTwitterGoogle+Pinterest
item-thumbnail

Slow Motion #15: la cavalcata di Jordan Williams

La meta della settimana è un pezzo di bravura dell'estremo dei Dragons, che ha mandato a gambe all'aria la difesa del Leinster

18 settembre 2018 Terzo tempo
item-thumbnail

Slow Motion #14: allo Stade Toulousain piacciono le bollicine

Il Tolosa di Huget, Ntamack e Ramos torna protagonista nella nostra rubrica, dopo la splendida meta contro La Rochelle

11 settembre 2018 Terzo tempo
item-thumbnail

Racconti di rugby: la disciplina ferrea di Mike Brewer a L’Aquila

Ovvero: giocare per 40 minuti effettivi senza far mai cadere la palla a terra. Per Mazzantini&co. non fu proprio semplice

11 settembre 2018 Terzo tempo
item-thumbnail

La nuova scuola aperta dai Saracens a Londra

Accoglierà 156 studenti che inizieranno la loro secondary school. È il primo club di rugby ad impegnarsi in un'iniziativa del genere

7 settembre 2018 Terzo tempo
item-thumbnail

Slow Motion #13: E se fosse meglio la Premiership?

Il passaggio di Danny Cipriani a Charlie Sharples è impossibile da ignorare: ecco la meta della settimana

4 settembre 2018 Terzo tempo
item-thumbnail

Il coach quasi novantenne che continua a vincere

Dunstan Henry ha 88 anni e ha perso il conto dei campionati vinti. Un uomo al servizio del gioco da oltre sessant'anni

4 settembre 2018 Terzo tempo