Il rugby giapponese verso un bivio: i Sunwolves destinati alla scomparsa?

Fra risultati e investimenti onerosi, la franchigia giapponese potrebbe lasciare il posto nel Super Rugby a un club di Top League

ph. Reuters

Un Super Rugby senza Sunwolves. Sembra essere questo il destino futuro del rugby giapponese, che dopo la coppa del mondo casalinga dovrebbe ridisegnare il proprio volto rispetto a come oggi lo conosciamo.

La palla ovale, in Giappone, è divisa in due livelli: da una parte i Sunwolves, franchigia federale nata soprattutto con la finalità di dare profondità e qualità alla nazionale giapponese, dall’altra il campionato nazionale, la Top League, dove le squadre delle corporations nipponiche rivaleggiano a suon di yen per aggiudicarsi il titolo finale.

I risultati ottenuti dai Sunwolves come serbatoio dei Brave Blossoms sono apprezzabili, come hanno potuto recentemente toccare con mano non solo gli Azzurri, ma anche i georgiani. Tuttavia il successo nel campionato australe rimane stentato, con questa terza stagione partita con tante sonore sconfitte consecutive, punteggiate in tempi recenti da tre vittorie che hanno un po’ rialzato il morale della truppa. E la franchigia costa, e non poco.

La coesistenza della Top League, che concede i propri giocatori ai Sunwolves, e della franchigia ha una data di scadenza che si avvicina: il 2020. Dopo la Rugby World Cup casalinga infatti, dove tutti vogliono ben figurare, finirà il connubio di interessi fra federazione e corporation, ovviamente molto influenti dato il loro apporto economico fondamentale al rugby giapponese. Fra due anni infatti la Top League non avrà più inizio a luglio, ma bensì a gennaio, sovrapponendosi così con il Super Rugby e creando un insanabile conflitto per il doppio tesseramento dei giocatori.

Un conflitto all’orizzonte che avrà uno sviluppo diverso a seconda della qualità dei risultati che la nazionale giapponese riuscirà ad ottenere proprio alla prossima Rugby World Cup. Secondo diversi osservatori, la strada sarebbe in qualche modo segnata: c’è un forte interesse, infatti, da parte delle maggiori squadre di club giapponesi a sostituire i Sunwolves nel Super Rugby, un palcoscenico ovviamente di prestigio ulteriore e più grande rispetto a quello della Top League.

In pole positions, ad ascoltare le voci che girano di questi tempi, ci sarebbero i Panasonic Wild Knights, i quali beneficeranno del rinnovato Kumagaya Stadium, nuova sede del club una volta finiti i lavori che lo stanno interessando. La conclusione è prevista per i prossimi mesi, con la squadra che si sposterà quindi di diciotto chilometri per stabilirsi, appunto, nella città di Kumagaya. I Wild Knights sono uno dei club più blasonati, con alle spalle la solidità di un’azienda di primo piano come Panasonic. E’ la squadra dei nazionali giapponesi Shota Horie e Kenki Fukuoka, ma anche di Digby Ioane, Berrick Barnes e David Pocock.

Nel prossimo 2020, infine, il Super Rugby pianifica un proprio rilancio. Se le squadre dovessero tornare ad essere diciotto, anche Suntory Sungoliath e Toyota Verblitz potrebbero parimenti essere alla finestra per lasciare il campionato domestico e lanciarsi nell’avventura Super Rugby. A quel punto la federazione punterebbe a promuovere una Top League riformata per fare da riserva di giocatori professionisti a sostegno dei tre club. Per il momento si parla ancora di rumors, con pochi fatti concreti. I Sunwolves sono oggi molto più seguiti a livello mediatico e di spettatori rispetto alle squadre della Top League, avendo vinto l’entusiasmo popolare come e più dei club delle corporations. Se il Giappone dovesse fare bene alla World Cup, la condanna della franchigia federale sarebbe tutta da riscrivere.

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