Gli Oscar 2017 di On Rugby: i migliori effetti speciali

La selezione delle cinque migliori mete dell’anno

nuova zelanda lions rugby

ph. Reuters

Con la fine dell’anno ci guardiamo tutti un po’ indietro. Sfogliamo l’album dei ricordi degli ultimi 365 giorni, tirando le somme nel tentativo di dare loro un giudizio complessivo, magari in maniera equilibrata. O magari no. Abbiamo scelto le cinque migliori mete del 2017, guardando ai maggiori campionati del pianeta ovale e ai tornei e test match internazionali. Una compilation di mete straordinarie: organizzazione collettiva, diamanti individuali, gesti tecnici fantastici. Nel 2017 c’è stato davvero l’imbarazzo della scelta.

In precedenza: Oscar al miglior attore protagonista – Oscar alla migliore interpretazione collettiva – Oscar al miglior registaOscar alla miglior sceneggiatura – Oscar al miglior attore italianoOscar al miglior attore Lions

Oscar ai migliori effetti speciali

Vincitore: Sean O’Brien in All Blacks-British and Irish Lions, British and Irish Lions Tour, 24 giugno

 

Il momento rugbystico più alto della serie, nonostante la sconfitta in quel bellissimo primo test, ma anche l’acuto di un anno pieno di mete fantastiche. Incomincia tutto da una calcio un po’ sgonfio di Aaron Cruden, che cerca il guadagno territoriale ma trova solo la copertura di Anthony Watson. L’ala scarica sul proprio estremo Liam Williams: il 15 gallese è bravissimo a dondolare sulle sue gambe da cowboy e mandare al bar prima Kieran Read e poi lo stesso Cruden. La fuga solitaria si conclude con il placcaggio da parte di Dagg in copertura, ma Williams tiene vivo il pallone e lo cede a Jonathan Davies. Il secondo centro e Elliot Daly improvvisano quindi un favoloso duetto per eludere la copertura di Lienert-Brown e Barrett. La difesa però non molla fino in fondo, e Davies è catturato a pochi metri dalla linea. Il numero 13 si guarda indietro, alla disperata, ed ecco che compare, come l’archetipo del numero 7, Sean O’Brien, che con ostinazione e pazienza ha corso una linea di sostegno lunga tutto il campo per arrivare a schiacciare la meta più bella del 2017.

 

2° classificato: Joaquin Tuculet in Argentina-Inghilterra, Test match, 10 giugno

 

Sembrava essere la meta che avrebbe dato all’Argentina la vittoria, la meta che spaccava la partita, e invece non è andata così. La bellezza, però, sopravvive al punteggio e rimane, tanto che questa meta è stata premiata da World Rugby come la più bella del 2017. Un grande spettacolo: con cuore e coraggio l’Argentina sceglie di attaccare dai propri ventidue metri. Una combinazione di linee di corsa interne fra apertura e centri riesce a liberare splendidamente il numero 13 Orlando. Il secondo centro fugge fino a centrocampo quando, catturato, cede il pallone a Emiliano Boffelli, uno dei migliori Pumas della stagione. Boffelli avanza, naviga e infine, forse con il senso di ragno come quello del supereroe si avvede dell’arrivo di Tuculet. L’estremo, servito in piena velocità, è semplicemente imprendibile per gli avversari.

 

3° classificato: SP Marais in Stormers-Chiefs, Super Rugby, 8 aprile

Parlando di effetti speciali com’è possibile ignorare l’assist che ha lasciato tutti a bocca aperta questa primavera. Partita importante quella fra Stormers e Chiefs, due squadre che in questo Super Rugby hanno sognato in grande. In questa occasione, in terra sudafricana, i neozelandesi cercano di riportarsi sotto e lo fanno con un ottima azione, piena di continuità dirette. L’ultima, però, viene brillantemente letta dall’estremo di casa Cheslin Kolbe, che si inserisce e ruba palla nel traffico. Prima di essere placcato riesce a calciare con la punta del piede il pallone, che rotola fino a centrocampo, dove Dyllin Leyds è il primo a recuperarlo. Braccato dalla difesa e messo a terra con una francesina, da seduto Leyds ha l’idea più pazza di questo mondo: servire con un passaggio dietroschiena l’accorrente Marais. E ci riesce. Gioco, partita, incontro. Peccato che i Chiefs si sarebbero vendicati poi in giugno, eliminando ai quarti di finale gli Stormers.

 

4° classificato: Michele Campagnaro in Inghilterra-Italia, Sei Nazioni, 26 febbraio

Un pizzico di orgoglio nazionale per una delle più belle mete del Sei Nazioni 2017. Una giocata totalmente personale che testimonia le abilità e la potenza di uno dei più brillanti giocatori italiani degli ultimi anni. E’ la partita del tranello agli inglesi, della squadra di Eddie Jones in difficoltà, di James Haskell che chiede a Romain Poite come fare per formare una ruck. La meta di Campagnaro rimette l’Italia in partita all’improvviso a venti minuti dalla fine, una carezza d’illusione per tutti i tifosi italiani. L’unico a cui quest’azione non è parsa una carezza è il povero George Ford, puntato travolto impietosamente dal nostro, che nel frattempo scappa anche a Jamie George. Il pezzo di bravura vero e proprio, però, è il gioco di appoggi rapidissimo e bruciante con cui siede Mike Brown e s’invola in meta. Chapeau Michele, ti aspettiamo presto in campo.

 

5° classificato:  Waisake Naholo in Galles-All Blacks, Test match, 25 novembre

Durissima battaglia per aggiudicarsi il quinto posto fra due mete segnate nella stessa partita. Si aggiudica la posizione nella top 5, a discapito della meta di Scott Williams, la prima marcatura pesante del match, una splendida interpretazione corale della linea arretrata degli All Blacks che si conclude con un acuto di Waisake Naholo. Nell’azione ognuno degli interpreti esegue il proprio compito alla perfezione e aggiunge anche qualcosa in più. Si inizia da una rimessa laterale vinta a centrocampo: lo scopo è innescare Rieko Ioane in mezzo al campo, una soluzione che gli All Blacks hanno incominciato a provare a partire proprio da questo loro ultimo test match in Europa. Per farlo si passa da un bel passaggio piatto di Barrett a Crotty, il playmaker esterno della squadra. Quest’ultimo serve splendidamente Ioane dietro la schiena di Sam Cane. A salvare la situazione difficile per la difesa gallese ci prova Steff Evans, ma il suo placcaggio finisce fra i cingoli dell’ala con il numero 11 in maglia nera che, vinto l’impatto, accelera e fa metri prima di fissare Amos, ultimo baluardo, e servire Aaron Smith. Il bello è che a questo punto la difesa non si è ancora arresa, e con un grande spirito di sacrificio sta rientrando alla disperata. Smith ha corso una linea di sostegno interna come sempre ottima, ma la ciliegina sulla torta è il passaggio di quasi trenta metri che scocca nel traffico una volta accortosi che non arriverà fino oltre la linea. Il passaggio bellissimo si deposita fra le braccia dell’accorrente Waisake Naholo che a sua volta ci mette del suo per eludere l’ultimo, disperato tentativo di placcaggio e schiacciare nell’angolo in volo.

 

Menzione d’onore: una battaglia durissima quella per scegliere le migliori cinque mete di quest’anno solare. Tantissime marcature splendide e pezzi di bravura personali e collettivi che testimoniano la bellezza del rugby contemporaneo. Meritano di essere almeno citati lla suddetta meta di Scott Williams agli All Blacks, capolavoro collettivo della pericolosità del Galles da fase statica; la segnatura di Martin Landajo agli Springboks, imbeccato da uno splendido calcetto di Boffelli; gli splendidi gesti tecnici di Sonny Bill Williams e Damian McKenzie per mandare a segno Beauden Barrett contro la Scozia; George North che si porta in meta Simon Zebo e mezza Irlanda al Sei Nazioni dopo una splendida combinazione tra Scott Williams e Rhys Webb; lo splendido contrattacco degli Worcester Warriors nel match di Premiership contro i Leicester Tigers.

 

di Lorenzo Calamai

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