WRWC 2017: Barattin e Di Giandomenico dopo Italia-Spagna

La spagnola Ribera: il segreto dare ritmo e tanta palla in gioco

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ph. INPHO/Bryan Keane

DUBLINO – “La meta annullata ha deciso la gara, perché siamo calate a livello di testa quando l’arbitro ha preso quella decisione nella ripresa. La meta è stata annullata, come mi ha detto l’arbitro, perchè Sillari aveva i piedi in fuorigioco quando ha recuperato l’ovale nel raggruppamento, ma voglio dire che per me la meta era assolutamente valida”.

Sara Barattin non riesce a nascondere la delusione nell’immediato post-partita di una gara persa, la terza consecutiva, contro un’avversaria apparsa, anche oggi, alla portata delle Azzurre.

“Contro la Spagna per noi è un derby, è una partita che sentiamo molto e in cui vogliamo sempre dare il massimo. Sono convinta che oggi abbiamo dato il massimo, ancora, ma soprattutto nel secondo tempo abbiamo commesso troppi errori a livello difensivo.”

“Adesso abbiamo altre due partite e dovremo cercare di essere capaci di riprenderci, soprattutto di testa. Va detto, comunque, che siamo state piuttosto sfortunate dal punto di vista degli infortuni finora, questo mondiale si è dimostrato davvero molto sfortunato. Dobbiamo ripartire a testa alta e metterci sotto a lavorare.”

 

 

Coach Di Giandomenico: mi prendo la responsabilità dell’approccio

“La meta annullata è un episodio di cui possiamo discutere ma al di là di quello, analizzando la gara, abbiamo visto un primo tempo equilibrato dove siamo riuscite a difendere senza far segnare le avversarie e una buona ripartenza nel secondo tempo dove siamo riuscite a mettere pressione. Poi, abbiamo avuto qualche disattenzione che hanno cambiato il match,” dice Andrea Di Giandomenico. “Abbiamo avuto dieci, dodici minuti in cui abbiamo commesso errori e mi sento di dire che abbiamo lavorato male, concedendo due mete consecutive partite col mediano che riparte e la guardia che si fa battere.”

“Quei dieci minuti hanno creato il varco tra noi e la Spagna che non siamo più riusciti a chiudere,” continua l’head coach della Nazionale Italiana. “Attualmente, credo sia più che altro una questione di approccio alla partita ma non mi sento di dover dire nulla alle ragazze che mettono sempre tutto in campo. Mi prendo io tutte le responsabilità e nei prossimi giorni voglio riflettere. Nell’intervallo ci siamo parlati, ci siamo detti che dobbiamo cambiare l’approccio alla gara e avere più fiducia in noi stessi ma, ripeto, di questo rispondo io. Dovevamo dare, certamente, più velocità e continuità al nostro gioco e sicuramente a livello mentale fatichiamo ad imporci. Merito alla Spagna, però, che è una squadra di qualità e ha sempre l’approccio giusto alle partite importanti. Ci sono stati errori da entrambe le parti ma loro sono state più forti sotto il profilo mentale. Certo, c’è un pò di rammarico.”

 

 

Qui Spagna: ritmo e velocità la chiave per battere le Azzurre

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ph. INPHO/Bryan Keane

Maria Ribera, seconda linea delle Leonas, ci dice che “siamo riuscite a tenere la palla molto spesso in tutti e due i tempi, un aspetto per noi molto importante e qualcosa che non siamo riuscite ad avere nelle prime due gare. Siamo state molto pericolose contro Inghilterra e USA ma non siamo state brave a tenere il possesso mentre oggi siamo riuscite a fare bene, abbiamo fatto girare la palla velocemente e messo l’Italia nelle condizioni di non riuscire a fermarci. Abbiamo giocato l’ovale veloce in ruck e battuto quasi sempre veloci le punizioni. Sono convinta che abbiamo vinto questa partita col grande lavoro in ruck.”

“Sapevamo che la gara contro l’Italia sarebbe stata una battaglia perchè loro sono una squadra che non molla mai e lo hanno dimostrato anche oggi. Sono convinta, però, che le abbiamo battute oggi perchè siamo state la squadra migliore in campo.”

 

Dopo aver battuto la Scozia in novembre la Spagna si ripete oggi contro l’Italia, marcando un ideale “2-0” in sfide contro squadre del Sei Nazioni. Ribera ammette che per Las Leonas le chance di entrare nel 6 Nations sono nulle ma “ogni anno dimostriamo di essere al livello delle squadre che partecipano al Championship, a volte le battiamo a volte perdiamo ma in generale credo che il 6 Nations debba essere un torneo ‘aperto’, con l’ultima classificata che deve sfidare la prima classificata e questo ci darebbe la possibilità di migliorarci ancora di più perchè ci darebbe la possibilità di giocare contro le squadre migliori, dandoci ancora più fiducia quando ci troviamo a sfidare avversarie come Inghilterra e Stati Uniti.”

 

di Matteo Mangiarotti

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