Saranno allenatori: una generazione che ha scelto di ripartire dalla panchina

Lo staff Benetton, ma da oggi anche Masi, Festuccia, Marcato, Filippucci. Un’area cruciale per il futuro

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Che la piramide dell’Alto Livello italiano abbia dei profondi problemi strutturali è ormai cosa nota. Smontandola pezzo per pezzo, per esempio, è evidente la difficoltà nella formazione dei giocatori soprattutto (ma non solo) dai 20 anni in su, che in parte potrebbe rendere meno appariscente il reale problema alla radice della situazione: la formazione degli allenatori. Un tema su cui si è dibattuto tanto ma mai troppo, o comunque non nella misura in cui meritava di essere affrontato, come ci ricorda una frase di qualche anno fa del Presidente Alfredo Gavazzi in merito al lancio del progetto delle Accademie: “Se avessimo prima dovuto formare nuovi allenatori il progetto sarebbe partito troppo tardi perdendo ulteriore tempo”.

 

Le esperienze dei tecnici italiani nel Pro12, inoltre, sono un po’ il manifesto delle carenze di chi teoricamente rappresenta il livello massimo nella categoria del nostro Paese: Cavinato, Casellato e Guidi sono arrivati alla guida di una franchigia celtica partendo dal basso, passando anche da selezioni giovanili e naturalmente dall’Eccellenza, ma sono puntualmente rimbalzati indietro nel campionato domestico, come un ciclista stremato dopo aver compiuto uno scatto al di sopra delle proprie possibilità.

Perché la Celtic League, per tutti e tre, si è effettivamente rivelata una montagna fin troppo alta da scalare, come ci ha spiegato proprio Umberto Casellato in un’intervista rilasciata su queste pagine a marzo: “Un allenatore deve essere allenato, esattamente come accade per i giocatori […] Personalmente, forse non ero adeguato a guidare da capo allenatore una franchigia in Pro12 […] Però faccio una domanda: a me chi ha insegnato ad allenare in Pro12? Ciò che sono come allenatore l’ho soprattutto imparato con risorse mie in Australia, in Nuova Zelanda con Graham Henry”.

 

 

Le ‘nuove’ leve all’opera

Carlo Festuccia (ph. Alex Broadway/Action Images)

Carlo Festuccia (ph. Alex Broadway/Action Images)

Una generazione di allenatori, insomma, non è stata adeguatamente allenata per esserlo, perlomeno non a certi livelli. Difficile dire se il trend cambierà, ma intanto in Eccellenza e in Pro12 sono già in tanti gli ex giocatori delle generazioni successive (per lo più nati tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80) ad essere stati investiti di un ruolo da assistente allenatore. L’ultimo in ordine temporale è stato Marco Filippucci, al Benetton Treviso tra il 2010 e il 2014 e entrato a far parte dello staff tecnico del Mogliano allenato da Federico Dalla Nora. Il nome più altisonante, tuttavia, è senz’altro quello di Carlo Festuccia, legatosi a Reggio come assistente per mischia e touche: l’abruzzese sfrutterà l’occasione in Emilia come “una buona piattaforma per la mia carriera di allenatore, che inizia dopo tanti anni da giocatore in Italia e all’estero“. L’associazione «giocatore di esperienza internazionale=allenatore migliore» non è ovviamente automatica; 54 caps con la maglia dell’Italia potrebbero eccome aiutare, ma il percorso non è certamente scontato.

 

A Treviso, il neozelandese Kieran Crowley dispone di uno staff interamente italiano: c’è Marco Bortolami, la cui competenza nel settore delle rimesse laterali difficilmente può essere messa in discussione, oltre a Fabio Ongaro per avanti e mischia e Ezio Galon per i trequarti. Oltre all’opportunità di lavorare ad un livello più alto rispetto a quello dell’Eccellenza, tutti e tre stanno lavorando a stretto contratto con un head coach che ha alle spalle un’esperienza da allenatore della Nuova Zelanda Under 19 e otto anni alla guida del Canada. Un curriculum tutt’altro che trascurabile, da cui si presume che i tre ex azzurri possano trarre giovamento per il loro futuro professionale. Per quanto riguarda le Zebre, Victor Jimenez si è avvalso dei consigli di Valerio Bernabò per le touche negli ultimi mesi di stagione e chissà che per il seconda linea romano non possa rappresentare l’inizio – un domani – di una carriera da coach.

 

Al Petrarca, invece, Andrea Marcato ha dovuto compiere subito un doppio salto. Complice il mancato rinnovo del contratto di Andrea Cavinato, l’ex mediano d’apertura della Nazionale dirigerà direttamente la prima squadra insieme ad Augusto Allori con un ruolo da allenatore-giocatore; un compito di grande responsabilità, formativo e che sa di scommessa e fiducia. In questo senso, il collegamento tra Seniores e Juniores potrebbe rivestire un ruolo chiave nella formazione di Marcato.

Ce ne aveva parlato il coach della Capitolina Under 18 Fabio Ianni in quest’intervista: “Il grosso segreto (per raggiungere le finali del campionato, nda) è la formazione degli allenatori: facciamo tantissimo lavoro di confronto e aggiornamento tra Seniores e Juniores. La richiesta e le necessità sono continue, non bisogna mai smettere di crescere o pensare di essere arrivati”. Marcato, quindi, potrebbe ritrovarsi a lavorare a stretto contatto con un allenatore navigato come Giuseppe Artuso, che ha condotto il Petrarca alla vittoria del campionato di categoria trionfando in finale proprio contro la Capitolina e che assumerà, dalla prossima stagione, l’incarico di Direttore Generale.

Senza scordare Andrea Masi, che a Londra ha iniziato la sua attività di Academy Coach ai Wasps. Saranno allenatori, e speriamo che un giorno possano dare da tecnici quanto già dato da giocatori.

 

di Daniele Pansardi

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