Interviste Delinquenti, Biagi: non vediamo l’ora arrivi il Sei Nazioni, il nostro è un gran gruppo

Il seconda linea della Nazionale e delle Zebre si racconta ai Delinquenti prestati al mondo della palla ovale

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Una moglie, un neonato e quattro cani: come ci si sente a essere il più grosso di tutti in famiglia ma non riuscire a comandare nulla?
Magari fossero solo quattro i cani. In realtà sono cinque: quattro carlini e un bulldog inglese…

 

Peggio mi sento…
Eh… in casa non conto proprio un cazzo ormai (ride, ndr). Tutto dipende da quello che vogliono fare loro: prima Elisa (la moglie), poi i cani e alla fine la piccola… sono proprio l’ultimo.

 

Uno dei drammi della seconda linea è quello di passare gran parte della partita con la testa fra il deretano del pilone e quello del tallonatore. Quale è stata nella tua carriera in Nazionale la coppia più comoda?Ma questa è una bella domanda… Di solito sono i culi secchi quelli più comodi, culi e cosce secche. A memoria ti dico che uno dei più comodi è Aguero, bello secco, abbastanza comodo. Ma poi alla fine basta che la mischia non vada indietro e stai comodo sempre.

 

Tu sei nato in Scozia, ma ormai sono tanti anni che vivi in Italia. C’è una tradizione o usanza scozzese che hai mantenuto nella tua vita?
Ma in realtà i miei genitori sono tutti e due italiani, sono nato in Scozia ma sono arrivato in Italia da piccolino quindi in realtà sono abituato alle tradizioni italiane più che quelle scozzesi.

 

Come dicevamo prima la tua è una famiglia numerosa:cosa piace fare a Biagi quando è solo e ha tempo libero?
Quando sono solo e ho tempo libero? Che cosa vuol dire? (ride, ndr)

 

Mai eh…
Guarda, anche adesso che mi sono spostato in un’altra stanza ed essere tranquillo per parlare con te, è arrivato Bernard, uno dei carlini, a farmi compagnia. In realtà in casa non si è mai soli, si è soli solo quando si è al raduno.

 

Meno male che hai tirato in ballo il raduno. Lasciando stare il campo, cosa rimane a questa Nazionale di quello appena finito?
Rispetto alla tournée che ho vissuto io siamo stati molto bene. Sono state cinque settimane molto lunghe e siamo stati bene. In passato non è sempre stato così. Non dico che prima non si aveva voglia di tornare, ovviamente tutti vogliono essere in Nazionale, però credo che ora ci sia ancora più voglia di essere in raduno. Stare insieme. Non vediamo l’ora di ritrovarci per il Sei Nazioni. Ora si ha voglia non solo di stare in campo e giocare insieme, ma di fare parte di un gruppo in cui si sta proprio bene.

 

E a te personalmente cosa rimane del raduno?
Considerando il ritiro di Quentin (Geldenhuys, ndr), mi rimane di essere uno dei più vecchi. Mi ha sorpreso Simo Ferrari, non lo conoscevo. Ho giocato con il fratello e conosco il padre ma non avevo mai avuto possibilità di conoscere lui. Veramente un bravo ragazzo. E non sapete quanto mangia a tavola… (ride, ndr)

 

Noi abbiamo un amico in comune, sicuramente lo conosceranno in molti vista la sua aurea mitologica. Ci dici chi è Ennio?
Ennio… è un po’ come la domenica. Arriva sempre. Preciso. Sai che quando giochi in casa apparirà. Che ci siano meno trenta gradi o più cinquanta, il giorno di capodanno o di Natale. Lui non ha famiglia, la sua famiglia è il rugby, siamo noi. Che tu giochi in Serie C2 o in Pro 12 sai che lui sarà sugli spalti a bere delle birre. È il volto del rugby italiano, veramente un mito. Ovunque vai sai che ci sarà un pallone da rugby, delle birre ed Ennio. C’è chi narra che abbia 50 sosia tutti ubriachi e con la barba incolta che girano per i campi d’Italia… (ride, ndr).

 

Quasi due metri di altezza per 116 chili: sei una bella branda.
Beh si, ma c’è chi è messo meglio…

 

Ecco appunto… ti è mai capitato di vedere qualche giocatore e pensare: “Quanto è grosso questo”?
Basta vedere i tongani e i sudafricani… È una cosa strana, quando li guardi sembrano sempre più grossi, più alti e veloci di te… poi ci giochi contro e sì, avevi visto bene (ride, ndr).

 

Però alla fine cadono tutti allo stesso modo…
Cadono tutti, si… più o meno (ride, ndr)

 

Abbiamo lanciato il sondaggio per eleggere il Miglior Delinquente azzurro del 2016. Chi sceglieresti tra Favaro, Campagnaro, Canna, Padovani e Leonardo Sarto?
A me piacerebbe molto l’idea di avere un poliziotto Delinquente per cui dico Canna. Però Simone (Favaro, ndr) sappiamo bene che è un bel delinquente, anche Carlo Canna, per chi lo conosce bene, lo è. Quindi il poliziotto ha il mio voto.

 

Devi rinunciare a qualcosa per far vincere il Sei Nazioni all’Italia. A cosa rinunci?
Guarda quando torno dai raduni Elisa (la moglie) mi dice che sono sempre al cellulare. Per cui rinuncerei al cellulare. Guarda te lo porterei pure a piedi a Roma.

 

Grazie per la pazienza George, salutaci tutta la famiglia, compresi i cani…
Guarda uno è qui. Saluta Andrea, Bernard! (dice rivolgendosi a uno dei quattro carlini).

 

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Dopo aver chiuso la telefonata ci arriva un messaggio su WhatsApp, è Biagi… con Bernard.

di Andrea Papale

 

Le altre interviste delinquenti: Sergio Parisse, Giambattista Venditti, Tommaso Boni.

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