Il Racing 92 licenzia Castro, lui va all’attacco: “Non ho mentito”

“Il contratto è rotto” annuncia il giocatore dopo il caso Las Vegas. Poi ribadisce: “è stato il club che mi ha chiesto di non assistere al match con i Tigers”

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

“Il mio contratto con il club è rotto, ho quindo deciso di uscire dalla mia riservatezza”. Così scrive Martin Castrogiovanni in un comunicato pubblicato in esclusiva su Midi Olympique. La vicenda è quella ormai stranota del party a Las Vegas con alcuni giocatori di calcio del Paris Saint-Germain (Zlatan Ibrahimovic e l’italiano Marco Verratti, tra gli altri) che si erano recati nella città del Nevada per festeggiare la vittoria in Coppa di Lega. Nessun problema in sé, se non che per andare negli USA il pilone azzurro avrebbe detto al club che invece era diretto in Argentina per trovare una nonna malata. Il tutto nel fine settimana in cui in Inghilterra il Racing 92 si giocava la semifinale di Champions Cup contro i Tigers.
Una ricostruzione però contestata dal giocatore, che ha deciso di uscire dal silenzio per “ristabilire alcune verità visto che le dichiarazioni che sono state fatte sono inesatte, cosa che mi ha molto colpito sul piano sportivo e su quello umano”.

 

Cosa dice Castro nel suo comunicato? Dopo aver sottolineato che il Racing 92 “mi ha condannato pubblicamente ancora prima di sentirmi”, tiene a subito a precisare che “non sono la persona descritta e non ho mai voluto danneggiare il mio club che ho sempre sostenuto”.
Ma il punto centrale è un altro, e cioè che la “scusa” della nonna malata è totalmente inventata: “E’ stato detto che ho mentito per non assistere alla semifinale di Champions Cup contro il Leicester a Nottingham il 24 aprile scorso. E’ totalmente falso poiché è stato il club stesso che mi ha chiesto di non assistere al match per ragioni totalmente indipendenti dalla mia volontà. Una richiesta – prosegue Martin Castrogiovanni – che mi è stata fatta all’ultimo momento quando mi apprestavo a partire per l’Inghilterra con i miei compagni di squadra anche se non ero tra i giocatori compresi per scendere in campo. Sono naturalmente in grado di provare questa mia versione e i mie legali sono incaricati di portarle nella contestazione del mio licenziamento”.

 

Castro chiude poi esprimendo il suo disappunto per il comportamento del club: “(…) avrei preferito discutere nel chiuso degli spogliatoi come abbiamo l’abitudine di fare, ma sfortunatamente i miei dirigenti hanno deciso altrimenti e hanno deciso di rilasciare dichiarazioni pubbliche tramite la stampa senza alcun rispetto per la mia persona. Non capisco la mia sospensione e il mio licenziamento che mi hanno isolato dai miei compagni e dai miei allenatori”.
Infine un pensiero al suo futuro, ovviamente oggi molto nebuloso: “questo caso ha colpito anche le persone a me vicine ed è un attacco al mio onore e colpisce la mia immagine, e non sarà senza conseguenze sul mio futuro professionale. Avrei preferito finire la mia carriera in maniera diversa“.
Midi Olympique fa sapere che una procedura giudiziaria è in corso per decidere quale delle due versioni – che non potrebbero essere più diverse – è quella vera. Sullo sfondo il futuro di un giocatore che a 34 anni poteva (può) ancora dare qualcosa al rugby dopo una carriera davvero importante.
Il testo integrale del comunicato di Martin Castrogiovanni:

 

«Je n’ai pas souhaité m’exprimer sur les différentes accusations et déclarations faites à mon sujet depuis près d’un mois par mon club, le Racing 92, qui m’a condamné dès le début publiquement avant même de m’entendre.
Mon contrat avec le club est aujourd’hui rompu, j’ai donc décidé de sortir de ma réserve et de rétablir certaines vérités car les déclarations qui ont été faites sont inexactes, ce qui m’a beaucoup affecté sur le plan sportif et sur le plan humain.
Je ne suis pas celui qui a été décrit et je n’ai jamais voulu nuire à mon club que j’ai toujours soutenu par ailleurs.
Il a été dit que j’avais menti pour ne pas assister à la demi-finale de la Champions Cup contre Leicester à Nottingham, le 24 avril dernier. C’est totalement faux puisque c’est le club lui-même qui m’a demandé de ne pas venir assister au match pour des raisons totalement indépendantes de ma volonté.
Cette information m’a été donnée au dernier moment, car je m’apprêtais à partir avec mes coéquipiers pour l’Angleterre alors que je n’étais même pas prévu dans le groupe retenu sur la feuille de match.
Je suis naturellement en mesure de prouver cela et mon équipe juridique est chargée d’apporter toutes les explications utiles dans le cadre de la contestation de mon licenciement.
Je ne comprends pas l’attitude de mon club suite à mon voyage aux États-Unis, j’aurais aimé en discuter dans le secret du vestiaire comme nous avons pour habitude de le faire. Malheureusement mes dirigeants en ont décidé autrement et ont choisi de faire des commentaires par voie de presse sans aucun respect pour ma personne.
Je ne comprends pas non plus ma mise à pied jusqu’au licenciement qui m’a isolé de mes coéquipiers et de mes entraîneurs, à qui j’aurais simplement voulu dire au revoir.
Je pense aujourd’hui à tous mes proches qui sont également affectés par cette «affaire» qui porte gravement atteinte à mon honneur et ternit mon image, ce qui n’est pas sans conséquences sur mon avenir professionnel.
J’aurais aimé finir ma carrière d’une autre manière et ne pas être traité d’une façon aussi brutale car j’ai toujours vécu pour le rugby qui m’a donné tant de joies et d’émotions.»

 

 

UPDATE ORE 16: Castogiovanni ha pubblicato un lungo post su Facebook che riportiamo di seguito.

 

Alle parole ho sempre preferito i fatti. Ho sudato e ho fatto sacrifici, tutto quello che ho ottenuto nella mia vita me lo sono conquistato e credo che i traguardi che ho raggiunto possano parlare per me.
Alle chiacchiere ho risposto con il silenzio, ma ho letto tante inesattezze che mi hanno ferito come uomo e come giocatore di rugby, e adesso che non sono più un tesserato del Racing è arrivato il momento di fare alcune puntualizzazioni.
Non sono quello descritto in alcune interviste e non ho mai voluto creare dei problemi al Racing 92, anzi ho dato tutto me stesso sin dall’inizio quando ho forzato i tempi di recupero per tornare presto in campo, dopo la delicata asportazione del tumore alla schiena.
Stavo andando a Nottingham con la squadra per la sfida contro Leicester del 24 aprile – anche se non ero stato convocato – e il club all’ultimo momento mi ha chiesto di non partire per motivi totalmente indipendenti dalla mia volontà. Mi ha fatto male leggere che avrei mentito per non partecipare alla semifinale di Champions Cup, io che ho sempre messo il rugby al primo posto e non mi sono mai tirato indietro, nemmeno quando i tacchetti degli avversari mi colpivano sugli zigomi.
Sono molto amareggiato per essere stato subito condannato pubblicamente dal club per il viaggio negli Stati Uniti, senza nemmeno avere la possibilità di discutere né di confrontarmi con loro. Sono stato messo fuori squadra senza poter avere un chiarimento nello spogliatoio con compagni e allenatori.
Per la mia esperienza a Parigi avrei voluto un finale diverso, è stato un anno speciale perché ho dimostrato che si può tornare a giocare nella Top14 e in Champions Cup dopo un’operazione complessa, e per me scendere di nuovo in campo è stato un po’ come rinascere.
Avevo immaginato di finire con un giro di campo e il saluto dei tifosi che mi hanno sostenuto nelle battaglie. Purtroppo non sarà così.

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