Sei Nazioni: le pagelle delle sei squadre al termine dell’edizione 2016

Il torneo che segue i Mondiali porta sempre importanti indicazioni. Alcune positive, altre decisamente negative

ph. Henry Browne/Action Images

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L’edizione 2016 del Sei Nazioni è andata in archivio con la splendida vittoria finale dell’Inghilterra targata Eddie Jones, che dopo un bruttissimo Mondiale è subito tornata tra le grandi di Ovalia (successe anche al Galles nel 2008 dopo la RWC 2007). Quanto visto in campo nelle ultime settimane ha dato parecchie indicazioni soprattutto per come le squadre sono arrivate all’appuntamento uscendo dalla Coppa del Mondo: Inghilterra e Francia con nuovi staff, la Scozia con il morale alto, Irlanda e Italia con le ossa (e i giocatori) più o meno rotti, e il Galles… che fa sempre il Galles!

 

Inghilterra: subito dopo il Mondiale più disastroso di sempre arriva una delle vittorie più belle, con tanto di Grande Slam. Dietro c’è indubbiamente il lavoro di Eddie Jones. Senza rivoluzionare la squadra come invece ha fatto da Novés, senza stravolgere il piano di gioco ma aggiungendo di volta una giocata, un movimento (vedi il loop di Billy Vunipola che ha portato alle marcature di Nowell contro Scozia e Italia) e un giocatore (Itoje, la seconda linea necessaria nel rugby di oggi che va oltre e ricicla aprendo la difesa), ha saputo dare confidenza ad una squadra e ad un intero movimento usciti a pezzi dalla RWC, dando fiducia al cattivo Hartley e mettendo pressione agli avversari di giornata fin dalla conferenza stampa del giovedì. Ma non dimentichiamo che dietro c’è il lavoro di uno staff egregio: gli avanti di coach Borthwick hanno costruito i cinque successi, dominando fisicamente tutti i rivali e imponendosi in fase di conquista (complessivamente 93% in mischia e 90% in rimessa). Voto 8.

 

Galles: conoscete il gioco di Gatland? E allora difendetelo per ottanta minuti… Dopo una grande Coppa del Mondo è arrivato un torneo in cui i Dragoni sono usciti a testa altrettanto alta, grazie anche alla ritrovata coppia di centri Roberts-Davies e North. Poi certo, la profondità fa tutta la differenza del mondo: con questi Williams e Davies chi rimpiange Halfpenny e Webb? Voto 7+.

 

Scozia: due vittorie contro Francia e Italia e tre sconfitte, due delle quali sotto break. Il torneo della squadra di Cotter non può che essere giudicato in modo positivo ed è figlio di quanto seminato alla Rugby World Cup, da cui Laidlaw e compagni sono evidentemente che usciti con molta più sicurezza. Spesso della Scozia sono stati evidenziati i giri a vuoti e il dato sui turnover è chiarissimo: 12 complessivi nelle due partite vinte, 46 nelle tre perse (più di 15 a partita). Comunque il gruppo c’è e i singoli anche, a partire da Hogg e in generale da una linea veloce capace di rendersi pericolosa. Voto 7.

 

Irlanda: due vittorie, un pareggio e due sconfitte non possono essere soddisfacenti per la squadra che puntava ad uno storico terzo successo consecutivo. Coach Schmidt ha dovuto fare i conti con diversi infortunati, ma la cerniera Murray-Sexton resta una delle più competenti e la linea veloce è di quelle da far invidia. Ma lì davanti è mancato qualcosa, a partire forse dalla leadership di Paul O’Connell. Voto 6.

 

Francia: Guy Novés ha fatto l’opposto di Eddie Jones. Formazione spesso cambiata, uncapped e novità. Purtroppo per i Bleus anche il risultato è stato opposto rispetto a quello raggiunto Oltremanica. Dell’antico spirito transalpino se ne è visto gran poco e la prestazione migliore è arrivata contro l’Irlanda proprio nella partita delle cinque giocata in modo meno “francese”. Senza chili e collisioni non si va da nessuna parte. Voto 5.

 

Italia: dopo la bella partenza di Parigi la situazione infermeria è drasticamente peggiorata e coach Brunel nel corso del torneo ha dovuto rinunciare a Campagnaro e Canna, i due uomini più in forma. Ma sono davvero poche le cose da salvare, nemmeno mischia ordinata e terza linea, fasi in cui spesso siamo stati competitivi ma dove ora soffriamo il ricambio (soprattutto tra i flanker, anche se Ruzza e Jacopo Sarto fanno ben sperare). La cosa peggiore è che in almeno tre occasioni gli azzurri sono usciti non solo sconfitti ma anche battuti. Voto 4.

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