Nick Mallett, Moretti, Moscardi e Dallan: tributo a Mauro Bergamasco

Onugby ha raccolto le testimonianze di chi ha condiviso con il terza linea azzurro diciotto anni di grande carriera

Ph. Sebastiano Pessina

Ph. Sebastiano Pessina

Sabato 9 maggio, Stadio Lanfranchi di Parma, ore 20:35 circa (sostituzione e TMO più, TMO o meno). Queste le coordinate spazio/temporali per vedere Mauro Bergamasco uscire per l’ultima volta da un campo di rugby italiano indossando la maglia di un club. Il terza linea padovano, classe 1979, chiuderà infatti tra due settimane a Cardiff la sua carriera. Dopodiché, l’unica maglia con cui lo vedremo in azione sarà (molto probabilmente) quella azzurra, per terminare alla grande sul palcoscenico della Rugby World Cup, il più prestigioso di tutta Ovalia.

Quale il modo migliore per parlare di un grande campione, divenuto simbolo del rugby italiano in termini di riconoscibilità e professionalità? Citando le sue impressionanti cifre, certamente (due scudetti italiani, due titoli francesi partendo titolare in finale, 102 caps con l’Italia, titolare in una finale di Heineken Cup), ma anche raccogliendo i ricordi e le testimonianze delle persone con cui ha condiviso i suoi diciotto anni di carriera.
Con Andrea Moretti abbiamo parlato degli esordi a Padova, mentre Denis Dallan e Alessandro Moscardi ci hanno raccontato l’esperienza di Bergamasco nella forte Benetton dei primi anni Duemila e del ricordo che ha lasciato negli ex compagni di squadra. Dei tanti e importanti anni allo Stade Francais ci hanno invece parlato lo stesso Denis Dallan, per una stagione in riva alla Senna, e Nick Mallett, coach dei parigini tra il 2002 e il 2004 e che ritroverà Bergamasco durante il periodo da allenatore dell’Italia. Tante e diverse testimonianze, accomunate tutte da un medesimo ricordo: quello della professionalità e della forte etica del lavoro che da sempre hanno ispirato il terza linea padovano.

 

Petrarca Padova (1997-2000) e Aironi (2011/2012)
Andrea Moretti: “Già da allora si capiva che tipo di giocatore era. Lo chiamavamo l’ipercinetico perché non stava mai fermo. Correva molto, aveva un sacco di energia e questa è la caratteristica che ha poi affinato, divenendo una tra le terze linee più mobili. Dopo diverse stagioni ci siamo rivisti l’ultimo anno degli Aironi, quando ero assistant coach. Veniva da tanti anni in Top14, ma da subito si è dimostrato un grande professionista, disponibile e rivolto al sacrificio. Si è ambientato subito, anche perché ritrovava tanti compagni di Nazionale. Ha fatto una scelta e l’ha portata avanti con determinazione, senza mai tirarsi indietro e dimostrando grande serietà e senso del lavoro”.

 

Benetton Treviso (2000-2003)
Alessandro Moscardi: “Mauro è sempre stato un giocatore talentuoso, con grandi mezzi atletici. Partiva da una base molto alta come potenzialità, che associate a determinazione, carattere, orgoglioso e generosità hanno contribuito alla sua carriera. Ricordo grandi qualità atletiche, ma anche mentale e caratteriali. Tanti valori ci hanno accomunato con tutti i giocatori, ma con lui in particolare, a partire dalla visione del rugby e del modo di approcciarlo. Di lui apprezzo anche la tempistica di questa sua decisione. Negli ultimi anni non deve essere stato facile riuscire a gestire tutte le diverse spinte e gli stimoli dall’esterno. Al di là di questo, è un patrimonio importante, e speriamo possa mettere il suo vissuto ed esperienza a disposizione del movimento , cosa che altri come me non hanno fatto o potuto fare per motivi diversi.
La Benetton di fine 1999 ed inizio anni Duemila era basata su una grande amicizia ed attaccamento oltre che sulla condivisione di valori, ed eravamo già in un periodo in cui il senso di appartenenza alla maglia e al club poteva in parte essere influenzata da altri aspetti. Sono stati anni stupendi, anche di traguardi importanti , oltre che di amore per questo gioco e il  piacere di stare assieme”

 

Benetton Treviso e Stade Français (2003-2011)
Denis Dallan: “Io e Mauro ci conosciamo dai tempi dalla Nazionale Under 17, si può dire che rugbisticamente siamo cresciuti insieme. Di lui ho più che un ricordo, è una condivisione a 360°. Ho grande stima nei suoi confronti, lo considero l’emblema e il prototipo del rugby italiano. E’ la figura del giocatore professionista che dedica la vita alla sua grande passione, che del resto è il suo lavoro. Da sempre è stato proiettato all’idea di un rugby avanzato, anche per educazione familiare. Professionalità, dedizione e impegno sono parte del suo DNA. Se penso ad una persona che rappresenta l’impegno, la disponibilità, e la volontà di raggiungere un obiettivo, penso ad una persona come Mauro.
Siamo sempre stati molto legati, in campo e anche fuori, e tutto si è cementato in quell’esperienza a Treviso. Quella Benetton era un grande gruppo: vincemmo due scudetti e un blocco consistente di noi giocò nel Sei Nazioni. Per quanto riguarda l’esperienza allo Stade Francais, Mauro mi ha aiutato molto ad integrarmi, in campo ma anche fuori. Credo proprio ricordi ancora come pronunciavo il francese con il mio accento veneto. Mi sono fermato un solo anno a Parigi, ma per quanto ho imparato è come fossero stati sette”.

 

Stade Français e Nazionale italiana (1998- ?)
Infine, abbiamo raggiunto anche l’ex coach dell’Italia Nick Mallett, che ha allenato Bergamasco non solo in azzurro, ma anche allo Stade Francais tra il 2002 e il 2004.
Che giocatore era Bergamasco ai tempi dello Stade?
Lo ricordo pieno di entusiasmo e con una grande etica del lavoro. Era veloce, in forma e coraggioso. Un grande openside flanker. Ricordo ancora la sua meta contro Tolosa nella stagione in cui vincemmo il Top16, con l’offload a Stephan Glas dopo una touche a cinque uomini. Quella meta ci permise di qualificarci per la semifinale.
Durante la tua guida della Nazionale, in cosa è soprattutto migliorato?
A volte concedeva calci di punizione non necessari. Credo che durante la mia gestione abbia lavorato molto sotto questo aspetto.
Che idea ti è rimasta di lui?
Passione, coraggio, velocità, impulsività ma anche onestà. Una gran terza linea, probabilmente non un gran mediano di mischia. Mauro in quell’occasione ebbe il coraggio di accettare la sfida e dare il contributo alla maglia azzurra a cui tanto teneva.

 

Nel filmato, un tributo a Mauro Bergamasco con alcune tra le azioni più belle della sua carriera.

Di Roberto Avesani

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