Sei Nazioni, l’Irlanda ci giudica: “Non siete cresciuti quanto avreste dovuto”

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti irlandesi di giudicare il percorso azzurro nel torneo. E anche BOD dice la sua.

Irlanda-Italia, Sei Nazioni 2014

DUBLINO Quindici anni fa l’Italia debuttava nel Sei Nazioni con una clamorosa vittoria sulla Scozia in un Flaminio nel quale i tifosi scozzesi erano più o meno quanti gli italiani. Domani (sabato 7 febbraio) l’Italia inizia il Sei Nazioni 2015 all’Olimpico davanti ad almeno 60mila persone, con 7.000 irlandesi previsti. Il movimento dunque è cresciuto. Sì, ma quanto? E in che modo? Alla vigilia del primo Italia-Irlanda senza BOD (anche il centro irlandese debuttò nell’edizione 2000) abbiamo fatto questa domanda ad alcuni giornalisti dell’isola di smeraldo: “Considerato dove l’Italia era nel 2000, pensate che possa essere soddisfatta del proprio livello attuale?”. Le risposte sono affettuose ma chiare: dal punto di vista tecnico non ci siamo.

 

David Kelly, capo analista sportivo dell’Irish Independent: “L’Italia era molto forte negli anni ’90, quando sconfisse l’Irlanda tre volte, ottenne altri importanti successi e si garantì il diritto di entrare nel Sei Nazioni. La vittoria nella prima partita contro la Scozia nel 2000 fece credere tutto il rugby europeo che l’Italia sarebbe stata competitiva fin da subito, invece non è stato così. Da allora il numero dei tifosi è cresciuto esponenzialmente, basta vedere che da alcuni anni si gioca in uno stadio che contiene più del doppio degli spettatori del Flaminio ed è spesso pieno. Anche sabato leggo che ci saranno almeno 60mila persone. Però dal punto di vista tecnico i risultati di nazionale e franchigie sono deludenti: lo vediamo anche in Pro 12 e Heineken cup. Quindi la risposta è che per quel che riguarda i risultati, il movimento non può essere contento.
La cosa è ancora più grave se si pensa che non sono certo mancati i mezzi economici. Il Sei Nazioni porta molti soldi alle federazioni, quindi non posso non pensare che quel denaro sia stato speso male. Una cosa da fare secondo me è seguire l’esempio dell’Irlanda per quel che riguarda i contratti: tutti i giocatori migliori devono essere in Italia e le due franchigie devono diventare competitive.
Poi forse occorre ribaltare il concetto economico. Mi spiego: come in economia c’è una scuola di pensiero chiamata trickle down secondo la quale dando soldi ai ricchi, anche i poveri ne beneficeranno, così forse anche il rugby italiano pensa forse troppo al vertice del movimento. Lo dico perché per anni l’Irlanda ha fatto lo stesso errore. Bene, forse è ora di iniziare a investire a un livello più basso, per avere una quantità maggiore di giocatori forti (Vittorio Munari dice la stessa cosa nell’ultima puntata del tinello, ndr). In questo momento ci sono quattro nazioni che lottano per la vittoria nel Sei Nazioni, sono poche”.

 

Tadhg Peavoy, the42.ie: “Se fossi un tifoso italiano di rugby non sarei contento di quello che l’Italia ha fatto fino a adesso. Nelle 15 edizioni del torneo fin qui disputate sono troppo poche le volte che gli azzurri hanno evitato l’ultimo posto, anche se dal 2000 alcuni miglioramenti ci sono stati. Credo però che il movimento debba guardare avanti, in particolare ai prossimi 10 anni. Indico questo periodo perché, ricordiamolo, la Francia ha vinto il primo Cinque nazioni a 25 anni dal proprio ingresso. Ecco, nei prossimi 10 anni l’Italia deve diventare competitiva e, volendo fissare un obiettivo intermedio, nei prossimi cinque dovrebbe arrivare almeno una volta nelle prime tre.
Se guardo al rugby irlandese e a cosa sta facendo, penso che l’Italia potrebbe ispirarsi all’organizzazione delle accademie. I ragazzi migliori di 15/16 anni vengono affidati a tecnici di alto livello, questo è uno dei motivi per cui adesso l’Irlanda riesce a produrre molti giocatori di alto livello, pur non avendo una grandissima base di giocatori. L’Italia sembra non riuscire a creare grandi giocatori con continuità. Io ricordo che l’Italia era fortissima negli anni ’90: quella squadra sarebbe arrivata più di una volta nelle prime tre del Sei nazioni se vi fosse già entrata. Oggi vedo Campagnaro e Allan come giocatori emergenti, ma agli azzurri servono Troncon e Dominguez”.

 

Questi i due pareri da noi raccolti. Sull’Irish Times invece è John O’Sullivan a analizzare pregi e difetti della squadra azzurra dal punto di vista storico: “Il miglior giocatore che l’Italia ha avuto è Dominguez, che è un argentino. Dopo l’ottimo Sei Nazioni 2013 con le vittorie su Francia e Irlanda e la grande gara aTwickenham, nel 2014 la prestazione è stata pessima. Quest’anno che Italia sarà: il trattore Lamborghini del 2014 o la Lamborghini Countach del 2013? È più probabile che sia il primo. Coach Jacques Brunel ha ampliato i modelli di gioco rendendo gli azzurri una squadra migliore, ma appunto non ha del tutto risolto l’enigma del numero 10, che continua a ostacolare i loro progressi. Dopo Dominguez la Federazione ha fatto ad alcuni giocatori delle offerte che non potevano rifiutare, salvo poi pentirsi che le avessero accettate”.

 

Infine lui, BOD, che rispondendo a una lettera sul quotidiano inglese Evening Standard pubblicata mercoledì dice: “L’Italia non è abbastanza forte in profondità per essere competitiva nel torneo e deve ampliare la propria base di giocatori. Ci vorrà tempo primo che accada”.

di Damiano Vezzosi

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