Jacques Brunel tra minirugby, coppe europee e mischie che verranno

Alla presentazione di “Rugby nei Parchi” c’era anche il ct azzurro. OnRugby ha fatto una chiacchierata con il tecnico francese

ph. Sebastiano Pessina

Di “Rugby nei Parchi” ieri vi abbiamo ampiamente raccontato e con OnRugby in qualità di media-partner per il web dell’evento ne sentirete ancora parlare in lungo e in largo. Alla presentazione ufficiale di Palazzo Marino ospite d’eccezione è stato il ct della nazionale Jacques Brunel, con cui abbiamo scambiato qualche chiacchiera lasciando per una volta gli azzurri sullo sfondo. Anche se alla fine il tema è comunque saltato fuori.

 

Cominciamo da “Rugby nei Parchi”…
Manifestazioni così servono. Tanto. Ce ne vorrebbero di più. E’ una maniera interessante di sviluppare e diffondere il rugby . E’ importante che bambini e ragazzini si avvicinino alla nostra disciplina, che imparino i rudimenti e le regole-base, ma il nostro vero tesoro sono i valori: il rispetto per i compagni, per l’avversario, il rispetto per le regole e per l’arbitro. Il rispetto per se stessi. Questa è la cosa più importante, i valori. Dobbiamo proteggerli e trasmetterli ai più piccoli per far sì che li imparino e li facciano propri. Non c’è un’età “giusta” per iniziare: 6 o 7 anni, oppure 12… Non è così importante”.

 

Hai mai allenato dei bambini? Ti sei mai dedicato da allenatore al minirugby?
No, mai. Ho allenato U18 e U16, ma bambini e ragazzini mai. Credo sia un lavoro difficilissimo, tanto. Ho grande rispetto per chi lo fa.

 

Tempo fa in una intervista avevi detto che una cosa che una delle differenze tra Francia e Italia è la mancanza qui da noi di una vera e propria cultura sportiva
Sì, poi è stato messo l’accento soprattutto sulla mancanza di strutture. E’ vero che in Francia le scuole sono messe un po’ meglio ma non così tanto. No, la vera differenza è nell’approccio allo sport. In Francia quasi tutti i ragazzi fanno qualcosa dopo la scuola, qui meno. Ma basta guardare la differenza che c’è nello sport di alto livello oggi e di qualche anno fa: il numero di campioni veri italiani è diminuito,  una volta ce n’erano di più.

 

Tornando al rugby giocato, lo scorso fine settimana si sono giocati i quarti di finale delle coppe europee: c’è qualche squadra che l’ha colpita particolarmente?
In Heineken Cup Clermont e Tolone. Vincerà una francese, una di queste due. Sono fortissime. Saracens e Munster sono grandi squadre ma quelle due hanno qualcosa in più. In finale vanno loro.

 

E in Challenge Cup?
Mi hanno colpito Perpignan e Biarritz, sono due ottime squadre che hanno giocato davvero bene. Certo che a differenza di Tolosa e Gloucester (le due squadre che hanno rispettivamente affrontato, ndr) per loro vincere il trofeo è l’unico modo per rimanere nell’Europa che conta: Biarritz è tagliata fuori dalla lotta per i play-off, Perpignan ha qualche speranza ma la vedo difficile… Però è una grande squadra.

 

Una grande squadra dove nello staff tecnico lavora anche un certo Giampiero De Carli: possibilità di rivederlo in azzurro ce ne sono?
E’ molto bravo, sta facendo un grande lavoro. Sono appena stato in Francia e ci siamo visti. Mi ha detto che nel Top 14 si lavora tantissimo, che c’è un sacco di pressione. Io ridendo gli ho detto che era abituato bene, che è sempre stato in vacanza… Se verrà da noi? Non lo so, ora lavora a Perpignan, ha un accordo con loro. Vedremo, non posso dire nulla.

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